C.A.I.

Sei punti nell’accordo tra Cai e i sindacati stabilivano con certezza i criteri di assunzione dei nuovi dipendenti Cai, presi in parte dalla “vecchia Alitalia”. Quell’accordo oggi è di nuovo messo in discussione perché la compagnia pare non aver rispettato i patti.

Per Andrea Cavola, segretario nazionale Sdl: «Donne con bambini, portatori di handicap, sono stati fatti fuori». Ora i confederali hanno inviato a Cai una lettera nella quale, in sostanza, si invita Cai ad interrompere le assunzioni perché non rispettano gli accordi.”

E’ sempre stato chiaro che l’operazione Cai tutto è un aiuto del governo ad imprenditori amici, altro che un salvataggio: serve a fare impresa senza concorrenza e con aiuti di Stato, cioè di noi cittadini, che per oltre il 90% non prendono l’aereo. Cittadini che, in grandissima parte, se ne infischiano dell’orgoglio di avere una compagnia di bandiera nazionale.

La Cai nasce senza debiti, perché quelli della vecchia Alitalia ce li sobbarcheremo noi contribuenti, compresi esuberi, cassa integrazione e costi sociali. Questi imprenditori della cordata italica, spacciati per coraggiosi salvatori, hanno messo sul piatto una cifra minima che frutterà il triplo, senza rischi.

Il salvataggio Alitalia

Tra i personaggi presenti alla manifestazione organizzata da IdV contro il Lodo Alfano, c’era anche Roberto Valenti, sindacalista degli assistenti di volo, volto noto al pubblico dei talk show televisivi sul caso Alitalia: ha ricordato che la Cai, la Compagnia aerea italiana presieduta da Roberto Colaninno, è «una società in cui ciascun socio fondatore non ha materialmente versato più di 10mila euro per entrare», 160 mila euro in tutto per il capitale sociale iniziale e ora si trova per le mani un affare milionario, enorme, grazie al governo Berlusconi.

A lor signori imprenditori la parte sana di Alitalia, alla collettività i debiti.

Questo è il ‘salvataggio’ di Alitalia che i signorotti del governo ci hanno regalato. Grazie.