Parlare da soli fa bene: lo dice uno studio scientifico

Il primo studio scientifico condotto su questa diffusa abitudine rivela che parlare da soli fa bene: aiuta ad esercitare autocontrollo, riduce i comportamenti impulsivi, porta a sviluppare un migliore processo decisionale. Insomma, fa bene alla salute, mentale e fisica.
Psicologi della Toronto University sono giunti a questa conclusione  al termine di una serie di test su volontari, pubblicati sulla rivista online Acta Psychologics. In alcuni di questi esercizi, ai volontari veniva impedito di parlare con se stessi, costringendoli a recitare ripetutamente sempre la stessa parola ad alta voce: coloro che potevano "parlare da soli" hanno regolarmente ottenuto risultati migliori nei test e dimostrato un generale beneficio rispetto ai volontari a cui veniva impedito di farlo.
Si è sempre saputo che le persone conducono una sorta di dialogo interiore con se stessi, osserva lo studioso canadese, ma fino ad ora non era chiara l’importanza di tale funzione. Mandiamo continuamente dei messaggi a noi stessi con l’intento di autoesaminarci, fare il punto su ciò che facciamo: ci diciamo per esempio che dobbiamo continuare a correre anche se siamo stanchi mentre facciamo jogging, oppure di smettere di mangiare anche se avremmo voglia di un’altra fetta di torta. Talvolta questi messaggi esistono solo a livello di pensieri, restando silenziosi, altre volte vengono esplicitati, in una sorta di conversazione ad alta voce con noi stessi.

fonte: repubblica.it

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Una puntura «virtuale» contro il mal di testa

Per il mal di testa arriva la puntura virtuale: l’ago è un flusso compresso d’azoto, un gas che in un decimo di secondo diffonde il farmaco attraverso la pelle, senza che il paziente nemmeno se ne accorga.

Simile a un grosso pennarello bianco, il nuovo dispenser si afferra fra le dita e la clip del cappuccio funge da grilletto: fatto scattare col pollice, libera il gas del serbatoio interno avviando l’inoculazione sottocutanea del farmaco che viene espulso dalla parte anteriore fatta appoggiare sulla pelle della coscia o dell’addome. In un attimo l’attraversa dissolvendosi in circolo: confrontato con un farmaco simile iniettato con una normale siringa ha dimostrato una pari diffusibilità, liberando almeno metà dei pazienti dal dolore entro mezz’ora. E seguendo le istruzioni ricevute dal medico durante la visita, impara ad usarlo il 98% dei pazienti.

Il principio attivo del cerotto e della puntura senz’ago è sempre lo stesso, il sumatriptan, ma ora oltre ad aggirare il malassorbimento gastrico che fa fallire farmaci assunti per bocca, il farmaco agisce anche entro 10 minuti. La Food & Drug Administration ha approvato l’impiego del nuovo dispositivo nell’emicrania con e senz’aura e, per la rapidità, nella cefalea a grappolo. Chi soffre di quest’ultima cefalea è disposto a ogni trattamento pur di liberarsi dal dolore, ma fra gli emicranici non erano pochi quelli che rinunciavano al sumatriptan iniettabile, già disponibile con normali punture.

via | corriere.it

Paracetamolo o aspirina?

Il paracetamolo, meglio conosciuto in Italia come Tachipirina,  è un principio attivo che si trova in vendita come farmaco da banco o meno a seconda del dosaggio; è molto usato come antipiretico (cioè per far diminuire la febbre), ma pochi sanno che è un ottimo analgesico (cioè come antidolorifico).

Esistono in commercio in Italia numerosi altri farmaci a base dello stesso principio attivo, ma con nomi diversi (tra i più conosciuti Efferalgan®, Sanipirina®, Acetamol®, …)

Tachipirina può essere acquistata in farmacie in diverse forme:
Supposte
Compresse (Tachipirina 500 mg e 1000 mg, rispettivamente farmaco da banco e con ricetta medica)
Sciroppo
Gocce (esclusivamente per bambini piccoli, poichè la dose prevede 3-4 gtt per chilogrammo di peso)
Compresse dispersibili (Tachipirina Flashtab)
Compresse effervescenti (solo da 1000 mg, richiede ricetta medica)

Di solito la Tachipirina viene utilizzata per alleviare la febbre, il mal di testa e altri disturbi secondari e per questo è la sostanza principale di molti farmaci usati contro il raffreddore e l’influenza (Vicks Febbre e Dolore®, Zerinol®, Tachifludec®, …). Il paracetamolo viene anche usato in associazione con gli antinfiammatori non steroidei (FANS) e gli analgesici oppioidi (ad esempio Tachidol®, associato con codeina) per curare forme di dolore più severe (ad esempio il dolore postoperatorio).

Se ci si attiene alle dosi consigliate Tachipirina è generalmente sicura sia negli adulti che nei bambini, ma gli episodi di overdose acuta (assunzione di più di 1000 mg per la singola dose e più di 3000 mg al giorno per gli adulti, ridotti a 2000 mg se si assume contemporaneamente alcool) possono provocare danni potenzialmente letali al fegato; in rari casi gli stessi danni possono essere causati anche da una dose normale e comunque il rischio aumenta se si assume alcool. 

L’OMS consiglia di somministrare ai bambini il paracetamolo solo se presentano febbre maggiore di 38-38,5 °C.

Le principali indicazioni sono il trattamento della febbre e del dolore.

Tachipirina è un buon sostituto dell’aspirina, soprattutto nei pazienti in cui sussistono problemi di stomaco od in terapia con anticoagulanti; ha proprietà analgesiche e antipiretiche paragonabili a quelle dell’aspirina, però gli effetti antinfiammatori sono piuttosto scarsi. E’ ben tollerata, è disponibile anche senza ricetta medica e non provoca effetti collaterali a livello gastrico come l’aspirina: negli ultimi anni è sempre più usato come farmaco da automedicazione.

L’OMS consiglia di somministrare ai bambini il paracetamolo solo se presentano febbre maggiore di 38-38,5 °C.

L’uso massiccio di Tachipirina può danneggiare diversi organi, soprattutto il fegato e i reni. In entrambi questi organi, la tossicità del paracetamolo non è determinata dal farmaco in sé, ma da uno dei suoi metaboliti.

Il paracetamolo, e quindi la Tachipirina, ha proprietà analgesiche e antipiretiche paragonabili a quelle dell’aspirina, ma non esercita un’azione antinfiammatoria significativa.

via ! FarmacoeCura.it

Ministro in overdose, urge megavaccino(di A. Robecchi)

Statisticamente è più facile morire nel centro di Milano stritolati da un calamaro gigante con la pipa e la sciarpa del Milan che di influenza A.

Nonostante questa evidenza, il ministero della sanità italiano ha acquistato 24 milioni di dosi di vaccino per 184 milioni di euro stipulando con la Novartis un contratto che persino un caporale di Rosarno avrebbe considerato troppo iniquo.

Nell’occasione, gli italiani si sono rivelati meno fessi del previsto: magari guardano il Tg1 e credono che Craxi era un santo. Magari guardano il Tg5 e sono convinti che c’è il boom economico. Ma quando si è trattato di farsi il vaccino si sono così espressi: Marameo (44,3 %), Vaccinati tua sorella (30,7%), Manco se mi paghi (14%), Vaffanculo (7,1 per cento, quasi tutti medici), mentre il 3,99 per cento è corso alla asl a farsi siringare.

Si dovrebbe considerare quest’ultima cifra come l’effettivo gradimento al governo e ai suoi terrorizzanti mass media. Per le grandi aziende farmaceutiche è stato un regalo prezioso, e se ne potrebbe trarre lezione per il tanto atteso rilancio economico. Tipo: se non compri una macchina entro marzo morirai tra atroci sofferenze.

Ora, questo paese caritatevole ed enormemente buono che è l’Italia ha deciso di regalare il 10 per cento delle dosi acquistate all’Oms, che dovrebbe girarle ai paesi poveri. Ma i poveri dei paesi poveri, pur di rompere i coglioni e di remare contro non si ammalano nemmeno loro di influenza A. Preferiscono morire di fame, o in mare cercando di venire qui, o bastonati dalla brava gente di Rosarno, o sparati dalla camorra a Castel Volturno. Noi non siamo un paese razzista, ma loro sono proprio delle merde.

Ora il sistema-Italia si trova con 23 milioni e 173.000 dosi di vaccino sul groppone, che scadono a dicembre 2010, tra 348 giorni. Per sfruttarle iniettandole tutte al ministro della sanità gli si dovrebbero fare 66.589 punture al giorno da oggi fino a Capodanno. Pensiamoci, perché no?

via | Alessandro Robecchi