Bossi testimonial della Ryanair

Bossi e il suo ormai celebre dito medio alzato usati per una pubblicità su Ryanair. Infatti, sul  sito della compagnia low cost irlandese si vede la foto del gestaccio del leader della Lega Nord che aveva come obiettivo l’inno nazionale.

Il ministro Bossi ai passeggeri italiani“, è il titolo che sovrasta la fotografia di Bossi. E ancora:

Il governo supporta le alte tariffe di Alitalia, supporta i frequenti scioperi di Alitalia, se ne frega dei passeggeri italiani“.
La Lega protesta: Ryanair, secondo Castelli, si comporta “più come un partito politico che come un’azienda”. Una pubblicità sorprendente e offensiva, ha dichiarato ancora: “Mi auguro che arrivino immediatamente le scuse dei dirigenti, in ogni caso certamente io non mi avvarrò dei servizi di Ryanair”.
Per il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli “La compagnia aerea che opera anche nei nostri aeroporti e nei nostri cieli dovrebbe chiedere scusa oltre che al ministro Bossi anche agli italiani, ma la volgarità del messaggio divulgato è talmente pesante che neppure le scuse sarebbero sufficienti”.

Parte della responsabilità è però dello stesso Bossi, osserva Silvana Mura, deputata di Idv: “Peccato che a farne le spese sia l’immagine dell’Italia. Quanto sta accadendo è in primo luogo colpa del Presidente del Consiglio e della sua maggioranza che hanno considerato poco più che una fanfaronata il fatto che un ministro insultasse l’inno d’Italia, con il risultato che l’Italia è diventata lo zimbello internazionale”.

Due considerazioni: innanzitutto, Bossi non deve chiedere scusa a nessuno? E a proposito di Alitalia: che fine ha fatto la cordata italiana deputata a salvarla, strombazzata da Silviolo in campagna elettorale?

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Il ritorno di Bossi

Sono umanamente felice che Bossi stia sempre meglio, però, dal punto di vista politico…

Umberto Bossi, al congresso della Lega ha fatto un gestaccio all’inno di Mameli, mostrando il terzo dito riguardo alla frase “che schiava di Roma”.

Qualcuno gli spieghi che non l’Italia, ma la vittoria (militare) era schiava di Roma (l’antica Roma, dominatrice del mondo per secoli).

Certo, è difficile dialogare con chi sostiene “le leggi ad personam ce le facciamo da soli, a costo di bloccare la giustizia, di andare contro la Costituzione ecc…, però per le altre se volete darci il vostro parere…”; però, coi suoi modi, Bossi può tranquillamente intendersi con ex-alleati e  attuale premier: in fondo, usano lo stesso fine linguaggio politico… (vedi foto a sinistra).

Sul tema della scuola, ha dichiarato: “bisogna evitare di far martoriare i nostri figli da gente che non viene dal Nord. Un nostro ragazzo è stato ‘bastonato’ agli esami perché aveva portato una tesina su Carlo Cattaneo”. Chi è questo ragazzo? Forse Renzo Bossi, il due volte bocciato figlio del senatùr? Quello che, respinto in un liceo di Varese, ci ha riprovato quest’anno a Tradate, in un istituto religioso privato (ma il miracolo non è riuscito)?

Sempre parlando della necessità di fare insegnare nel nord la storia a professori settentrionali, si è lamentato, dicendo: “Gli studenti italiani sanno tutti i sette re di Roma, ma non sanno neppure un nome di un doge della Repubblica Serenissima”. Alla domanda: “Ma lei, Bossi, li sa i nomi dei 7 re di Roma?”, Bossi pare abbia risposto: “Quasi tutti… Non mi ricordo mai chi viene dopo Gongolo…”

via|Veni,vidi,WC

La sicurezza del nucleare

E’ noto che il nuovo Governo e parte della opposizione (ombra) sono favorevoli, contro il volere della popolazione (sancito da apposito referendum) ad un ritorno al nucleare.

Ci stanno propinando in tutte le salse la favoletta che non ci sono alternative, che gli impianti sono sicuri.

Ebbene, due settimane dopo le polemiche scoppiate in seguito a una fuga di liquido contenente uranio, la centrale nucleare di Tricastin, circa 200 chilometri dall’Italia, crea nuovamente allarme e polemiche: ben cento dipendenti sono stati «leggermente contaminati» dalla fuoriuscita di radio-elementi da una tubatura durante un´operazione di manutenzione. Novantasette dipendenti dell’Electricité de France e di imprese appaltatrici che lavoravano nell’edificio sono stati trasferiti in infermeria per essere sottoposti a esami medici per verificare il rischio di contaminazioni. Anche altri 32 impiegati del sito, che avevano attraversato l’edificio poco prima o poco dopo la fuga delle sostanze, sono stati controllati.

L’incidente è il secondo che si è verificato a Tricastin nelle ultime due settimane. Nella notte tra il 7 e l’8 luglio, durante alcune operazioni di pulitura, trenta metri cubi di una soluzione contenente 12 grammi d’uranio per litro si sono riversati in due fiumi dallo stabilimento Socrati-Areva Nc. Dopo un’inchiesta interna, il colosso energetico Areva ha dovuto ammettere una «mancanza di coordinazione evidente tra le squadre incaricate dei lavori e quelle responsabili delle verifiche».
Pochi giorni dopo, il 17 luglio, un secondo incidente in un’altra centrale, ma a Roman sur Isere (Drome), sempre di proprietà di Areva: a causa della rottura di una canalizzazione nell’impianto di combustibili si è verificata una fuga di liquido radioattivo, che pare, naturalmente secondo i tecnici del colosso francese, non abbia avuto «alcun impatto sull’ambiente». Venerdì scorso, poi, ben quindici operai dell’impianto nucleare di Saint Alban, dell’Edf, nella regione dell’Isere (sud della Francia), sono stati contaminati dalla fuoriuscita di liquido radioattivo.

E mentre Scajola minimizza («Incidenti francesi enfatizzati»), per Ermete Realacci (Pd) «uno dei problemi che il nucleare porta con se è la mancanza di trasparenza. È sconcertante che solo oggi venga resa nota la notizia che 100 operai siano rimasti contaminati dopo l’incidente della centrale di Tricastin. Non è neanche chiaro se ci sia stato o meno un nuovo incidente. Chiediamo al Ministro dell’Ambiente e al Governo italiano di chiedere urgentemente all’Aiea di riferire senza omissioni quanto accaduto in Francia». Per Bonelli (Verdi) «Il nucleare radioattivo è insicuro e costoso e non è una soluzione nè alla questione climatica che a quella energetica. Il Governo Berlusconi abbandoni la follia del ritorno a nucleare; se così non fosse si compierebbe una vera e propria truffa nei confronti dei cittadini sulle cui spalle ricadrebbero gli enormi costi economici, sociali ed ambientali. Siamo pronti a mobilitarci per contrastare questo imbroglio ai danni degli italiani». Per l’ex ministro dell’Ambiente, Pecoraro Scanio: «Si tratta di un vero e proprio allarme nucleare: quattro incidenti a centrali atomiche nel Paese più attrezzato dal punto di vista tecnico dimostrano quanto sia rischioso il ritorno all’atomo. Se il governo non rinuncerà a questa vera e propria follia di tornare al nucleare lavoreremo per promuovere un nuovo referendum».

LE ALTERNATIVE CI SONO. Attualmente, l’energia solare raddoppia nel giro di un anno e quella eolica aumenta del 42%, ma nel ricorso alle energie rinnovabili l’Italia rimane indietro. A causa anche dell’incremento dei consumi il traguardo del 20 per cento di energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili entro il 2020 fissato dall’Unione Europea anziché avvicinarsi si allontana.

In testa alla speciale classifica, con il 61,9% dell’energia prodotta da rinnovabili, c’è l’Austria, che ha saputo combinare alla tradizionale idroelettrica alpina politiche di incentivo al solare e all’eolico.

Stessa scelta fatta dalla Svezia, ora a quota 51,3% (con le biomasse al posto del fotovoltaico), mentre la Germania, storicamente quasi priva di idroelettrico, scommettendo sul futuro sta puntando su sole e vento, raggiungendoci a quota 15,7%.

E noi saremmo il paese del sole …

Il lodo Alf(n)ano: e Silvio passa da ‘impunito’ a ‘impunibile’

Dopo il voto definitivo del Senato, il presidente Napolitano (quoque tu, Giorgio!) ha promulgato il Lodo Alfano, la legge che istituisce l’immunità giudiziaria per le quattro più alte cariche dello Stato.

Di Pietro: “Io la penso come quei cento costituzionalisti che hanno detto che questa legge è incostituzionale. È immorale che quattro persone possano commettere ogni tipo di crimine e non possano essere processate. Penso che chi è al governo dovrebbe essere processato prima di essere eletto, non dopo“.

Mancino, vicepresidente del Csm, ricorda di aver sempre sostenuto che un intervento per garantire l’immunità alle alte cariche dello stato per un periodo temporaneo richiedesse una legge costituzionale.

Berlusconi: “Grazie al Lodo non mi sento più perseguitato. Ora il sabato potrò lavorare tranquillamente e non stare con i miei avvocati”. Poi, ringraziando i senatori: “Così facendo avete licenziato Ghedini e i suoi collaboratori. Non vorrei parlare dei magistrati ma mi avete liberato… Da quando sono sceso in politica ho dovuto far fronte a 2.502 udienze“.

Chissa come mai ce l’hanno tutti con lui, il nostro Calimero. Tutti invidiosi e comunisti.

Il capogruppo del Pdl alla Camera, Cicchitto: «Il fatto che Di Pietro dia una valutazione negativa del lodo Alfano è già di per sé una dimostrazione della bontà della legge. Poi attacca anche il presidente della Repubblica e questo è significativo. In terzo luogo, vedremo cosa ci aspetta in futuro: se Veltroni riuscirà a togliersi il guinzaglio che finora gli ha messo Di Pietro».

Daniele Capezzone (del quale non sempre condividevo le idee, ma che stimavo, fino a quando non ho scoperto che ora fa il portavoce alla corte del nostro “re Sole”): “È davvero sconcertante la sintonia de L’Unità, di Di Pietro e di frange del Pd nell’esprimere attacchi immotivati e gravi contro il presidente della Repubblica. C’è da pensare che il presidente Napolitano, agli occhi di qualcuno, sia colpevole di esercitare al meglio le sue funzioni di garanzia, e di usare la sua moral suasion per rendere degni di un paese normale i rapporti tra politica e magistratura. E invece questi sono altrettanti meriti del capo dello Stato“.

Nessun ostacolo di natura costituzionale impedisce la promulgazione del Lodo Alfano“, spiega il comunicato del Quirinale che annunciava la decisione del presidente Napolitano. 

Ecco cosa scrive l’ottima Maria Novella Oppo nel suo editoriale:

Dunque d’ora in avanti Berlusconi è fuori legge per legge. Come se non bastasse quello che ha combinato prima. Per limitarci al solo campo televisivo, ha violato i limiti imposti dalla normativa italiana, le sentenze della corte costituzionale prima e quella della corte europea dopo. Ha trasmesso su tutto il territorio nazionale quando la legge lo proibiva, solo perché era amico di Craxi. E dopo aver acquisito immense ricchezze, ha impedito a qualsiasi altro imprenditore di farsi avanti, fino al punto che ancora oggi occupa illegalmente le frequenze di Italia7. E nessuno glielo può impedire, né i giudici comunisti, né il Parlamento o qualsiasi altra istituzione. E abbiamo volutamente tralasciato lo stalliere mafioso, le società segrete, le frodi fiscali (operate dai suoi dipendenti a sua insaputa), i giudici comprati dal suo avvocato e tutte le altre imprese illegali dei suoi più stretti collaboratori. E questo quando era ancora vittima della feroce persecuzione giudiziaria, che lo ha visto prima impunito e ora addirittura impunibile.

Disagio. Il direttore del quotidiano L’Unità, Antonio Padellaro, usa questa parola per descrivere l’imbarazzo nei confronti del presidente Giorgio Napolitano in merito alla firma apposta al lodo Alfano.

«Da oggi dunque ci sono quattro cittadini più uguali degli altri e tutto per consentire a uno solo, e sappiamo a chi, di non essere più sottoposto ai dettami della giustizia, come un sovrano senza limiti. Caro presidente, siamo convinti che lei troverà il modo e le parole per rispondere anche a questo largo malessere. In nome dell’unità nazionale che lei rappresenta e che qualcuno cerca di calpestare per esclusivi interessi personali, gliene saremo grati».

L’Eee pc di Asus

L’Eee PC è un subnotebook sviluppato da Intel e ASUS. Il suo nome deriverebbe dalla contrazione dello slogan “Easy to learn, Easy to work, Easy to play”.

Nato con lo scopo di ridurre costi, consumi, peso (0,95 kg) e le dimensioni (22,5 cm x 16,4 cm x 2,15/3,50 cm) utilizza uno monitor da 7 pollici (ma esistono anche modelli, un pò meno economici, da 8,9 e da 10 pollici), la memoria RAM varia tra 512 MB e 1024 MB, la memoria di massa è basata su un disco a stato solido da 2, 4, 8 o 20 GB. Il dispositivo è dotato di tre porte USB, una VGA per collegare uno schermo esterno, un lettore di schede SD/MMC, il touchpad, altoparlanti, una porta ethernet e di un dispositivo per gestire le connessioni wireless. Il processore è un Intel Celeron M ULV 353 da 900 MHz basato sul core Dothan con cache L2 ridotta a 512 kB capace di un consumo a pieno carico di soli 5 watt.

Alcuni modelli dispongono anche di webcam e microfono integrati.

Il computer viene fornito col sistema operativo Xandros (una distribuzione GNU/Linux) preinstallato.

In alcuni modelli, come l’Eee PC 900, è presente Microsoft Windows XP preinstallato.

Inoltre, viene fornito con una serie di applicativi di produttività personale.

Che dire? Questo piccolo notebook sembra descrivere l’opposto di quanto abbiamo vissuto negli ultimi tre lustri: anni in cui le industrie produttrici di hardware e software si sono affannosamente inseguite le une con le altre mettendono (e, talvolta, imponendo) sul mercato pc con sempre più elevata potenza di calcolo e sistemi operativi e applicazioni elefantiache che potessero saturarla. Senza tener conto, entrambe, delle effettive esigenze e possibilità economiche dei consumatori finali.

L’Eee Pc è la dimostrazione che si può vendere un computer, seppur ‘minimale’, a meno di 300 euro, cioè ad un prezzo inferiore alla media di tanti cellulari di medio livello. Un pc che soddisfa l’utente medio che ha necessità di scrivere testi o tabelle di calcolo, vedere foto o divx (magari in treno), navigare sul web, consultare e inviare messaggi di posta elettronica.

Per i più curiosi, suggerisco questo link, in cui, tra l’altro, vengono dati consigli per ‘potenziare’, a costi contenuti, questo bel gingillino.

AGGIORNAMENTO: è uscita anche la versione Desktop.

luciano Ligabue: "Il mio pensiero"

Purtroppo non esiste un video di questa canzone del Liga. La mia preferita.

Cosa c’entra questo cielo lucido
Che non è mai stato così blu
E che se ne frega delle nuvole
Mentre qui manchi tu
Pomeriggio spompo di domenica
Come fanno gli altri a stare su
Non arriva neanche un po’ di musica
Quando qui manchi tu
E adesso che sei dovunque sei
Chissà se ti arriva il mio pensiero
Chissà se ne ridi o se ti fa piacere
Cosa c’entra quel tramonto inutile
Non ha l’aria di finire più
E ci tiene a dare il suo spettacolo
Mentre qui manchi tu
Così solo da provare panico
E c’è qualcun’altra qui con me
Devo avere proprio un aria stupida
Sai come è manchi te
E adesso che sei dovunque sei
Chissà se ti arriva il mio pensiero
Chissà se ne ridi o se ti fa piacere
E adesso che sei dovunque sei
Ridammi indietro il mio pensiero
Dev’esserci un modo per lasciarmi andare
Cosa c’entra questa notte giovane
Non mi cambia niente la tv
E che tristezza che mi fa quel comico
Quando qui manchi tu
E adesso che sei dovunque sei
Chissà se ti arriva il mio pensiero
Chissà se ne ridi o se ti fa piacere
E adesso che sei dovunque sei
Ridammi indietro il mio pensiero
Dev’esserci un modo per lasciarmi andare

Travaglio: lezioni di democrazia dall’Albania

Al Senato si vota la legge sull’immunità alle alte cariche dello Stato. Ci è stata già annunciata per settembre una super riforma della giustizia che dovrà impedire addirittura l’arresto di presidenti di Regione che prendano le tangenti. Dopo le “volgarità e le trivialità” di Piazza Navona, è tornata l’eleganza: qualche giorno fa, Lord Brummel-Bossi, ha dato un grande segno di civiltà e inneggiando all’Inno nazionale con il dito sollevato. Poi gli hanno pure bocciato il figlio alla maturità, quindi è colpa dei professori terroni, ma adesso facciamo eleggere i giudici e i professori in Padania, così finalmente promuoveranno il somarello.

Da oggi, dunque, una legge renderà quattro persone immuni da qualsiasi conseguenza per gli eventuali reati che commetteranno.

Sul Corriere della Sera, l’ambasciatore Sergio Romano spiega che in tutto il mondo c’è un’invadenza della magistratura. Dice: “Chiedete ad Aznar, Chirac, Kohl, Bush, Kissinger, Olmert, o – se fosse in grado di rispondervi – Sharon che cosa pensino dei loro magistrati o di quelli che cercano di incriminarli di fronte al tribunale di un altro Paese. Vi diranno, privatamente, risposte non troppo diverse dalle parole con cui Berlusconi ha polemizzato in questi anni con la magistratura italiana”. Perché c’è una guerra della giustizia contro la politica. Ecco, può darsi che queste persone in privato dicano delle cosacce sui magistrati, il fatto è che non le dicono mai in pubblico e soprattutto, quando hanno un processo, lo subiscono, a volte si dimettono, mai attaccano i loro giudici e mai cambiano le leggi per immunizzarsi dal loro processo. La differenza è questa ma l’ambasciatore Romano non la coglie.

Tant’è che un altro personaggio che ha girato il mondo, ma a differenza di Romano lo ha capito, e cioè Furio Colombo, ieri scriveva: “Nella campagna elettorale degli Stati Uniti, espressioni come ‘guerra fra politica e giustizia’ – insomma le stupidaggini che scrivono i Panebianco, i Sergio Romano, gli Ostellino, i Galli Della Loggia, i Pierluigi Battisti, il plotone anti toghe del Corriere della Sera – sono intraducibili. Sul New York Times non si riuscirebbe nemmeno a tradurli in lingua inglese.”

Infatti i due candidati dei grandi partiti americani che si fronteggiano alle elezioni non hanno alcuna posizione sulla giustizia, salvo le garanzie e i diritti umani e civili di tutti i cittadini. “Non l’hanno e non devono averla perché tutto è già stabilito dalla Costituzione americana e, inoltre, perché i candidati delle elezioni americane sono in corsa per ottenere il potere esecutivo, non il potere giudiziario. Quando il presidente e la signora Clinton sono finiti sotto inchiesta per bancarotta – su una piccola proprietà dell’Arkansas gestita insieme con soci infidi – l’America non si è fermata un istante. Non c’è stato alcun convegno. Il Presidente ha fatto la spola tra la Casa Bianca e il Gran Giurì – l’organo istruttorio dove doveva essere interrogato – e ci è anche andato di corsa – altrimenti sarebbe scattato l’impeachment, se avesse ritardato l’audizione davanti ai magistrati – e alla fine si è ben guardato dal denunciare persecuzioni”. Eppure il procuratore che lo aveva convocato era Kenneth Starr, un esponente del partito Repubblicano a lui avverso. “Quando i Clinton sono poi stati assolti, nessuno ha parlato di teorema svuotato come una bolla di sapone – come dice il portavoce di Berlusconi, Bonaiuti, a proposito dei processi di Berlusconi che tra l’altro non si sono mai svuotati come bolle di sapone – hanno semplicemente detto – i Clinton – ‘è finita bene'”. Hanno ricominciato e sono stati poi sottoposti ad altre sette inchieste. 

Quello che sta succedendo in Italia è talmente grave da richiedere un surplus di menzogna rispetto a quelle che ci vengono somministrate quotidianamente. Quindi ci stanno martellando sul fatto che in tutto il mondo c’è l’emergenza della guerra della magistratura contro la politica, e all’estero i politici si mettono al riparo perché in tutto il mondo ci sarebbero il Lodo Alfano, il Lodo Schifani.

Naturalmente, non c’è Paese al mondo che conosca sistema di immunità che ci stanno per regalare a rate, prima per le quattro cariche – per le faccende urgenti – poi per tutti gli altri parlamentari come si vuole prevedere per la ripresa autunnale.

Il Parlamento Europeo dovrebbe essere il nostro punto di riferimento: al Parlamento Europeo c’è una norma, approvata l’anno scorso, che prevede che il Parlamento possa chiedere di sospendere qualche procedimento a carico di un europarlamentare. Questo non significa, però, che i processi ai parlamentari si bloccano autonomamente: deve intervenire il Parlamento per bloccarne uno. Lo può bloccare, spiega il socialista tedesco Rothley che ha fatto da relatore a questa norma, quando ci siano, dietro l’indagine sul parlamentare, azioni repressive arbitrarie e ostacoli frapposti dal potere esecutivo sul libero esercizio del mandato elettivo. Cioè: se c’è una magistratura collegata a un governo che vuole perseguitare un oppositore, allora il Parlamento Europeo lo deve proteggere. Questo vale per quei Paesi in cui la magistratura è il braccio operativo del governo, le procure sono dipendenti dal ministro della giustizia e quindi può capitare che qualche giudice particolarmente servile e zelante voglia addirittura colpire qualcuno soltanto perché si oppone al governo a cui lui è legato e nel quale vuole, magari, fare carriera.

Non è il nostro caso, perché noi siamo l’unico Paese al mondo che può vantare, una magistratura che non è collegata al governo. Tant’è che qui sono spessissimo membri del governo che chiedono protezione contro le indagini fatte dalla magistratura. Quindi accusano la magistratura di essere troppo indipendente dal governo, il sogno di tutti gli altri Paesi democratici.

L’immunità europea col sistema italiano non c’entra e mai potrà capitare che un governo usi un magistrato per colpire un oppositore perché, per fortuna, in Italia i governi non possono dare ordini alla magistratura. Il fatto che poi ci sia qualche magistrato che fa dei favori ai governi è un altro paio di maniche, ma non c’è nessun nesso fra le due cose. Tant’è che il Parlamento Europeo ha addirittura autorizzato l’arresto di un suo membro, Bernard Tapie vecchio presidente dell’Olimpique Marsiglia, europarlamentare, era amico di Mitterrand, fu condannato a due anni per tasse non pagate per trenta miliardi di vecchie lire. L’europarlamento gli ha tolto l’immunità e lui è andato in carcere. Hanno autorizzato l’arresto di un membro del Parlamento Europeo. Questo perché erano delitti comuni, non delitti di opinione: era evasione fiscale. Jean Marie Le Pen e Mario Borghezio hanno avuto dei processi, il Parlamento li ha immediatamente revocato l’immunità autorizzando i processi. Ed è addirittura, nel ’99, crollata la Commissione Europea. Arrivò Prodi alla presidenza della Commissione Europea al posto della Commissione Santer, crollata per uno scandalo: la commissaria francese Edith Cresson era stata incriminata dai giudici belgi per aver assunto come consulente della Commissione Europea un dentista suo amico. Una cosa che da noi sarebbe normale. Si sono dimenticati di fare come si farebbe in Italia: una norma per mettere al riparo la Commissione Europea. Il governo europeo affondato da un’indagine della magistratura belga.

Vediamo un po’ cosa succede in alcuni Paesi europei – non tutti, gli altri dettagli li troverete nel libro “Bavaglio”.

La Francia: dal ’95 non c’è più l’autorizzazione a procedere per indagare sui parlamentari, un po’ come da noi dal ’93. A parte le loro opinioni: in quasi tutti i Paesi d’Europa il Parlamentare non può essere processato per le sue opinioni se sono collegate con la carica. Se uno va in giro a insultare la gente, quelle non sono opinioni; ma per le opinioni espresse in Parlamento o collegate all’attività parlamentare e per i voti che uno da in qualità di parlamentare non può essere incriminato e questo è giusto. A parte questo, in Francia il parlamentare è un cittadino come un altro. Non c’è più l’autorizzazione a procedere, tant’è che hanno condannato, processato, arrestato ministri ed ex ministri. In Francia i ministri non possono essere parlamentari: o fai il deputato o fai il ministro. Anche il primo ministro francese non può essere un parlamentare, quindi non ha nemmeno l’immunità dall’arresto; mentre il parlamentare, almeno per arrestarlo, ci vuole l’autorizzazione del Parlamento, come in Italia. Il ministro può essere arrestato in qualunque momento, anche il primo ministro. Figuratevi, il primo ministro in Francia ha ancora meno immunità rispetto ai parlamentari: il contrario dell’Italia da oggi, quando il primo ministro avrà immunità assoluta anche su indagini e sui processi già iniziati. L’unico tutelato è il Capo dello Stato, in base a un’interpretazione anche un po’ cervellotica, il che ha consentito a Chirac di non avere il processo durante la sua presidenza, ma appena uscito. Infatti è sotto processo, tra l’altro per una sciocchezzuola, per aver fatto assumere, quando era sindaco di Parigi, alcuni impiegati che in realtà erano attivisti del suo partito. In pratica li pagava il comune ma lavoravano per il partito. Una cosa che accade in Italia comunemente, con sindacalisti e portaborse di politici.

Spesso si sente dire “in Spagna c’è un sistema interessante di immunità”. Non c’è nessun sistema di immunità, salvo il fatto che il parlamentare può essere perseguibile in qualunque momento e allo stesso modo un ministro per i suoi reati ma, al momento di rinviarli a giudizio, il magistrato deve chiedere il permesso al Parlamento. Il Parlamento come risponde quando chiedono l’okay per il rinvio a giudizio? Risponde regolarmente di sì: in trent’anni di democrazia spagnola non c’è mai stato un solo caso in cui le Cortes abbiano negato il rinvio a giudizio di un proprio membro. Salvo un caso: c’era un ex magistrato che poi è entrato in politica che, per errore, quando era giudice, aveva diffuso ai giornali la foto del fratello di un latitante al posto della foto del latitante vero. Per questo errore materiale lo volevano processare e per questo lo hanno protetto. Altrimenti mai è accaduto che le Cortes proteggessero un proprio membro da una richiesta della magistratura. I membri del governo possono essere chiamati a rispondere dei loro reati in qualunque momento. Se vengono processati, devono essere processati dalla Corte Suprema, come se fosse la nostra Corte di Cassazione, cioè da un giudice togato, come tutti gli altri. Portogallo: il parlamentare è sempre processabile per i suoi reati se questi sono tali da superare una pena di tre anni. Per quelli minori ci vuole il consenso del Parlamento che non lo nega quasi mai. Di fatto, anche lì, tutti i parlamentari sono perseguibili. Idem per quanto riguarda i ministri che possono addirittura essere arrestati se colti in flagrante o se sospettati di reati con pena superiore ai tre anni. Solo il Presidente della Repubblica ha un’immunità temporanea e viene processato alla fine del mandato, come in Francia.

Gran Bretagna: tutti i parlamentari e i ministri vengono trattati esattamente come gli altri cittadini, in cause civili e in cause penali. Lo stesso non vale soltanto per la Regina, l’unica immune. L’astro nascente del partito conservatore nel 2001, Jonathan Hedkin finì addirittura in galera per sei mesi per spergiuro e ostruzione alla giustizia. Aveva mentito su un conto di albergo. Sei mesi di galera, stroncata definitivamente la carriera. Nessuna immunità di nessun genere, quindi lì il problema è la corruzione, non la magistratura o le forze di Polizia.

Germania: nessuna protezione per il premier e i suoi ministri. C’è, anche lì come in Spagna e come in Spagna viene sempre concessa, l’autorizzazione a procedere del Parlamento per processare gli eletti. C’è però anche una prassi che stabilisce che all’inizio della legislatura autorizza ex-post, preventivamente, tutte le richieste che verranno dalla magistratura. Quindi prima ancora di iniziare l’attività parlamentare già si fa sapere alla magistratura che tutte le richieste che verranno fatte per indagare i propri membri, il Parlamento le accetta una volta per tutte in via preventiva. Tant’è che, i parlamentari e i ministri temono di finire in galera, cosa che in Italia non potrebbe mai accadere perché il Parlamento respinge sempre. Lo dimostra il fatto che, nel 2003, si è suicidato un deputato liberale, Jurgen Molleman, che temeva, dopo aver subito una perquisizione che lo arrestassero, quindi si è suicidato. Ed era indagato per evasione fiscale, mica per mafia o corruzione di giudici o di testimoni.

In Belgio l’autorizzazione a procedere è stata abrogata nel ’97 quindi non c’è più.

In Olanda non c’è nessuna autorizzazione a procedere e, anzi, i ministri non essendo parlamentari possono essere perseguiti persino per le loro opinioni e possono essere arrestati per i loro reati. In Svezia, anche: i parlamentari e i ministri possono finire in galera purché il reato superi la pena di due anni, quindi per quasi tutti i reati seri.

Infine, negli Stati Uniti non c’è nessuna immunità di nessun genere, né per i parlamentari né per l’uomo più potente della Terra, il Presidente, che può essere indagato sia per cose fatte prima sia fatte durante.

C’è poi un Paese che sta diventando veramente un faro di legalità e di eguaglianza dal quale prima o poi dovremo prendere lezioni anche noi: l’Albania. Nella Costituzione albanese, all’articolo 72, si legge: “Il mandato del deputato termina o è invalido…” e c’è una serie di casi in cui il parlamentare decade dal suo mandato. A, B, C, D, E… assenze, indennità varie, conflitti di interesse – ci sono persino i conflitti di interesse, puniti in Albania! – e alla lettera F si dice che il deputato decade dal mandato “quando è condannato da una sentenza di una Corte di ultima istanza per aver commesso un reato”. Il deputato che viene condannato definitivamente, vuol dire intanto che non c’è nessuna immunità. Secondo, la condanna del deputato lo fa decadere all’istante dal suo mandato. In Albania. Speriamo che gli albanesi vengano presto a civilizzarci e a spiegarci l’articolo 3 della nostra Costituzione che stabilisce che tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge.

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