Bufale, brucellosi e diossina

È un ciclo dell’orrore: i camorristi seppelliscono i rifiuti tossici nel terreno. Poi ci costruiscono un allevamento di bufale: animali che pascolano sopra montagne di veleni, brucando erba che ha le radici nei fanghi chimici. L’emergenza diossina in Campania non sorprende. Come mai non è stata scoperta prima?

I controllori sono nelle mani dei casalesi e li preavvisano delle ispezioni. Alcuni funzionari sono collusi. Quelli non collusi sanno chi è il vero padrone degli allevamenti e per paura dei padrini, evitano di denunciare i pericoli sanitari e gli illeciti più evidenti.

Il ciclo veleni-bufale, secondo il pentito Bidognetti, nasce quando i casalesi decidono di cambiare strategia e nascondere i rifiuti pericolosi lontano dalle discariche autorizzate. Una volta acquistato un fondo, si sfrutta al massimo l’investimento. Si scava, utilizzando la terra per i cantieri delle grandi opere. La voragine viene colmata con i detriti tossici provenienti soprattutto dal Nord. Poi si copre il tutto, occultandolo anche con pascoli e stalle.

In molti casi, si tratta di strutture interamente criminali: mungono bestiame rubato, coltivano il suolo con macchine agricole trafugate. Le opere vengono tirate su da costruttori sottoposti al racket. L’unico nemico che i padrini della nuova mafia campana non riescono a fermare è la brucellosi. Quando l’epidemia diventa inarrestabile e le autorità non possono più chiudere gli occhi, loro trovano comunque una soluzione: importano clandestinamente bufale dalla Romania, animali non utili per la produzione di mozzarella e di costo basso, e le sostituiscono ai capi infetti da eliminare. In questo modo intascano i rimborsi pubblici per gli abbattimenti e continuano a mungere i bovini ammalati per confezionare mozzarella.

Il contagio umano per brucellosi è raro. Avviene per contatto diretto o attraverso il latte non pastorizzato: quello che dovrebbe essere usato per le mozzarelle di prima qualità, da consumarsi freschissime. Ma anche l’epidemia può diventare un business: bufale provenienti senza alcuna dichiarazione e ‘a nero’ venivano talvolta anche infettate appositamente con il virus della brucellosi al fine di destinarle agli abbattimenti e lucrare così l’indennizzo governativo per eliminare il bestiame malato.
Questo accade nel caso della brucellosi, con un pericolo di contagio limitato per gli esseri umani. Ma chi ci garantisce che non sia accaduto con la diossina e con altri veleni chimici seminati nel terreno dai trafficanti di rifiuti, entrati nella catena alimentare e serviti poi sulle nostre tavole?

via | Emiliano Fittipaldi in “Bufale e camorra” su “L’Espresso”

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