Se Berlusconi rispondesse

Il "Financial Times" ha pubblicato un editoriale dove si sostiene che il potere di Silvio Berlusconi in Italia non ha nulla di paragonabile con nessun altro paese democratico. Forse con l’eccezione della Russia di Putin, e del Venezuela di Chavez.

Ieri Berlusconi ha compiuto un atto che ha qualcosa di stupefacente. Ha chiesto, in sede civile, un milione di euro di danni per le ormai famose dieci domande del quotidiano "Repubblica". Perché dico che è stupefacente? Perché oltre alla causa civile, che è curiosa, è molto strano sentirsi diffamati da dieci domande.

Come si può essere diffamati dalle domande? In che modo l’avvocato Ghedini pensa di vincere in tribunale una causa civile di questo genere? Alle domande si risponde. A qualsiasi domanda si risponde. E se le risposte sono chiare e convincenti, non c’è più motivo di ripetere le domande. Invece Berlusconi non risponde, e ritiene di essere diffamato. Ma è una contraddizione di termini. Berlusconi si sente diffamato perché quelle domande non hanno riposta. Se rispondesse non ci sarebbe diffamazione, in nessun caso. Se smentisce tutto, se i fatti non sussistono, ne uscirebbe ancora più forte. Se non smentisce e conferma, allora siamo di fronte a verità e non certo a diffamazione.
Il paradosso è proprio qui. Facendo causa a "Repubblica", il presidente del Consiglio fa sostanzialmente causa a se stesso, senza neppure rendersene conto. Qualunque giudice potrebbe chiedere: ma perché Berlusconi non risponde a queste domande? Soprattutto se non c’è nulla da nascondere? Il paradosso, il secondo paradosso, è che il capo del Governo non intimidisce la stampa di opposizione facendo una causa civile. Il paradosso, il terzo paradosso, è che il presidente del Consiglio non intimidisce un giornale di opposizione, possedendo lui stesso cinque reti televisive, un quotidiano, e un numero imprecisato di periodici. Lo dico senza retorica, mi auguro che qualcuno possa consigliare a Berlusconi di ritirare tutto. Qualcuno che gli spieghi che in caso contrario ci troveremmo di fronte a qualcosa di molto inquietante. E allora il "Financial Times" avrebbe ragione, e forse Berlusconi è ancora più potente di Chavez e persino di Putin, ed è una pessima cosa.

via | Undicietrenta di Roberto Cotroneo

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1 Commento (+aggiungi il tuo?)

  1. Bloglavoro
    Set 02, 2009 @ 10:11:00

    Quando ci si contorna di collaboratori scelti in base a raccomandazioni e segreti da mantenere, è un caso rarissimo che siano anche competenti. Il caso non si è verificato 🙂

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