Porno Tax

Torna la porno tax, prelievo fiscale aggiuntivo che colpisce l’industria dell’eros. È una delle misure introdotte dal piano anti-crisi del governo. In base all’articolo 31: “chi produce e commercializza materiale pornografico dovrà pagare un’addizionale del 25% sui redditi che ne derivano”.

Nata nel 2002 per iniziativa del deputato forzista Vittorio Emanuele Falsitta, riproposta nel 2005 da Daniela Santanchè ma finora mai applicata, la pornotassa colpirà già gli introiti del 2008.

Riguarderà “ogni opera letteraria, teatrale e cinematografica, audiovisiva o multimediale, anche realizzata o riprodotta su supporto informatico o telematico in cui siano presenti immagini o scene contenenti atti sessuali espliciti e non simulati tra adulti consenzienti“.
Pare che dove gli amplessi fossero soltanto recitati l’opera sarebbe esentasse. In ogni caso, un decreto del presidente del Consiglio, entro 60 giorni, illustrerà i dettagli.

Spetterà al ministro per la Cultura, Sandro Bondi, individuare cosa è porno e cosa è soft.

Prevedo risate all’estero, ma non solo.

Scrive Pino Corrias:

“Interesserebbe sapere se questa gustosa iniziativa della porno tax, varata nei dieci minuti dell’ultimo Consiglio dei ministri dedicato alla manovra anti crisi, sia stata pensata di notte, tra le lenzuola in seta e la penombra di quelle tre ore di sesso (consenziente tra adulti) che il premier si vanta di praticare quotidianamente. A riprova della sua prestanza fisica, chimica (e onirica) che ogni giorno esibisce in un vento di parole, commuovendoci.
O se sia farina del sacco di ex signorine da calendario, cresciute nel frattempo dentro a carriere politiche che le hanno rese (giustamente) ricche, spietate, moralizzatrici. E per di più vendicative con le debolezze che un tempo piegarono la loro tempra, fin troppo giovani e ingenue, poverine, affamate di qualche spicciolo. Vittime per di più di quel permissivismo figlio del ‘68, e di quel disordine etico, da liquidare immantinenti. Magari sanzionandolo con l’unico corrispettivo riconosciuto, il denaro, come ai vecchi tempi, ma nella sua forma più disumana: le tasse.
Il resto della manovra si capisce benissimo. Ci sono da recuperare – oltre ai milioni di miliardi dissipati dalle truffe della finanza planetaria – i soldi sperperati per tenere in piedi il buco nero di Alitalia, per aver cancellato l’Ici e per aver allentato i controlli sulla solita evasione fiscale. Si capisce pure la doppia tassa inflitta ai 4,5 milioni di abbonati di Sky, la tv a pagamento che si sta confermando come una delle poche fonti di notizie non controllate direttamente dal governo. Una tv concorrente dell’impero Mediast da penalizzare con l’inchiostro della legge ad personam”.

(vignetta di Gianfranco Uber)

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