Ascanio Celestini: ‘I politici vivono in una realtà piena di privilegi’

Il "cantastorie" finito nel mirino per il suo monologo sul premier
"La mia finalità non è far ridere. Non lo è mai stata. Non sono un comico, narro storie. Sul piccolo Paese e sul partito dei mafiosi mi ero già speso. Chi mi attacca è disattento, pensi che in 4 o 5 racconti sul tema, il piccolo presidente muore anche. E’ abbastanza semplice pensare all’Italia o a Berlusconi, ma in realtà io non immagino quei personaggi. Non li nomino mai. A me interessa parlare del potere in sé. Che poi Berlusconi e Fini recitino una parte, che l’opposizione sia quasi completamente assente e molti ambiti della Nazione conoscano la deriva, fa parte dei meccanismi del dominio".

Nonno carrettiere, nonna contadina. Padre restauratore, madre parrucchiera. Da sempre, Ascanio Celestini naviga felicemente dalla parte di un umile torto. L’aggressione al monologo inscenato da Serena Dandini, lo lascia indifferente. E’ sabato. Festa in famiglia. Moglie, figlia, normalità.

Celestini, l’apologo morale su Tony corrotto e Tony mafioso, ha fatto arrabbiare Berlusconi.
Bersani, Fini, D’Alema, Berlusconi. Figure che non mi interessano. Fanno parte tutti di uno stesso copione. Zavattini consigliava agli sceneggiatori di prendere l’autobus per raccontare una storia, se stai nell’auto blu è chiaro che la tua unica preoccupazione sia aumentare lo stipendio di chi ti è vicino.

Sembravano furibondi.
Io credo che loro si stupiscano sinceramente quando qualcuno mette in discussione i loro privilegi perchè non li considerano più neanche tali. Bisognerebbe rovesciare la loro vita completamente, con questo non sostengo che D’Alema non debba più andare in barca, ma forse un tram ogni tanto lo dovrebbe prendere.

La politica si indigna perché è lontana dalla realtà?
Prenda il caso Atesia, nonostante fosse un laboratorio di precarietà a cielo aperto e il più grande call center italiano, ha conosciuto solo indifferenza. Nessuno ha voluto metterci le mani. Non la politica, né i sindacati. Si sono affacciati soltanto quelli di base, persone normali considerate folli. Atesia è sulla Tuscolana. Scajola abita al Colosseo. Cosa vuole che gli freghi del destino di quelle persone?

Lei ha un’estrazione popolare.
Ma non è necessario avere natali umili per calarsi nella realtà. Prenda la Resistenza. Molto ho imparato dalla lotta partigiana. Dall’incontro con persone di buona famiglia come Carla Capponi o Mario Fiorentini che abitavano a Roma, in pieno centro. Fiorentini, che parlava francese con la sua compagna che era alsaziana, a un certo si trovò armato nella periferia di Roma a Centocelle o al Mandrione.

Uno choc.
Scoprirono all’improvviso l’esistenza del popolo. I nostri politici a un incontro che disveli un ambito diverso, non pensano proprio. Quelli più informati conoscono i dati, qualcuno di sinistra in periferia è andato a raccogliere i voti. Ma in verità non sanno nulla. Hanno mai fatto i precari da Ikea? Hanno mai sudato da Mc Donald?

Perchè Mc Donald?
Una mia amica che ci lavorava mi spiegava: ‘Io devo fare sorrisi differenti a persone diverse. Bambini, anziani, immigrati. Me lo chiede il mio direttore?’ Capisce come siamo messi?

Balliamo sul Titanic?
Il vero rischio è che non ti ascolti nessuno. Puoi dire quello che vuoi, tanto domani si parla di altro. Si discute solo di ciò che è in agenda. Ma chi la gestisce, inevitabilmente decide tutto. Dei favori fatti a Scajola o delle inclinazioni personali di Marrazzo, mi importa zero. Io voglio sapere come procede la questione del nucleare. I problemi del Lazio sono la discarica di Malagrotta, l’areoporto di Ciampino, chiuso nel ’60 perchè non reggeva un milione di presenze e poi riaperto, fino ai sette milioni di oggi. Non sono troppe? Ad Albano costruiscono un inceneritore e non hanno l’acqua potabile.

E i mezzi di comunicazione?
Di alcuni politici si dice che sono comunicatori. No, sono solo ruffiani. Comunicare quando uno parla e l’altra ascolta per decenni non è comunicazione. Neanche dittatura che sarebbe una banalità ma quando per 40 anni ascolti e basta, dire la tua non è più un’opzione percorribile.

Se li tratta così, ne rade al suolo la vanità.
E’ sproporzionata ma è per questo che diventano interessanti, Si avvicinano ai prototipi del Re Sole. Di loro, paradossalmente abbiamo anche bisogno. Senza Re Sole non avremmo avuto la rivoluzione francese, nè parlato di eguaglianza, libertà o fratellanza. Li dobbiamo pure ringraziare. Però quando vivi l’arroganza del potere nel tuo paese in modo così smaccato, fa impressione. Si tranquillizzino. In fondo, facciamo solo letteratura.

Per appianare i conflitti, si parla di anniversari. L’Unità d’Italia, ad esempio.
A Berlusconi è scappata la mano. Ha voluto elogiare i 150 anni della Repubblica. Sono gaffes inoffensive che però illuminano sulla reale conoscenza della storia. L’Italia è un paese molto particolare. Abbiamo avuto 150 anni di lotta armata, ma oggi ci presentano un quadretto comico: Mazzini, Cavour, Vittorio Emanuele e Garibaldi. Quattro persone che non sono mai state sedute insieme a un tavolo. Mazzini è morto da terrorista e in clandestinità.Una rivoluzione? Ma figurarsi, per quella ci vuole consapevolezza. Noi al massimo possiamo fare la guerra civile.

Il berlusconismo è un ventennio in minore?
Enzensberger diceva che ai ai tempi della seconda guerra mondiale non credeva di vivere in quell’epoca. Non dobbiamo cambiare Berlusconi, ma il nostro modo di fare le cose. Tra 30 o tra 300 anni, forse diranno che il decennio che stiamo vivendo in fondo ce lo siamo cercati. Non credo che il paese sia stato sequestrato da qualcuno, ma abbandonato da qualcun altro.

Cosa ci ha fregati?
Il benessere. Acqua calda, frigoriferi, frullatori. Prenda la tv. E’ fascista per definizione. Mi fanno ridere quelli che dicono: ‘ho buttato la televisione’ senza capire che hanno gettato solo un oggetto. Per risalire dovremmo fare una seria analisi del nostro nazismo quotidiano. Abbiamo fatto finta che i treni per Auschwitz non passassero più, ma invece quelli camminano tutti i giorni. Passano nelle scarpe fatte da un bambino a un euro in India, attraverso il cibo che mangiamo. Ci hanno messo la lavatrice, spostato le tante Auschwitz contemporanee dall’altra parte del mondo e alla fine, stringendo, ci hanno bloccato. Chi è che vuole fare la rivoluzione se ha la possibilità di farsi una doccia?

Da il Fatto Quotidiano del 9 maggio

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