Il caso Berlusconi-Saccà e i rifiuti a Napoli

Alla fine non è così vero che i magistrati sono tutti comunisti (ieri il nostro premier ha anche aggiunto “se vuoi fare del male puoi scegliere tra fare il delinquente, il pm o il dentista”, vedasi http://www.youtube.com/watch?v=AtdD3dfknxc ): alla fine il caso Berlusconi-Saccà è stato archiviato dai giudici romani. Insomma, quando il Cavaliere, all’epoca capo dell’opposizione, al telefono segnalava all’amico Agostino (Saccà), il nome di Evelina Manna, non aveva commesso alcun reato. Nulla di penalmente rilevante anche quando, sempre al cellulare, sottolineava le qualità professionali di altre "starlette" come Elena Russo, l’ex tronista Vittoria Ferranti o Antonella Troise. "Le conversazioni appaiono irrilevanti", ha scritto la procura nella sua richiesta di archiviazione presentata alla fine di febbraio. E così sia. ma vediamo e sentiamo il contenuto di questo video.

Come si vede, il cavaliere a Napoli ha davvero utilizzato la bacchetta magica che il ‘compagno Silvan’ voleva prestargli. In un colpo solo ha risolto il problema dei rifiuti e ci fa anche uno spot in cui, casualmente, è presente una delle procaci signorine menzionate nelle telefonate sentite dai giudici.

Intanto leggo con curiosità un articolo sulla situazione rifiuti in Campania. A scriverlo, Agostino Gramigna sul Corriere Magazine.

“Quello che non si vede e non si sa a Napoli dei rifiuti”

I rifiuti sono spariti dalle strade. L’inceneritore di Acerra è stato inaugurato in pompa magna. La protesta sociale, tipo quella di Pianura, scomparsa. E mentre a Napoli si svolge il processo contro Bassalino egli ex manager dell’impregno, accusaci di aver inondato di ecoballe la Campania, Berlusconi ha definito eroi proprio gli ex manager.

E Bassolino ha inviato al nemico di sempre un affettuoso: «Bravo Silvio». I napoletani e i campani possono finalmente guardare il futuro con ottimismo? Il problema dei rifiuti è risolto una volta per tutte? Non proprio. La realtà è po’ diversa.
In sintesi: non è scomparsa la protesta, funziona poco il nuovo termovalorizzatore di Acerra, l’hinterland napoletano è ancora pieno di rifiuti, la salute dei cittadini è a rischio mentre la raccolta differenziata segna il passo (19%). Ciò che di sicuro è sparivo è la parola emergenza. Al suo posto una militarizzazione strisciante e i recenti spot governativi, con la bella Elena Russo, che mostrano una Napoli senza rifiuti.
Solo una ventina di giorni fa a Chiaiano c’è stata una manifestazione. «Le proteste ci sono, dice Paolo Rabitti, ex consulente della Procura di Napoli, uno che conosce molto bene la materia (ha scritto un libro: Ecoballe, edizioni Aliberti). «Solo che non interessano più ai media». Anche il ciclo dei rifiuti (produzione e smaltimento) continua più o meno nello stesso modo. La novità è la legislazione speciale voluta da Berlusconi: tutti i siti (discariche, ex Cdr, termovalorizzatori) sono diventati zona militare. L’accesso è praticamente impossibile.
AUTONOMIA LIMITATA
E’ vero che Napoli è pulita, ma in altre zone la realtà è diversa. Basta andare per le strade laterali di Acerra, per l’asse Mediano (tra Nola e Villa Literno) e la zona di Marigliano per vedere con i propri occhi i cumuli di spazzatura. I Cdr (che sarebbero dovuti servire a produrre combustibile da rifiuto, oggi declassati a Stie, Stabilimenti di tritovagliatura e imballaggio rifiuti) hanno ripreso a funzionare. In pratica servono a poco. Solo a Triturare la spazzatura (6.500 tonnellate al giorno) che poi finisce in discarica. Che cosa poi va a finire dentro le discariche nessuno lo sa con precisione (il decreto 90 permette la raccolta anche dei rifiuti speciali o pericolosi).
Tutto questo senza avere la garanzia che non si torni alle montagne di rifiuti per strada. Il motivo è semplice. Il decreto 90 stabilisce l’attivazione di 11 discariche in Campania. Al momento ne sono in funzione tre. E di queste solo una (Savignano Irpino) è sicura perché ricavata nella roccia. Le altre due, Chiaiano e Sant’Arcangelo Trimonte, sono a rischio frane e smottamento (Sant’Arcangelo è stata chiusa temporaneamente ad agosto).
Morale: «Se non si aprono nuove discariche, l’autonomia potrebbe essere di un anno, se non di meno, sentenzia Franco Ortolani, geologo all’Università Federico Il di Napoli.
Con la militarizzazione dei siti, la legislazione speciale, in molti casi, ha esautorato le leggi. Un esempio. Considerata l’esigenza di discariche, la prossima a entrare in Funzione dovrebbe essere quella di Terzigno, che si trova in un’area soggetta a vincoli ambientali in quanto parco (del Vesuvio), zona Sic (Sito di importanza comunitaria) e Zps (Zona protezione speciale). Insomma, le norme italiane e comunitarie «vieterebbero» di fare proprio lì la discarica. Invece si farà.
CHE FINE HA FATTO LA PROTESTA
I cittadini non sanno, o sanno poco, di quello che sta accadendo nei siti. In passato Ortolani ha fatto parte di numerosi commissioni tecniche per sopralluoghi e valutazioni di impatto ambientale. Con la militarizzazione, i suoi interventi si sono ridotti di molto. Il sindaco di Marano, un paese che confina con Chiaiano, ha dovuto nominarlo assessore per permettergli un sopralluogo. È riuscito però a fotografare e a documentare quello che sta succedendo a Chiaiano. Per la messa in sicurezza della discarica, la legge prevede nell’ordine: uno strato di argilla di due metri compattato da rulli; uno strato di bentonite; un telone (che le aziende assicurano solo 15 anni) e ghiaia rotondata (non a spigoli). Questo per evitare che il percolato (i rifiuti tossici prodotti naturalmente dalla pioggia nelle discariche) possa infiltrarsi nel sottosuolo. Il professore ha registrato una situazione poco conforme alle regole: ghiaia a spigoli, un telone già squarciano in più punti e l’argilla molle, non compattata dai rulli.
Le cronache non parlano più della protesta sociale. «In parte perché è diminuita, e vero», riconosce Elena Vellusi, che fa parte dei comitari regionali anti-rifiuti.
«Un po’ perché abbiamo cambiato strategia, visto che con le leggi speciali si rischia la galera. Per questo stiamo producendo nuove forme di resistenza. Come l’autotassazione». Per esempio, fare analisi indipendenti. I comitati non si fidano delle agenzie regionali, proprio mentre alcuni veterinari lanciano l’allarme. Spiega Ortolani: «I cani mangiano nella discarica di Chiaiano. Cosa? Non si sa. Potrebbero infettarsi. O esserlo già. Nessuno finora s’è preso la briga di Fare analisi».
Il problema, spiega Ortolani, è che a 1.400 metri dalia discarica c’è l’area ospedaliera Dei Camaldoli e a 300 alcune abitazioni. In mezzo una boscaglia. I cani potrebbero trasmettere infezioni alla fauna selvatica e arrivare all’area ospedaliera. Una rete per evirare il banchetto dei cani in discarica? Nessuno ci ha pensato. Poco o niente è cambiato pure alla voce "sprechi". Senza "differenziata" e con lo smaltimento dei rifiuti direttamente in discarica, gli ex Cdr si limitano a triturare la spazzatura. «Solo il volontariato dei dipendenti ha permesso il funzionamento», dice Vincenzo Argentano, sindacalista Fiom. Pagare i 570 dipendenti e tenere in piedi queste strutture (ora) inutili costa circa 4 milioni di euro al mese. Dopo anni di scandali, è entrato in funzione Acerra tra le telecamere e i proclami roboanti. «Per bruciare 9 milioni di eco-balle». dice Guido Viale, ex consulente dell’assessore regionale all’Ambiente, «servirebbero 15 anni con un termovalorizzatore che operasse a pieno regime». Per ora Acerra dispone di impianti tecnologicamente già arretrati e funziona solo una linea su tre. Ogni linea ha una capacità di smaltimento di 600 tonnellate. Si chiede Ortolani: «Quello che si brucia oggi è in sicurezza?». Che la legge sia disapplicata e pure il ritornello di Rabirri: «I rifiuti dovrebbero entrare nelle discariche a piccoli lotti. Ci dovrebbero essere impianti per smaltire i biogas». Invece A Montesarchio ha fotografato gli spruzzini. Cosa sono? «Tubi da cui esce una sorta di profumo». Per nascondere l’odore (tossico) del biogas.»

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