Ipad in arrivo

iPad arriva in Italia.
Il 28 maggio è la data di lancio ufficiale, ma è già possibile prenotarlo:

ad un prezzo consigliato di 499 euro per 16GB, 599 euro per 32GB, 699 euro per 64GB per i modelli Wi-Fi e 599 euro per 16GB, 699 euro per 32GB e 799 euro per 64GB per i modelli Wi-Fi + 3G.

hero_20100127[1] Verrà venduto in due modelli differenti: uno che può collegarsi solo in wi-fi e l’altro che ha a disposizione anche la rete 3G, solitamente usata da cellulari e modem usb.

Ipad vanta un display IPS retroilluminato LED ad alta risoluzione da 9,7 pollici, pesa soli 680 grammi e ha un’autonomia di 10 ore con batteria. Lo schermo Multi-Touch usa la stessa tecnologia dell’iPhone

Vodafone offre un piano mensile (500 MB al giorno per 30 euro al mese) e uno giornaliero (500 MB per 2 euro al giorno).

Tre propone fino a 3GB di traffico a soli 5 euro al mese, senza vincoli.

Telecom non si è ancora espressa.

multi_touch_20100225[1] La prima delusione che arriva dalla tariffe fino ad ora conosciuta è la mancanza di una flat illimitata: con Tre il traffico oltre i 3 Gb costa 2 euro ogni 100 Mb, mentre con Vodafone oltre i 500 Mb al giorno si può navigare gratuitamente, ma con una connessione limitata a 64 kbps ovvero meno di un decimo rispetto ai 7,2 Mbps normali (quindi niente video e contenuti multimediali). Al cappio al traffico dati bisogna poi aggiungere le altre limitazioni, tra cui spicca quella per il Voip, il protocollo che permette di usare internet come un telefono ed è alla base di applicazioni come Skype. Il traffico Voip, non è una sorpresa, è spesso boicottato dagli operatori mobili perché in diretta concorrenza con il business delle chiamate tra cellulari. In questo caso, però, è la stessa Apple a inibire l’uso del Voip sul proprio dispositivo. Quindi, nonostante l’offerta SuperInternet di Tre preveda 600 minuti giornalieri di chiamate Skype, questa possibilità su iPad è preclusa.

Annunci

Ascanio Celestini: ‘I politici vivono in una realtà piena di privilegi’

Il "cantastorie" finito nel mirino per il suo monologo sul premier
"La mia finalità non è far ridere. Non lo è mai stata. Non sono un comico, narro storie. Sul piccolo Paese e sul partito dei mafiosi mi ero già speso. Chi mi attacca è disattento, pensi che in 4 o 5 racconti sul tema, il piccolo presidente muore anche. E’ abbastanza semplice pensare all’Italia o a Berlusconi, ma in realtà io non immagino quei personaggi. Non li nomino mai. A me interessa parlare del potere in sé. Che poi Berlusconi e Fini recitino una parte, che l’opposizione sia quasi completamente assente e molti ambiti della Nazione conoscano la deriva, fa parte dei meccanismi del dominio".

Nonno carrettiere, nonna contadina. Padre restauratore, madre parrucchiera. Da sempre, Ascanio Celestini naviga felicemente dalla parte di un umile torto. L’aggressione al monologo inscenato da Serena Dandini, lo lascia indifferente. E’ sabato. Festa in famiglia. Moglie, figlia, normalità.

Celestini, l’apologo morale su Tony corrotto e Tony mafioso, ha fatto arrabbiare Berlusconi.
Bersani, Fini, D’Alema, Berlusconi. Figure che non mi interessano. Fanno parte tutti di uno stesso copione. Zavattini consigliava agli sceneggiatori di prendere l’autobus per raccontare una storia, se stai nell’auto blu è chiaro che la tua unica preoccupazione sia aumentare lo stipendio di chi ti è vicino.

Sembravano furibondi.
Io credo che loro si stupiscano sinceramente quando qualcuno mette in discussione i loro privilegi perchè non li considerano più neanche tali. Bisognerebbe rovesciare la loro vita completamente, con questo non sostengo che D’Alema non debba più andare in barca, ma forse un tram ogni tanto lo dovrebbe prendere.

La politica si indigna perché è lontana dalla realtà?
Prenda il caso Atesia, nonostante fosse un laboratorio di precarietà a cielo aperto e il più grande call center italiano, ha conosciuto solo indifferenza. Nessuno ha voluto metterci le mani. Non la politica, né i sindacati. Si sono affacciati soltanto quelli di base, persone normali considerate folli. Atesia è sulla Tuscolana. Scajola abita al Colosseo. Cosa vuole che gli freghi del destino di quelle persone?

Lei ha un’estrazione popolare.
Ma non è necessario avere natali umili per calarsi nella realtà. Prenda la Resistenza. Molto ho imparato dalla lotta partigiana. Dall’incontro con persone di buona famiglia come Carla Capponi o Mario Fiorentini che abitavano a Roma, in pieno centro. Fiorentini, che parlava francese con la sua compagna che era alsaziana, a un certo si trovò armato nella periferia di Roma a Centocelle o al Mandrione.

Uno choc.
Scoprirono all’improvviso l’esistenza del popolo. I nostri politici a un incontro che disveli un ambito diverso, non pensano proprio. Quelli più informati conoscono i dati, qualcuno di sinistra in periferia è andato a raccogliere i voti. Ma in verità non sanno nulla. Hanno mai fatto i precari da Ikea? Hanno mai sudato da Mc Donald?

Perchè Mc Donald?
Una mia amica che ci lavorava mi spiegava: ‘Io devo fare sorrisi differenti a persone diverse. Bambini, anziani, immigrati. Me lo chiede il mio direttore?’ Capisce come siamo messi?

Balliamo sul Titanic?
Il vero rischio è che non ti ascolti nessuno. Puoi dire quello che vuoi, tanto domani si parla di altro. Si discute solo di ciò che è in agenda. Ma chi la gestisce, inevitabilmente decide tutto. Dei favori fatti a Scajola o delle inclinazioni personali di Marrazzo, mi importa zero. Io voglio sapere come procede la questione del nucleare. I problemi del Lazio sono la discarica di Malagrotta, l’areoporto di Ciampino, chiuso nel ’60 perchè non reggeva un milione di presenze e poi riaperto, fino ai sette milioni di oggi. Non sono troppe? Ad Albano costruiscono un inceneritore e non hanno l’acqua potabile.

E i mezzi di comunicazione?
Di alcuni politici si dice che sono comunicatori. No, sono solo ruffiani. Comunicare quando uno parla e l’altra ascolta per decenni non è comunicazione. Neanche dittatura che sarebbe una banalità ma quando per 40 anni ascolti e basta, dire la tua non è più un’opzione percorribile.

Se li tratta così, ne rade al suolo la vanità.
E’ sproporzionata ma è per questo che diventano interessanti, Si avvicinano ai prototipi del Re Sole. Di loro, paradossalmente abbiamo anche bisogno. Senza Re Sole non avremmo avuto la rivoluzione francese, nè parlato di eguaglianza, libertà o fratellanza. Li dobbiamo pure ringraziare. Però quando vivi l’arroganza del potere nel tuo paese in modo così smaccato, fa impressione. Si tranquillizzino. In fondo, facciamo solo letteratura.

Per appianare i conflitti, si parla di anniversari. L’Unità d’Italia, ad esempio.
A Berlusconi è scappata la mano. Ha voluto elogiare i 150 anni della Repubblica. Sono gaffes inoffensive che però illuminano sulla reale conoscenza della storia. L’Italia è un paese molto particolare. Abbiamo avuto 150 anni di lotta armata, ma oggi ci presentano un quadretto comico: Mazzini, Cavour, Vittorio Emanuele e Garibaldi. Quattro persone che non sono mai state sedute insieme a un tavolo. Mazzini è morto da terrorista e in clandestinità.Una rivoluzione? Ma figurarsi, per quella ci vuole consapevolezza. Noi al massimo possiamo fare la guerra civile.

Il berlusconismo è un ventennio in minore?
Enzensberger diceva che ai ai tempi della seconda guerra mondiale non credeva di vivere in quell’epoca. Non dobbiamo cambiare Berlusconi, ma il nostro modo di fare le cose. Tra 30 o tra 300 anni, forse diranno che il decennio che stiamo vivendo in fondo ce lo siamo cercati. Non credo che il paese sia stato sequestrato da qualcuno, ma abbandonato da qualcun altro.

Cosa ci ha fregati?
Il benessere. Acqua calda, frigoriferi, frullatori. Prenda la tv. E’ fascista per definizione. Mi fanno ridere quelli che dicono: ‘ho buttato la televisione’ senza capire che hanno gettato solo un oggetto. Per risalire dovremmo fare una seria analisi del nostro nazismo quotidiano. Abbiamo fatto finta che i treni per Auschwitz non passassero più, ma invece quelli camminano tutti i giorni. Passano nelle scarpe fatte da un bambino a un euro in India, attraverso il cibo che mangiamo. Ci hanno messo la lavatrice, spostato le tante Auschwitz contemporanee dall’altra parte del mondo e alla fine, stringendo, ci hanno bloccato. Chi è che vuole fare la rivoluzione se ha la possibilità di farsi una doccia?

Da il Fatto Quotidiano del 9 maggio

Paracetamolo o aspirina?

Il paracetamolo, meglio conosciuto in Italia come Tachipirina,  è un principio attivo che si trova in vendita come farmaco da banco o meno a seconda del dosaggio; è molto usato come antipiretico (cioè per far diminuire la febbre), ma pochi sanno che è un ottimo analgesico (cioè come antidolorifico).

Esistono in commercio in Italia numerosi altri farmaci a base dello stesso principio attivo, ma con nomi diversi (tra i più conosciuti Efferalgan®, Sanipirina®, Acetamol®, …)

Tachipirina può essere acquistata in farmacie in diverse forme:
Supposte
Compresse (Tachipirina 500 mg e 1000 mg, rispettivamente farmaco da banco e con ricetta medica)
Sciroppo
Gocce (esclusivamente per bambini piccoli, poichè la dose prevede 3-4 gtt per chilogrammo di peso)
Compresse dispersibili (Tachipirina Flashtab)
Compresse effervescenti (solo da 1000 mg, richiede ricetta medica)

Di solito la Tachipirina viene utilizzata per alleviare la febbre, il mal di testa e altri disturbi secondari e per questo è la sostanza principale di molti farmaci usati contro il raffreddore e l’influenza (Vicks Febbre e Dolore®, Zerinol®, Tachifludec®, …). Il paracetamolo viene anche usato in associazione con gli antinfiammatori non steroidei (FANS) e gli analgesici oppioidi (ad esempio Tachidol®, associato con codeina) per curare forme di dolore più severe (ad esempio il dolore postoperatorio).

Se ci si attiene alle dosi consigliate Tachipirina è generalmente sicura sia negli adulti che nei bambini, ma gli episodi di overdose acuta (assunzione di più di 1000 mg per la singola dose e più di 3000 mg al giorno per gli adulti, ridotti a 2000 mg se si assume contemporaneamente alcool) possono provocare danni potenzialmente letali al fegato; in rari casi gli stessi danni possono essere causati anche da una dose normale e comunque il rischio aumenta se si assume alcool. 

L’OMS consiglia di somministrare ai bambini il paracetamolo solo se presentano febbre maggiore di 38-38,5 °C.

Le principali indicazioni sono il trattamento della febbre e del dolore.

Tachipirina è un buon sostituto dell’aspirina, soprattutto nei pazienti in cui sussistono problemi di stomaco od in terapia con anticoagulanti; ha proprietà analgesiche e antipiretiche paragonabili a quelle dell’aspirina, però gli effetti antinfiammatori sono piuttosto scarsi. E’ ben tollerata, è disponibile anche senza ricetta medica e non provoca effetti collaterali a livello gastrico come l’aspirina: negli ultimi anni è sempre più usato come farmaco da automedicazione.

L’OMS consiglia di somministrare ai bambini il paracetamolo solo se presentano febbre maggiore di 38-38,5 °C.

L’uso massiccio di Tachipirina può danneggiare diversi organi, soprattutto il fegato e i reni. In entrambi questi organi, la tossicità del paracetamolo non è determinata dal farmaco in sé, ma da uno dei suoi metaboliti.

Il paracetamolo, e quindi la Tachipirina, ha proprietà analgesiche e antipiretiche paragonabili a quelle dell’aspirina, ma non esercita un’azione antinfiammatoria significativa.

via ! FarmacoeCura.it

L’uomo che sposò la sua sagoma

20100503_cineset[1] Un vero e proprio matrimonio, con tutti i riti della tradizione’, solo che la sposa non era affatto una sposa, ma un cartonato a grandezza naturale con le sembianze dello sposo, il 39enne Liu Ye, che ha sposato "se stesso" nella piazza del villaggio Guanzhou, in Cina. L’uomo, che si è dichiarato "leggermente narcisista", ha detto ai cronisti locali: "Sposare me stesso è un modo per distruggermi e ricostruirmi. Mi sono sposato per la mia insoddisfazione nei confronti della vita".

fonte: Leggo.it

Tutti in fila dal benzinaio meno caro d’Italia

Nessuno, nel luglio scorso, si era accorto che qui, sulla statale 53, era scoppiata una guerra. "Abbiamo aperto le nostre pompe low cost – racconta Roberto Simili, direttore dell’Iper la Grande I – per fare un favore ai clienti che magari facevano trenta chilometri per fare la spesa da noi. Con lo sconto sulla benzina, in pratica rimborsavamo il viaggio. E invece è successo un "disastro". Code dal mattino alla notte e noi che facevamo i vigili in strada per evitare il blocco della statale". Weekend del Primo Maggio, tredici milioni sulle strade, annunciano alla radio. Il distributore dell’Iper è il meno caro d’Italia e in giorni come questi vende più di ottantamila litri. Dieci pompe self service e decine di macchine in fila dietro ogni pompa. Chi non vuole aspettare, dovrà arrivare dopo mezzanotte.

La guerra della benzina conta già le prime vittime. Il distributore Agip all’ingresso di Castelfranco è chiuso, come quello della Total a mezzo chilometro dall’Iper. Negli altri distributori l’arrivo di qualche auto è un evento. "Il Veneto – dicono Moreno Parin e Stefano Finotto, benzinai e dirigenti del Gisc, Gestori impianti stradali carburanti – è un’anteprima di ciò che succederà presto in tutto il Paese. Le pompe "bianche", quelle che non hanno un marchio, sono il 10% del totale ma vendono già il 30% dei carburanti. Noi benzinai, a causa della crisi economica e dei prezzi alti, guadagniamo il 70% in meno rispetto a dieci anni fa. E’ solo l’inizio di una crisi che porterà alla chiusura di migliaia di impianti. Gli automobilisti se ne accorgeranno quando, per fare il pieno, dovranno fare trenta chilometri, come già succede in Francia".

Le Sette sorelle, per un po’, sono rimaste a guardare. Ma i distributori low cost sono riusciti a dare un primo colpo al loro potere. "A Castelfranco e dintorni – raccontano i dirigenti del Gisc – la Esso ha calato i prezzi di 7 centesimi, la Ip di 3, la Erg di 6. Le compagnie fanno gli sconti se nel raggio di trenta chilometri ci sono pompe bianche. Ma sono le stesse che poi vendono la benzina e il gasolio ai low cost a prezzi che noi nemmeno ci sogniamo. Come gestori abbiamo i distributori in comodato gratuito ma siamo obbligati a comprare il carburante dalla compagnia proprietaria. Acquisto in esclusiva e il margine concesso è di 4 centesimi lordi. Due se ne vanno per le spese dell’impianto, e gli altri due sono tassati. Le pompe bianche, dalle stesse compagnie, ottengono invece sconti di 15 – 20 centesimi".

I ribelli che non vogliono più la benzina con il marchio sono un popolo contento. "Su 50 euro – dice Sabina S. – ne risparmio, secondo i giorni, fra i 6 e gli 8. Trovare uno sconto, oggi, è un’impresa rara che dà soddisfazione". Il tabellone annuncia i prezzi: euro 1,270 la verde, 1,125 il gasolio. Secondo il sito Prezzibenzina. it nei self service Agip ed Esso la benzina costa 1,38, all’Api 1,39 e all’Ip 1,41. C’è il camionista che carica 312 litri di gasolio, c’è l’anziano con la Panda che infila nella macchinetta solo 10 euro. "Tanto abito qui vicino". "Si vedono arrivare – dice il direttore dell’Iper – anche Ferrari e Porsche. Nei primi giorni, vedendo i prezzi bassi – a luglio la benzina costava meno di 1 euro – c’era chi non si fidava e metteva appena 5 euro. Adesso la media è di trenta euro e tutti sono bravissimi ad usare il self service. I benzinai qui attorno hanno fatto manifestazioni, sono venuti anche qui nell’impianto ma non c’è stato nessun problema. Per protesta, lavavano i vetri ai nostri clienti. Ce l’avevano con le compagnie che vendevano a noi a prezzi troppo bassi. Ma io devo convincere gli automobilisti a venire alle nostre pompe e così ogni lunedì mando una ragazza nei paesi qui intorno, per un raggio di trenta chilometri, a rilevare i prezzi degli altri. E abbasso i miei".

Il benzinaio – imprenditore diventerà un ricordo. La Vianello Sas di Mestre, ad esempio, ha trasformato 15 distributori (prima marchio Total e Agip) in pompe bianche con il nome Vega e i gestori sono stati messi a busta paga. "Non sono dipendenti – dice Elisabetta Vianello – ma collaboratori & imprenditori. Hanno libertà di impresa per il lavaggio, il bar, i ricambi… Per la parte carburanti le scelte sono invece decise soltanto da noi". "Ho fatto i conti con un amico che era un gestore Vianello – dice Stefano Finotto – e abbiamo scoperto che come "prestatore d’opera" avrebbe guadagnato 1.250 euro al mese, contro i 1.400 di un suo dipendente. Ha cambiato mestiere. Le pompe bianche non ci spaventano, ma vogliamo combattere ad armi pari. I contratti di acquisto in esclusiva sono forche caudine. La nostra proposta è chiara: basta con il comodato e paghiamo l’affitto degli impianti alle compagnie. Ma la benzina poi la compriamo dove vogliamo noi. Possiamo organizzarci e comprare la nave cisterna di benzina raffinata. Non crediamo che la Grande distribuzione metta le pompe solo per rimborsare i clienti. L’Auchan ad esempio ha preso in affitto 370 impianti della Tamoil. In Francia il 70% della benzina è in mano alla grande distribuzione. Il risultato? Appena conquistato il mercato, hanno alzato i prezzi".

fonte: Repubblica

Frutta e verdura: dove comprarla?

La ricerca del punto vendita giusto, che concili freschezza e qualità dei prodotti con prezzi bassi, è spesso un terno al lotto. Se è vero che quasi il 50% di frutta e verdura viene acquistata nei supermercati e ipermercati, insieme al resto della spesa, la classica bancarella di frutta e verdure nei mercati rionali non accenna ad andare in archivio, essendo frequentata mediamente una volta al mese.

Ci siamo mescolati alle persone che fanno acquisti al mercato per capire come scelgono la frutta e la verdura. I consigli della nostra esperta su come riconoscere i prodotti di qualità.

L’inchiesta che abbiamo condotto comprando e analizzando chili di frutta e verdura (arance, banane, finocchi e pomodori) in quattro città italiane, ha proprio lo scopo di verificare com’è la qualità della frutta e della verdura sia nelle diverse realtà cittadine, sia nei differenti canali di vendita. Ma, poiché bisogna sempre tenere d’occhio il portafoglio, abbiamo fatto per la prima volta anche una valutazione del rapporto qualità-prezzo.

In sintesi:

    * la qualità generale dell’ortofrutta è medio-buona;
    * non ci sono differenze di qualità tra le quattro città dell’inchiesta;
    * ci sono, invece, notevoli differenze di prezzo: Milano è sempre la città più cara di tutte;
    * la qualità migliore è stata riscontrata nei mercati rionali e dai fruttivendoli. Questo primato è molto evidente per Milano, mentre a Roma si compra bene anche nella grande distribuzione e nei discount;
    * la capitale batte il capoluogo lombardo per il miglior rapporto qualità-prezzo;
    * i discount dimostrano non solo un’attenzione particolare al prezzo basso, ma anche alla qualità, quasi sempre allineata a quella degli altri negozi;
    * i prodotti bio hanno un prezzo troppo elevato rispetto alla qualità.

fonte: Altroconsumo