Dopo quello di Alfano, un nuovo lodo in arrivo

Come evitare un processo, parte seconda.

Nel corso del processo Mills, il pm Fabio De Pasquale ha chiesto di sospendere il processo per il nostro Silviolo e inviare gli atti alla Consulta, perchè a suo giudizio il lodo Alfano presenta illegittimità costituzionali.

Incurante di ciò, come anticipato da Liana Milella su Repubblica, il governo si appresta a propinarci il lodo Consolo per il ministro delle Infrastrutture, Altero Matteoli, di cui Consolo (peraltro condannato a 6 mesi per violazione del diritto d’autore e frode in pubblico concorso) è pure avvocato. Entrambi colleghi di scranno in Parlamento: tutto in famiglia, insomma, com’è stato per il lodo Alfano.

Un nuovo passo verso il definitivo ripristino dell’immunità parlamentare per mettere al riparo chi è già nei guai con la giustizia. In comune con il lodo Alfano la solita norma transitoria, quella che disciplina l’utilizzo di una legge, e che, anche in questo caso come per tutte le leggi ad personam, stabilisce che il lodo Consolo “si applica anche ai procedimenti in corso alla data di entrata in vigore della presente legge”.
Matteoli è sotto inchiesta dalla procura di Livorno per aver informato l’allora prefetto della città Vincenzo Gallitto che c’erano delle indagini sul suo conto per l’inchiesta sul “mostro di Procchio”, un complesso edilizio in costruzione a Marciana, nell’isola d’Elba. Si tratterebbe di ‘favoreggiamento’.

Con il nuovo lodo, dopo le 4 alte cariche dello Stato l’impunità si estende ai Ministri. Poi, magari, come ipotizza Travaglio, toccherà ai deputati per arrivare pian piano ai governatori regionali, consiglieri, giunte provinciali.

Attacca Di Pietro: «Prima il Lodo Alfano, poi la riforma del Csm e, ancora, il Lodo Consolo, questo ormai è diventato più uno Stato dell’ingiustizia che uno Stato di diritto». Quello a cui si sta ispirando questo governo, aggiunge, è il «modello al quale si ispirava la P2 che è quello di assicurare il potere nelle mani di pochi» delegittimando e depotenziando di fatto le istituzioni.

Ricordo, per l’ennesima volta, l’art. 3 della nostra Costituzione: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge…”. Ancora una volta, qualcuno sarà più uguale.

(vignette di Maramotti e Staino su l’Unità)

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