Sull’aumento dell’iva a Sky

Scrive Beppe Severgnini: … Sky Italia è, da quasi cinque anni, la mia casa televisiva. E il sottoscritto, a differenza di chi-dico-io, riconosce l’esistenza del conflitto d’interesse. Quindi: il mio parere non riveste grande interesse. …

1) Sarebbe ben triste se il nostro Capo approfittasse del drammatico momento economico per dare una mano alla sua azienda, Mediaset, e una botta ai concorrenti. Io non voglio pensare che l’uomo sia così cinico. Ma mi sembra evidente che un risultato sarà questo. Perché alcuni noiosi, patetici italiani ricordano da anni che il conflitto d’interessi è una brutta bestia? Perché introduce il sospetto in un Paese già sospettoso di suo.
2) Nel momento in cui si cercano di aiutare banche e aziende, prese dallo tsunami economico, perché mettere in difficoltà Sky? Per l’azienda non sarà facile. In Italia – posso dirlo? – un servizio così serve. Murdoch non è un sognatore liberale, è un uomo d’affari, calcolatore e duro. In America il canale più conservatore (Fox News) ospita uno dei programma più dissacranti (i Simpson). Perché? Perché funziona e guadagna. Perché Sky Tg24 è quello che è? Perché i canali della propaganda politica (plateale o subliminale) sono altri. La nicchia di mercato, qui da noi, è il confronto tranquillo (ecco perché ci lavoro). Ho detto a Michael Moore, forse imbarazzato di venire intervistato su Sky: “So che in America molti considerano Murdoch uno squalo. Fidati: nell’acquario italiano, è un pesce rosso”.
Oggi potrei aggiungere: come volevasi dimostrare.

Berlusconi sostiene: «Ma quale conflitto di interessi? La sinistra ha concesso a Sky per i rapporti che aveva con quella televisione il privilegio del 10 per cento dell’Iva. Abbiamo tolto quei privilegi e abbiamo fatto ritornare l’Iva a Sky uguale a quella di tutti gli altri».

Ma è proprio questa la vera storia del trattamento fiscale agevolato per la pay tv?

Come scrive Peter Gomez, “L’Espresso” ha fatto una piccola inchiesta per ricostruire la vicenda dello sconto dell’Iva a Telepiù, il primo nome della tv a pagamento che fu fondata dal gruppo Fininvest per essere ceduta prima a una cordata di imprenditori amici, poi ai francesi di Canal Plus e infine nel 2002 a Murdoch che la denominerà con il nome del suo gruppo: Sky.
Si scopre così che l’Iva agevolata sugli abbonamenti della pay-tv italiana è stata un trattamento di favore risalente al 1991 fatto dal ministero retto dal socialista Rino Formica e dal governo Andreotti a Silvio Berlusconi in persona. Non solo: dietro questo favore, secondo la Procura di Milano, c’era persino stato un tentativo di corruzione.
Nel 1997 Il pubblico ministero Margherita Taddei chiese il rinvio a giudizio per Berlusconi. Lo chiese anche sulla base di un fax che fu trovato durante una perquisizione. La missiva era opera di Salvatore Sciascia, allora manager Fininvest e oggi parlamentare del Pdl nonostante una condanna definitiva in un altro procedimento per le mazzette pagate dal gruppo alle Fiamme Gialle. Nel fax, diretto a Silvio Berlusconi, Sciascia chiedeva di spingere per far nominare alla Corte dei Conti il dirigente del ministero delle Finanze, Ludovico Verzellesi, meritevole perché in precedenza si era speso per fare ottenere l’agevolazione dell’Iva al 4 per cento per Telepiù. In pratica, secondo la ricostruzione dei magistrati, la raccomandazione era il ringraziamento di Fininvest per il trattamento ricevuto.
Il fascicolo processuale però fu trasferito nella Capitale per competenza nel 1997. Nel 2000 il Gip Mulliri, su richiesta del procuratore di Roma Salvatore Vecchione e del pm Adelchi D’ippolito (oggi capo dell’ufficio legislativo del ministero dell’economia con Giulio Tremonti) archiviò tutto. Nessuna rilevanza penale, quindi. Ma restano i dati oggettivi sulla trattativa tra la Fininvest e il ministero per l’abbassamento dell’Iva sulla pay tv: dal 1991 al 1995 quando era controllata o partecipata dal gruppo Berlusconi, Telepiù ha goduto di un’aliquota pari al 4 per cento. Un’agevolazione che allora Berlusconi non considerava “scandalosa”. Mentre oggi definisce “un privilegio” l’aliquota più che doppia del 10 per cento.
L’innalzamento dal 4 all’attuale 10 per cento fu introdotto alla fine del 1995 nella legge finanziaria del Governo Dini. All’epoca i manager di Telepiù, scelti dal Cavaliere, salutarono così il provvedimento: «È l’ultimo atto di una campagna tesa a mettere in difficoltà la pay tv».
Il 25 ottobre del 1995, Mario Zanone Poma, (amministratore di Telepiù sin dalla sua fondazione) dichiarava alle agenzie di stampa: «L’innalzamento dell’aliquota Iva:
1) contraddice la sesta direttiva della Comunità Europea;
2) contraddice l’atteggiamento degli altri paesi europei verso aziende innovative quali le pay tv;
3) crea una grave discriminazione tra la pay-tv e il servizio televisivo pubblico».
In pratica il manager scelto da Berlusconi diceva le cose che oggi dicono gli uomini di Murdoch.
Effettivamente un ruolo dei comunisti ci fu. Ma a favore del Cavaliere.
Il Governo Dini voleva aumentare l’Iva fino al 19 per cento (come oggi vorrebbe fare Berlusconi) ma poi fu votato un emendamento di mediazione che fissò l’imposta al 10 per cento attuale. L’emendamento passò con il voto decisivo di Rifondazione Comunista: il suo leader dell’epoca, Fausto Bertinotti, in un ribaltamento dei ruoli che oggi appare surreale, fu duramente criticato dall’allora responsabile informazione del Pds (e attuale senatore del PD) Vincenzo Vita: «È squallido che Bertinotti abbia permesso un simile regalo a questo nuovo trust della comunicazione, figlio della Fininvest».

(vignetta di Sergio Staino)

1 Commento (+aggiungi il tuo?)

  1. Carmelo Pirrera
    Ott 16, 2009 @ 16:58:03

    In Italia non esistono cose giuste o cose sbagliate. lo divengono poi a seconda degli angoli di osservazione: una “agevolazione”, oggi, riguardante una mia attività, risulterà una cosa sbagliata, se non addirittura criminale se a beneficiarne sarà un altro soggetto. Vero è che contano
    anche i particolari “punti di vista” fatti derivare da scelte politiche o ideologiche, ma sino ad un certo punto: a certi livelli economici siamo tutti fratelli. Il fratricidio è sempre possibile, ma raro, molto raro.
    Carmelo Pirrera

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