La libertà di stampa e gli attacchi del Sultano a Repubblica, visti da alcune testate straniere

 

OLIVENNES: "LA LIBERTÀ DI STAMPA È SACRA"

In Francia vige un’antica usanza repubblicana. Il governo non deve attaccare la stampa. In democrazia la libertà di stampa è sacra. Ed è altrettanto sacra la separazione dei poteri. Dunque è legittimo chiedere che chi governa sappia difendere le istituzioni e le regole democratiche. Capisco però che da voi possa essere diverso. In Francia, il potere può intrattenere rapporti di amicizia, di affinità con grandi media, ma mai di proprietà o di controllo diretto. Non è normale che Berlusconi si sia sempre rifiutato di rispondere alle 10 domande di Repubblica. La stampa deve spingere il potere a dire la verità ai cittadini, è il suo compito primordiale. Se questo non avviene, allora significa che c’è un problema. E bisogna cominciare davvero a preoccuparsi.
Denis Olivennes (direttore Nouvel Observateur)

CAREY: "DENUNCIA SCANDALOSA"

La decisione di Berlusconi di denunciare "Repubblica" semplicemente per avere posto legittime domande sulla sue scappatelle sessuali è scandalosa. Lo stesso vale per le sue minacce di denunciare giornali negli altri paesi. Berlusconi non soltanto sta usando queste minacce per distogliere l’attenzione dall’esame minuzioso e legittimo che i media stanno facendo dei suoi recenti cattivi comportamenti; lui sta sperando che le denunce intimidiscano altri dall’occuparsi delle inchieste. Negli Stati Uniti, i media sono generalmente ben protetti da questo tipo di cause intimidatorie da un’importante condizione nella nostra legge sulla diffamazione: chi viene definito come "figura pubblica" – e questo naturalmente include i politici – ha un onere della prova più alto quando cerca di fare causa di diffamazione. Questo è un bene perché incoraggia l’esame minuzioso e netto delle figure pubbliche, specialmente dei politici, da parte dei media. E l’esame minuzioso e netto dei leader politici da parte dell’informazione è uno dei fondamenti di una democrazia sana.
Roane Carey (managing editor di The Nation)

JOFFRIN: "PUBBLICHIAMO LE 10 DOMANDE"

E’ un inammissibile attacco alla libertà di espressione e di critica. Non escludo che si possa fare ricorso alla Corte europea per contrastare questa palese minaccia al diritto dell’informazione. I metodi del primo ministro italiano mostrano un disprezzo assoluto delle regole democratiche. Rispondere alle domande dei giornalisti è infatti il minimo che gli elettori possono pretendere da ogni governante. Berlusconi invece è infastidito da ogni manifestazione di opposizione. Fa finta di dire che sono attacchi alla sua vita privata e cerca di nascondere alle troppe menzogne che ha detto in questi mesi. I suoi metodi mi ricordano quelli di Putin: manca soltanto che faccia uccidere i giornalisti più scomodi. In Francia esiste una tacita regola repubblicana che impedisce al Presidente di portare in giustizia giornalisti e oppositori.
Laurent Joffrin (direttore di Liberation)

 

BARBIER: "DANNEGGIA L’IMMAGINE DELL’ITALIA"

A giugno avevamo ricevuto una lettera di protesta dall’ambasciata italiana a proposito di una copertina dell’Express dedicata agli scandali sessuali del Cavaliere. I toni ci erano sembrati francamente eccessivi ma avevamo deciso di pubblicarla lo stesso. Berlusconi è un leader democraticamente eletto e sembra godere del consenso della maggioranza dell’opinione pubblica. Ma questo non vuole dire che possa comportarsi come più gli piace. L’immagine dell’Italia è stata gravemente danneggiata dalle sue frequentazioni private. Come dicevano gli Antichi: "La moglie di Cesare deve essere al di sopra di ogni sospetto". Ma io aggiungo: anche Cesare dovrebbe esserlo.
Christophe Barbier (direttore L’Express)

THREARD: "BERLUSCONI FACCIA MARCIA INDIETRO"

Il caso di Berlusconi mi ricorda la storia di Valery Giscard d’Estaing e del Canard Enchainé. Quando il settimanale pubblicò l’inchiesta sullo scandalo dei diamanti del ditattore Bocassa, il presidente promise di denunciarli. Poi, però, fece marcia indietro. Aveva capito che sarebbe diventato ancor più impopolare e che gran parte del paese lo avrebbe accusato di voler imbavagliare la stampa. E’ auspicabile che Berlusconi faccia altrettanto. Un primo ministro deve essere al di sopra della mischia.
Yves Threard (vicedirettore Le Figaro)

DE GAULMYN: "BERLUSCONI DICE COSE INCOMPRENSIBILI"

Ancora una volta, Berlusconi si comporta come un uomo d’affari che difende i suoi interessi e non come un uomo dello Stato che dovrebbe essere il garante di tutti: anche dei suoi oppositori. Gli attacchi del Cavaliere a Repubblica, tutte le cose confuse che ha detto nelle ultime settimane, sono per noi incomprensibili. In fondo, non riusciamo a capire neanche come l’opinione pubblica italiana possa tollerare tutto questo.
Isabelle De Gaulmyn (caporedattore La Croix)

RUSBRIDGER: "ESISTIAMO PER FARE DOMANDE"

Gli organi di informazione indipendenti esistono per chiedere domande scomode ai politici. In Gran Bretagna, come nella maggior parte delle democrazie, sarebbe impensabile per un primo ministro fare causa a un giornale perché fa delle domande. Sarebbe anche impensabile usare le leggi sulla diffamazione per impedire ai cittadini di sapere quello che autorevoli giornali stranieri stanno dicendo sul loro paese. Le azioni contro la Repubblica somigliano molto a un tentativo di ridurre al silenzio o intimidire gli organi di informazione che rimangono direttamente o indirettamente indipendenti dal primo ministro italiano. Spero che i giornali di tutto il mondo seguano con grande attenzione questa storia.
Alan Rusbridger (direttore del quotidiano The Guardian di Londra)

CAMPBELL: "INIMMAGINABILE"

Il tutto è ancora più straordinario perché il primo ministro in questione è a sua volta un potentissimo editore. Un fatto, anche questo, che sarebbe inimmaginabile nella cultura politica del nostro paese.
Alastair Campbell (ex portavoce di Tony Blair)

JIMENEZ: "DIFENDERE IL DIRITTO DI INFORMARE"

La nostra opinione è che la stampa democratica ha sempre rispettato l’intimità del primo ministro Silvio Berlusconi. È stato lui il primo a metterla in discussione, lui che ha cancellato questa sfera privata che adesso dice di voler difendere. La pubblicazione di fotografie delle sue feste private o le dieci domande postegli da Repubblica non pretendono di giudicare la sua morale come cittadino, ma piuttosto dimostrare che egli cerca di trasformare la politica in un prolungamento delle sue relazioni d’amicizia e del suo modo di divertirsi. Berlusconi ha preso due decisioni politiche importanti che giustificano l’interesse della stampa sulle feste di Villa Certosa e le cene nella residenza ufficiale romana. Ha voluto leggi ad hoc affinché sui voli ufficiali potesse far viaggiare invitati particolari, ed ha promosso in ruoli di responsabilità istituzionale, o nelle sue liste elettorali, persone che – lo ha detto lui stesso – avevano come unico merito quello di essere belle. Ora annuncia azioni legali contro i giornali.

Vicente Jimenez (director adjunto de El Pais)

VIDAL: "UN AVVERTIMENTO A TUTTI I GIORNALISTI"

Questa denuncia è un avvertimento a tutti i giornalisti italiani, un modo di zittire la stampa. La Repubblica ha posto domande non soltanto sono legittime ma anche doverose, visto che Berlusconi ha spudoratamente mentito al suo paese. Questo attacco legale dimostra che in Italia c’è un’anomalia, ovvero un premier proprietario di un impero mediatico che ha anche la tendenza a voler mettere sotto silenzio l’opposizione.
Esa Vidal (responsabile Europa Reporters sans Frontieres)

WERGIN: "IN ITALIA POCA PLURALITÀ"

A proposito della querela di Berlusconi legata alle dieci domande poste da Repubblica, "il fatto è strano, visto che la pluralità del panorama mediatico in Italia mi sembra già abbastanza ristretto. La situazione appare a tinte forti in generale, uno scandalo in cui sembra essere coinvolto il capo del governo italiano, feste forse con prostitute seminude, sembra molto strana, vista dalla Berlino protestante, dove governa una Cancelliera tutt’altro che a forti tinte.

Clemens Wergin (editorialista del Die Welt)

GIESBERT: "LA DEMOCRAZIA E’ MALATA"

Il conflitto tra il potere politico e la stampa è sempre latente ma quando esplode in questo modo significa che la democrazia è malata. Finora in Francia c’è stata una regola d’oro secondo la quale i Presidenti non si rivolgono a un giudice per difendersi dagli attacchi dei giornali. Per i francesi la funzione presidenziale è sacra. Il capo dello Stato sa che se si abbassasse a questi metodi contro la stampa perderebbe inevitabilmente prestigio. Il fatto che Berlusconi abbia attaccato legalmente Repubblica è un’ammissione di debolezza. Il vostro capo del governo si comporta come un qualsiasi cittadino, dimenticando il suo ruolo istituzionale. Ma per il vostro giornale è paradossalmente anche un attestato di libertà e di indipendenza.
Franz-Olivier Giesbert (direttore di Le Point)

via | Repubblica.it

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