Sagem M1 Puma Phone

Si tratta di uno smartphone con schermo touchscreen che si alimenta tramite i pannelli solari posti sul retro, marchiato Puma, che dispone di una serie di servizi dedicati, di applicazioni e di contenuti integrati (contapassi, GPS tracker, cronometro, eccetera) e scaricabili dal sito puma.com. Questi pannelli fotovoltaici sono, in realtà, uno strumento di alimentazione extra, per fornire un supplemento di energia al dispositivo quando non è possibile collegarlo alle fonti tradizionali.

Caratteristiche Tecniche del PUMA Phone

  • Batteria solare integrata con indicatore di carica
  • Touchscreen: schermo da 2.8 pollici con 240 x  320 risoluzione QVGA con grandangolo
  • Fotocamera: 3.2 mega pixel con LED flash e zoom x6  e abilitazione Bluetooth per condividere le immagini
  • Video: videocamera VGA, riproduzione video full screen, video recording e streaming, progressive video download
  • Musica: lettore di più  formati music files, supporto playlist e radio FM
  • Sistema GPS, bussola, geotagging, routing e mappe pre-caricate
  • Sport: Contapassi, GPS tracker e cronometro
  • Internet: internet browser e WAP Push
  • Messaging:MMS e SMS, mobile email client e mobile web mail notification, istant messaging
  • Connettibile alle reti HSPA, W-CDMA/EDGE/GPRS/GSM, Bluetooth, USB 2.0
  • Durata: fino a 5 ore di chiamate, 350 in stand-by, 140 minuti di video chiamata, 24 ore di music player e 5 ore di video player
  • Dimensioni e peso: 115gr, 102mm x 56mm x 13mm

Il telefono riceve anche il segnale radio FM; nella confezione di vendita è inoltre inclusa una memoria microSD da 2 GB.

via | Sagem-M1-Puma-Phone-anteprima

Bici in città e pale eoliche: così si vince la sfida verde

A Brema, a differenza che a Roma o Milano, sanno che se togli le auto e non vuoi che la città si fermi devi offrire qualcosa in cambio. Tipo più mezzi pubblici, più piste ciclabili, più car sharing. Una politica a tre punte che nel 2008 ha fatto registrare, per la prima volta, un’inversione di tendenza: il numero delle macchine ha cominciato a diminuire (-1,6%) nonostante un lieve aumento della popolazione (+0,2%). Ma il vero vincitore, in questa guerra di spostamenti decimali, è stato il trasporto pubblico che ha segnato una crescita del 3,6%. È uno dei casi di eccellenza raccontati in "La corsa della green economy. Come la rivoluzione verde sta cambiando il mondo" di Antonio Cianciullo e Gianni Silvestrini (Edizioni Ambiente, 201 pag., 14 euro). Il libro, scritto dall’inviato di Repubblica assieme a un ricercatore del Cnr, fa una vasta rassegna internazionale di come la corsa all’innovazione ecologica sta cambiando sia i connotati delle città più avvertite che quelli di molte aziende. C’è l’ennesima conferma della civiltà scandinava, con il primato di Stoccolma dove una fermata di trasporto pubblico non è mai più lontana di trecento passi. Come se non bastasse, se il tram non passa entro venti minuti, il passeggero mancato ha diritto a prendere il taxi gratis. Quando si dice trattare il cittadino come un cliente.
Oppure la scoperta del record di Friburgo, dove ci sono più biciclette che abitanti e sulle strade vige la regola dei terzi: un terzo alle bici, un terzo ai mezzi pubblici e un terzo alle auto. Qualità della vita a parte, la rassegna si occupa anche della qualità del capitalismo. L’americana Firstenergy, per dire, invece di investire 380 milioni di dollari in una centrale a carbone esistente ha preferito metterne 200 milioni su un impianto a biomassa. Tra il passato remoto e il futuro prossimo non ha avuto dubbi su dove puntare. Lo stesso non si può dire dell’Italia, con il suo discusso ritorno al nucleare.

"Una scommessa azzardata anche sul piano economico" la definisce Maurizio Ricci, giornalista di lungo corso a Repubblica, nel suo "Atlante ragionato delle fonti di energia rinnovabili e non" (Muzzio editore, 176 pag., 19 euro). Una serie di illuminanti reportage alle radici dell’energia. Da quello che rimane dei super-pozzi di petrolio, dall’Arabia Saudita allo Yucatan, a quello che sarà delle promesse più pubblicizzate, dall’idrogeno alle biomasse. "Da una parte ci sono gli alti costi" spiega Ricci, che ha visitato le centrali atomiche più moderne del mondo, "dall’altra resta il fattore sicurezza. Il rischio che qualcosa vada storto è basso ma in quel caso i danni sarebbero altissimi e, per definizione, mondiali, che non si fermano alle frontiere. Tantopiù che non esiste ancora un vero organismo di controllo internazionale: perché l’Aiea intervenga deve essere invitata da un governo". Alternative verosimili, non buone solo per il libro dei sogni del buon ecologista? "Intanto bisogna puntare sull’efficacia della rete. Perché è vero che né il sole né il vento, in un determinato luogo, ci sono sempre ma è anche vero che da qualche altra parte, in quel momento, splenderà e soffierà. Il trucco, quindi, è fare una rete abbastanza vasta e intelligente per prendere l’energia da dov’è e distribuirla dove serve, in un flusso il più possibile costante. È quello, ad esempio, che fa il progetto Desertec che vuole far arrivare l’energia prodotta in Africa in Europa". Se c’è una cosa che non lo convince, tra le applicazione rinnovabili più reclamizzate, è l’auto a idrogeno. "Perché prendere elettricità per creare idrogeno da cui estrarre elettricità?", si chiede uno degli esperti che ha intervistato. "Con 100 chilowattora di elettricità un’auto elettrica fa 120 chilometri, una a idrogeno 40". Insomma, meglio evitare giri inutili per costosissime fuel cells e attaccarsi direttamente alla corrente.
Nel frattempo i Paesi più orientati al futuro preparano ambiziosi cambi di guardia. Entro dieci anni, ora è il libro di Cianciullo la fonte, le fonti rinnovabili in Germania supereranno il settore automobilistico quanto a fatturato. E nel mondo gli impianti eolici creati nel 2009 hanno prodotto più energia delle centrali atomiche installate negli ultimi cinque anni. Risultati che non arrivano per caso. Nei pacchetti di stimolo per rivitalizzare l’economia c’è chi ha preso la quota verde sul serio e chi no. In Cina hanno investito il 37,8% in quel settore. In Germania il 13,2. In Italia l’1,3. Se ci impegniamo un decimo, poi non possiamo pretendere chissà che.

via | Repubblica.it

Appello dei docenti universitari contro il nucleare

nucleare

A chi preferite credere, ai politici o agli scienziati? Un gruppo di docenti universitari e ricercatori ha pubblicato l’appello “Perché l’Italia non deve tornare al nucleare e deve invece sviluppare le energie rinnovabili”.

Sul web si sono aggiunte migliaia di firme di altri docenti universitari e ricercatori. Le firme di noi comuni mortali vengono raccolte separatamente: e sono già legioni.

L’appello è diretto ai candidati alla presidenza delle Regioni, ed elenca i motivi ecologici ed economici che rendono sbagliata la scelta nucleare.

Secondo gli scienziati, la corretta politica energetica italiana deve basarsi anzitutto sulla riduzione dei consumi (eliminazione degli sprechi, efficienza energetica) e poi sullo sviluppo dell’energia solare e delle altre energie rinnovabili.

Dicono che i costi delle energie rinnovabili scenderanno certamente nei prossimi 10 anni, mentre i costi del nucleare sono non ben definiti e destinati ad aumentare, e “la costruzione delle centrali, se mai inizierà, dovrà essere molto probabilmente sospesa perché fra dieci anni il nucleare non sarà più economicamente conveniente”.

E poi, i soldi investiti nelle energie rinnovabili oggi possono “cominciare a produrre energia e a contribuire all’indipendenza energetica in pochi mesi. Nel caso del nucleare, invece gli enormi investimenti di oggi porteranno a produrre nuova energia nel migliore dei casi tra dieci o quindici anni”.

L’energia elettrica prodotta col nucleare è in diminuzione netta nel mondo, si legge nell’appello degli uomini di scienza, “semplicemente perché non è economicamente conveniente in un regime di libero mercato”. Infatti nessuna impresa privata è disposta ad investire quattrini nel settore a meno che lo Stato (cioè i contribuenti) non si faccia carico dei costi nascosti (gestione delle scorie, dismissione degli impianti, assicurazioni), o a meno che lo Stato non garantisca ai produttori di energia nucleare consumi alti e prezzi alti, a svantaggio dei cittadini.

L’appello contro il nucleare sfata poi vari miti: l’atomo non contribuisce all’indipendenza energetica (non c’è uranio in Italia) e non è ad emissioni zero di gas serra: l’estrazione e il trattamento dell’uranio sono basate sui combustibili fossili, così come la costruzione e la dismissione delle centrali.

I problemi di sicurezza non sono stati eliminati, le scorie e il decommissionamento degli impianti costituiscono un’eredità avvelenata che si accolla ai posteri sperando che se la sbroglino in qualche modo.

Aumentare produzione e consumo di energia significa “correre verso il collasso economico, ecologico e sociale”, dicono i ricercatori. Bisogna imparare ad usare meno energia (isolamento termico degli edifici, trasporti pubblici…) e ad usarla meglio.

Così parlano gli scienziati. I politici di governo ci promettono meraviglie atomiche. Voi a chi preferite credere, ai politici o agli scienziati?

Su energia per il futuro l’appello degli scienziati contro il nucleare

via | Blogeko

La luce in camera? Lasciatela accesa

E’ guerra all’eco-chic, l’ambientalismo da ricchi. La battaglia non viene sferrata dalla destra conservatrice ma da una nuova corrente di "pensiero sostenibile". È una generazione di guru verdi più in sintonia con la maggioranza della popolazione.
Parla ai colletti blu, al ceto medio impoverito dalla recessione, agli immigrati. Cioè quel 69% della popolazione Usa che fugge dai prodotti con l’etichetta "bio" perché troppo cari, un lusso per privilegiati. No, non è vero che fare la spesa eco-compatibile deve costare caro. Questa nuova tendenza ha il suo decalogo: dieci principi da seguire, capovolgendo i luoghi comuni dell’ambientalismo tradizionale.
Zaccai Free, 37 anni, autore di libri per bambini, è uno degli esponenti della nuova tendenza. "Adottare uno stile di vita meno distruttivo per il pianeta – dice – non significa andare in cerca di alimenti cari e prodotti per la casa che costano il doppio". Glenn Croston, autore di "Starting Green", è altrettanto severo con le mode che hanno trasformato il consumo sostenibile in un salasso per i bilanci familiari. "Basta con l’eco-lusso – dice Croston – ci sono scelte quotidiane che si possono fare per proteggere il pianeta e il futuro dei nostri figli, risparmiando".
Sotto tiro ci sono le élite progressiste, che hanno trasformato le scelte responsabili in una moda sofisticata. I venture capitalist di San Francisco con le ville coperte di pannelli solari e l’auto elettrica da 200.000 dollari in garage. Gli abitanti dell’Upper West a Manhattan che affollano Whole Foods, il supermercato tutto-bio che sembra una gioielleria. Uno snobismo dagli effetti dissuasivi sul resto della popolazione. "Secondo un’inchiesta di Grail Research – rivela il Washington Post – oltre i due terzi degli americani associano i prodotti "verdi" con un prezzo irraggiungibile per il loro potere d’acquisto".

All’americano medio – col mutuo da pagare, le rate sull’automobile, la fatica per arrivare a fine mese – si rivolge invece Shel Horowitz, l’autrice di "Painless Green" ovvero l’ambientalismo indolore. Un elenco di consigli per "aiutare l’ambiente, ridurre il nostro impatto sul cambiamento climatico, tagliare le spese e migliorare la qualità della vita". Consigli semplici alla portata di tutti. Alcuni ci riportano alle abitudini di vita dei nostri nonni. Usare i ventilatori invece dell’aria condizionata. Riscaldarci meno d’inverno, a costo di indossare il maglione in casa. Lavare le finestre con il semplice alcol. Chiudere il rubinetto dopo aver inumidito lo spazzolino o la lametta da barba, anziché lasciar scorrere l’acqua. Altri sono suggerimenti hi-tech: installare i nuovi apparecchi che interrompono la corrente quando non stiamo usando la tv o il computer, o le docce ad alta efficienza che riducono di quattro litri al minuto l’erogazione d’acqua senza che ce ne accorgiamo.
Con un’attenzione rigorosa ai costi, il decalogo del nuovo ambientalismo sottopone a un esame severo tutti i vecchi miti del pensiero "sostenibile". Stabilisce quali regole restano valide e quali vanno abbandonate. Partendo da ciò che ci sembra più ovvio. Dobbiamo spegnere sempre la luce quando usciamo da una stanza? Sbagliato, se abbiamo installato le nuove lampadine compatte fluorescenti: accendendo e spegnendole troppo spesso la loro vita si accorcia. E non è vero che costino più care, sulla bolletta elettrica pesano il 25% delle lampadine tradizionale.
Al supermercato è giusto fare la spesa orientandosi sulle "etichette verdi"? Spesso è sbagliato, per gli scarsi controlli su quei certificati. Installare pannelli solari? Prima fate isolare l’abitazione per evitare le fughe di calore, è molto più efficace. Comprare prodotti biodegradabili per ridurre l’accumulo nelle discariche? Quasi sempre è inutile, i prodotti che si proclamano tali non si decompongono abbastanza rapidamente. Molto meglio ridurre gli sprechi, per dare un contributo immediato all’emergenza rifiuti.
Comprare un’auto ibrida? Mezzi pubblici e bicicletta restano molto più verdi, e ovviamente meno cari. Vale la pena spendere dal 20% al 40% in più comprando dall’agricoltura biologica, perché sono più sani e più nutrienti? Il sovrapprezzo è giustificato in alcuni prodotti come pesche, mele, mandarini, lattuga, uva. Non vale la pena invece per quella frutta e verdura che anche nell’agricoltura tradizionale ha una bassa intensità di sostanze chimiche inquinanti: dal cavolo al pomodoro. Comprare dall’agricoltura locale per ridurre le emissioni di CO2? In realtà il trasporto contribuisce all’11% delle emissioni carboniche dell’agricoltura, il resto è legato ai metodi di produzione. Molto meglio, sia per la salute che per il portafoglio, ridurre il consumo di carne rossa perché l’allevamento di bovini è ad alta intensità di consumo energetico.
I nuovi comandamenti hanno un principio in comune. Ridimensionare anche di poco i nostri consumi, ha un impatto sull’ambiente molto più benefico che la rincorsa alle mode dei prodotti verdi.

via| Federico Rampini su ‘Repubblica’

Una centrale per ogni famiglia (di Michele Serra)

Circa il 15 per cento degli elettori che nel 1987 votarono contro il nucleare sono ormai deceduti, dunque la consultazione va considerata nulla. Con questa motivazione il governo ha sgomberato il campo da un’inutile disputa, dando il via al piano per le nuove centrali nucleari.

Centrali francesi
Berlusconi ha acquistato dalla Francia quattro centrali nucleari di terza generazione, con la formula ‘usato sicuro’. A ogni centrale verrà allegato il libretto di istruzioni in francese. In omaggio un impianto hi-fi, con sirene d’allarme d’autore (Gilbert Becaud e Charles Trenet, prediletto da Berlusconi). Le quattro centrali verranno smontate dagli attuali siti d’Oltralpe: i bulloni arrugginiti verranno trattati con lo Svitol. Tutti i pezzi saranno numerati, trasportati attraverso il Monginevro da un corteo di elefanti nel corso dell’operazione ‘Memorial Annibale’, infine rimontati insieme agli altri pezzi in quattro siti italiani. A Caorso, dato il costo eccessivo dello smantellamento dell’attuale centrale, la nuova centrale verrà sovrapposta alla precedente, ottenendo un suggestivo edificio alto 350 metri. Per gli altri tre siti, forti candidature di Sicilia, Calabria e Campania, dove gli appalti sono prenotati da tre misteriosi consorzi (Lupara spa, Aspromonte Limited e New Gomorra). Particolarmente ambiti gli enormi piloni di calcestruzzo, dentro i quali, secondo gli studi di fattibilità, possono trovare spazio fino a 300 cadaveri per pilone.
Centrali mobili
Per evitare inutili discussioni tra le diverse regioni, verranno costruite anche dieci centrali mobili, trasportabili su ruote. A rotazione, ogni località italiana potrà così avere il suo sito nucleare, il cui festoso arrivo sarà preannunciato dalla banda dei carabinieri e accolto dalla benedizione del parroco.

Centrali domestiche
Sul modello dell’eolico e del fotovoltaico, il governo punta all’installazione di migliaia di centrali nucleari domestiche, con manutenzione a cura delle famiglie. Indossando il pratico scafandro protettivo, il capofamiglia ogni mattina provvederà a lubrificare il reattore e a mettere una pastiglia di uranio arricchito nell’apposito buco. La moglie provvederà ad aggiungere l’ammorbidente. Molto richiesti il modello Harry Potter, che trasforma i vicini di casa in pitoni e piace molto ai bambini, e il modello Suv, molto gradito dai maschi sulla quarantina perché rumoroso e ingombrante: durante la fusione si sposta per casa travolgendo ogni ostacolo. Più ardua del previsto la vendita del modello Chernobyl, voluto dal premier in persona per cementare l’amicizia italo-russa.
Scorie
Basta non ingerirle, spiega il ministro Scajola, per evitare le conseguenze più gravi. L’importante è smaltirle a regola d’arte: accanto ai tradizionali contenitori per vetro, plastica, carta e umido, verrà aggiunto uno speciale cassonetto per le scorie. Si tratta di un tunnel profondo dieci chilometri, che si addentra nelle viscere della terra e sbocca negli speciali caveau ‘Jules Verne’, anche quelli di ideazione francese. La massaia, dopo avere depositato gli altri rifiuti nei relativi cassonetti, si lascerà scivolare lungo il tunnel fino alla profondità richiesta, abbandonerà il suo sacchetto di scorie e risalirà in superficie il giorno successivo, scortata da agenti speciali. In caso di embolia potrà rivolgersi alle autorità sanitarie.
Fonti alternative
Il ritorno del nucleare non impedirà al governo di investire sulle fonti alternative. Da Sarkozy arriva un prezioso suggerimento: il camembert, specie se lasciato al sole, sprigiona vapori oleosi che, raccolti in bottiglioni, sono un eccellente carburante per motorini a due tempi. In progetto anche il mini-eolico, piccole girandole distribuite in ogni casa: soffiandoci sopra almeno 20 ore al giorno producono l’energia necessaria per l’abat-jour.

via | Michele Serra su “L’Espresso”

Nucleare

Nei comuni italiani è scoppiato il boom delle fonti energetiche pulite: sono quasi seimila quelli che dispongono di almeno un impianto di energia rinnovabile. Un boom che mostra notevoli potenzialità a livello occupazionale. Secondo i dati del rapporto “Comuni rinnovabili” di Legambiente l’indotto economico potrebbe produrre fino a 250mila nuovi posti di lavoro.

Nel dettaglio le stime parlano di  65mila occupati entro il 2020 e altrettanti nel solare termico, nel fotovoltaico, nelle biomasse. Secondo Legambiente si deve puntare su due aspetti: l’integrazione delle fonti rinnovabili dell’edilizia con la certificazione energetica e la semplificazione della troppa burocrazia che rallenta lo sviluppo delle fonti pulite. Fin qui le buone notizie.

Adesso questo governo (?) infischiandosene dell’esito di un referendum popolare e senza riconsultare la popolazione, ha deciso che bisogna ritornare al nucleare.

Da governatori regionali e sindaci delle zone candidate a ospitare una centrale arriva subito un coro: no a una centrale sul mio territorio.

Il governatore del Lazio, Piero Marrazzo: «Nei rapporti con il governo nazionale abbiamo bisogno di interventi oggi, di non disperdere le risorse in progetti futuribili e che arriveranno a tempo scaduto, di rincorsa a un nucleare, magari con tecnologie obsolete e magari collocate in aree del nostro territorio che già soffrono di un’elevatissima concentrazione di strutture di produzione energetica».

«Personalmente sono contrario a una centrale nucleare nella mia regione, ma il mio mandato scade nel 2010 e la decisione toccherà a chi verrà dopo di me», ha detto Claudio Martini, presidente della Regione Toscana.

«Non vogliamo il nucleare in Piemonte», ha tagliato corto la presidente della regione Mercedes Bresso, ricordando che il Piemonte ha scelto di puntare sulle energie rinnovabili, investendo 300 milioni di euro fino al 2013.

«La Puglia si presenta come territorio off limits per qualunque ipotesi di centrale nucleare», ha sottolineato convinto il presidente della regione Puglia, Nichi Vendola, che definisce l’accordo «sciagurato», anche perché non tiene conto della realtà del territorio italiano, «una striscia allungata e densamente popolata, un Paese la cui antropizzazione è così capillare che è difficile immaginare il ritorno a cicli industriali affetti da gigantismo e con problemi di gestione dell’emergenza praticamente insolubili».

Il ritorno all’energia nucleare, secondo l’assessore altoatesino all’energia, Michl Laimer, «è una strada completamente errata che comporterebbe problemi e rischi. Il governo dovrebbe invece puntare sempre più sul risparmio e l’efficienza energetici e sulle fonti rinnovabili di energia».

Prima di fare proclami, Silvio, Scajola, Ronchi (quello che ha detto che vorrebbe una centrale proprio sotto casa sua, ma a piazza dei re di Roma mi pare un pò difficile) e soci, dovrebbero informarci.

Dove vogliono mettere le centrali nucleari?

Che senso ha, in un periodo in cui l’emergenza energetica si aggrava di mese in mese, immaginare un contributo nucleare che sarebbe attivo solo nel 2020? Se volessimo fare qualcosa per migliorare la qualità dell’aria, l’energia nucleare non sarebbe né la via più breve né la più efficace, pur non emettendo anidride carbonica. Per quest’ultima il vantaggio che si otterrebbe dall’efficienza e dal risparmio energetico è sempre superiore di quello ottenuto dalla produzione di elettricità per via nucleare. E costruire nuovi impianti costa sempre di più che investire in efficienza. Oltretutto l’uranio è una fonte destinata ad esaurirsi come gli idrocarburi.

Come fa l’energia così prodotta ad essere a buon mercato, quando l’installazione di una centrale nucleare (che costa circa 4 miliardi di euro) è operazione industriale costosa e lunga, anche perché deve comprendere fin dall’inizio lo smantellamento che costa quasi il doppio della costruzione? Chi pagherà il conto? Le nostre bollette?

Del resto, se il nucleare fosse davvero conveniente perchè al mondo copre solo il 6,5% dell’intero fabbisogno di energia primaria? Perchè è stato utilizzato solamente dove le economie potevano permettersi l’investimento (Stati Uniti e Giappone posseggono, da soli, quasi la metà dei reattori oggi in funzione) o dove era forte l’intervento statale (Francia e Paesi dell’ex-blocco sovietico)?

Come fa notare il geologo Mario Tozzi, “non vengono considerati i costi sociali e ambientali occulti (le esternalità, esistenti anche per le altre fonti non rinnovabili) che qualcuno prima o poi dovrà mettere in conto, e che non sono a tutt’oggi noti per il semplice fatto che la verifica del costo effettivo potrà avvenire solo quando le scorie e le mura della prima centrale saranno ormai inoffensive, cioè, a occhio e croce, fra qualche decina di migliaia di anni. Dunque nessuno può sapere quanto costa in realtà l’energia nucleare, perché il ciclo non si chiude praticamente mai. E infine l’ultimo problema: non esiste ancora al mondo nemmeno un sito definitivo di stoccaggio delle scorie radioattive“.

(vignette di Vauro)

Buonismo e cattivismo

L’attuale Governo parla di eccessivo “buonismo” del precedente. Ma dove sta portando il “cattivismo” di Lega ed AN? Forse che la sicurezza nelle città (nonostante i soldati) è aumentata?

Questo governo non ha vergogna neppure di infierire sui bambini, che in questi giorni, con le mamme, partecipano alle proteste contro la Gelmini e i tagli delle già esigue risorse scolastiche. Avevano cominciato con le impronte coi bimbi rom, ora sono passati agli altri.

E a Roma, il presidente del IV municipio (Quartieri Talenti e Prati Fiscali), Cristiano Bonelli, ha inviato una richiesta senza precedenti all’Acea: chiudere le fontanelle pubbliche, perchè attirano i rom. A chi gli ha obiettato che l’acqua è un bene di tutti, questa mente illuminata risponde: «Appunto perché è un bene di tutti l’ho fatta chiudere: la usavano solo in pochi!».

«L’acqua non si nega neanche ai cani, questo è razzismo come le classi ponte per i bambini migranti della Gelmini» – dice Najo Adzovic, portavoce del campo rom Casilino 900 durante un sit-in di protesta.

A Talenti i ragazzini vanno in giro con la foto del Duce nel portafoglio, sui muri c’è scritto “Talenti nera”, non crede che misure ghettizzanti possano solo aumentare la tensione? «Nel portafoglio c’è chi porta la foto della fidanzata chi quella del Duce o di chi gli pare. Io devo prima di tutto garantire il decoro alla mia gente che infatti mi ha ringraziato per le fontane chiuse».

Evidentemente per Bonelli, Vanessa, 18 anni, che in Italia c’è nata, parla romanesco non è «la mia gente»; neppure sua cugina Manuela che come tutti i suoi 6 fratelli frequenta regolarmente le scuole del quartiere, «è la mia gente».

Il Pdci ha depositato simbolicamente una cassa d’acqua sotto la sede del IV municipio con una lettera indirizzata a Bonelli: «Alcune bottiglie d’acqua che potranno da lei essere usate per dissetare i cittadini di questo municipio, compreso il popolo rom».

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