Le priorità della Gelmini

Il fatto che reputo più grave non è tanto che il ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, abbia sostenuto l’esame per avvocato in Calabria (“dovevo iniziare a lavorare e quindi dovevo superare l’ esame per ottenere l’abilitazione alla professione“, come se questa fosse solo una sua personale esigenza…), ma piuttosto il fatto che, conoscendo il fenomeno, non abbia fatto nulla per modificare la situazione dei concorsi nazionali ma con risultati regionali. Anzi, ha cercato di giustificare la sua trasferta a Reggio Calabria con un banale “molti ragazzi andavano lì e abbiamo deciso di farlo anche noi“.

Le priorità non credo siano la reintroduzione dei grembiuli e la scelta tra maestro unico o no. Bensì pensare ad introdurre criteri che rendano più oggettivi i risultati della correzione dei concorsi, creare dei seri e preparati professionisti dell’insegnamento, garantire loro un’adeguato aggiornamento professionale, remunerarli e farli lavorare meglio (22-24 studenti per docente sono tanti, ad esempio).

Scrive Pino Corrias:

Poveri ingenui. Ancora lì a menare scandalo che una ministra berlusconiana, la molto materna Mariastella Gelmini, dicastero dell’Istruzione, bresciana con l’accento del Lago di Garda, reginetta dei grembiuli e della meritocrazia scolastica, imbrogliasse chilometri e smagliature burocratiche per correre da Brescia a Reggio Calabria a sostenere l’esame di Stato per diventare avvocato. Ovvio che l’ha fatto, dice lei. Laggiù era più facile passare l’esame. Si promuoveva il 93 per cento dei candidati, mentre nel gelido Nord passava solo il 31 per cento (dati dell’anno 2001). “Avevo fretta. E la mia famiglia di poveri agricolotori – aggiunge con tocco di melodramma sociale – non poteva mantenermi ancora a lungo”.
Ma come?, sostengono i poveri ingenui. Con quale coraggio, sei anni dopo, sdraiata tra i velluti del ministero, annunciando tagli per 87 mila posti di lavoro, discetta di merito e rigore scolastici, lei che li scansò rifugiandosi al Sud? Con che faccia accusa d’insipide scarsità culturali i professori meridionali, lei che addirittura viaggiò una notte per riempirsene il piatto? A che titolo si impanca contro il lassismo, contro gli eccessi del buonismo didattico e dell’utopia egualitarista, tutti veleni del molto odiato Sessantotto?
Poveri ingenui. Quel che tra voi è un disdoro – la furbizia, il silenzioso imbroglio di saltare una fila, il piccolo furore di agguantare a tutti i costi un vantaggio, falsificare un bilancio, evadere le tasse, irridere una regola o perlomeno aggirarla – per altri è un vantaggio e un merito. Il più luminoso dell’Era italiana che ci tocca vivere. Nella quale il primissimo cittadino, dribblando prescrizioni giudiziarie, viaggia dentro l’ammirazione dei suoi elettori, circondato da almeno due dozzine d’avvocati. Tutti agguerriti e furbi quanto la furba Gelmini.

2 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. puffacchio
    Set 08, 2008 @ 14:30:22

    stiamo aspettando la reintroduzione per legge della maestrina dalla penna rossa… ops, meglio una penna nera, o almeno “azzurra”.

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  2. Giulio
    Set 08, 2008 @ 23:45:08

    Oggi, nei tg, parlava di meritocrazia: proprio lei…

    Rispondi

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