La Apple vìola la privacy?

Apple ha la possibilità di controllare a distanza tutti gli iPhone e disabilitare, qualora lo ritenga opportuno, applicazioni e software installati sui terminali degli utenti. Dopo una settimana di indiscrezioni in proposito, è stato lo stesso amministratore delegato Steve Jobs ad ammetterlo a margine di un colloquio con il Wall Street Journal sull’andamento lusinghiero delle vendite delle applicazioni per il gadget tecnologico più desiderato del momento.

La discussione sull’esistenza di questo “killswitch” (ovvero la proprietà del cellulare di bloccare le applicazioni indesiderate), era iniziata da una settimana sui forum e nei siti specializzati in software e telefonia. Ad accenderla era stato Jonathan Zdziarski, uno sviluppatore di codice indipendente che,  esaminando i file all’interno del telefono, si era reso conto che l’apparecchio di tanto in tanto scarica dalla casa madre un file di “applicazioni non autorizzate” inserite in una lista nera, che potrebbero poi essere eliminate in automatico dalla memoria del terminale.

Sulla vicenda del killswitch si diffondono sul web vere e proprie leggende metropolitane. Che lo stesso Zdziarski prova a sfatare:

“1. Non è vero che l’iPhone spia gli utenti e avvisa la Apple su quali programmi usa.

2. Non è vero che killswitch è già stato usato per bloccare alcune applicazioni.

3. Non è vero che questo programma può cancellare le applicazioni, al limite bloccarne l’avvio;

4. E’ falso che la posizione Gps del proprietario dell’iPhone viene comunicata alla Apple

Nell’intervista concessa al Wall Street Journal, Jobs aveva spiegato che il killswitch sarebbe servito ad Apple per impedire il proliferare di virus e software dannoso al suo cellulare e non a violare la privacy dei suoi utenti. La rete si è però rivoltata contro la casa di Cupertino soprattutto per la sua scelta di tacere questa funzione, lasciando che a scoprirla fossero gli utenti stessi.

L’esistenza di una tale facoltà solleva comunque una serie di dubbi sulla possibile violazione di diritti dei consumatori.

Innanzitutto per la mancata trasparenza, considerato che si tratta di una informazione che un acquirente potrebbe voler conoscere prima di acquistare il telefono.

In secondo luogo per la possibile falla alla sicurezza: che accadrebbe se qualcuno utilizzasse tale funzionalità per danneggiare i terminali degli utenti?

Infine, e soprattutto, per la discrezionalità lasciata ad Apple: chi decide quali sono le applicazioni potenzialmente dannose? Mentre la cosa è ovvia per un software che ad esempio ruba i dati personali degli utenti, la questione non è altrettanto chiara per programmi ritenuti da Apple illegittimi per ragioni commerciali o di politica industriale. E’ facile immaginare, ad esempio, il fuoco di indignazione che sarebbe divampato se una cosa analoga l’avesse fatta Bill Gates su tutti i pc equipaggiati con il sistema operativo Microsoft.

Più in generale, si aprono quesiti su quali siano i limiti ai diritti dei fabbricanti su quel che acquistiamo. Comprereste, ad esempio, un’automobile alla quale la casa madre inibisse la possibilità di percorrere alcune strade perché dichiarate “potenzialmente pericolose?”

L’associazione di tutela dei consumatori Adoc, sulla vicenda del controllo in remoto dell’iPhone da parte di Apple, chiederà controlli all’autorità italiana per la garanzia dei dati personali e alla stessa polizia postale. Obiettivo, verificare se non siano state violate leggi italiane. Altrimenti, “chiederemo il sequestro di tutti gli apparecchi non ancora venduti e la sostituzione di quelli già venduti se gli acquirenti lo richiederanno, affinchè venga disattivato il sistema di controllo installato dalla Apple”.

Intanto, lo stesso Jonathan Zdziarski spiega a tutti gli appassionati come proteggere il proprio melafonino. Il killswitch, funziona in maniera semplice: senza che l’utente lo sappia, l’Iphone si connette a una lista nera di applicazioni compilata dalla Apple. Se e quando in questa lista, al momento vuota, verranno inseriti i vari software, allora il cellulare impedirà (in modo non ancora chiaro) l’avvio dei programmi stessi. Per impedire che questo accada, Zdziarski spiega che è necessario fare il jailbrake al proprio iPhone. Ovvero sbloccarlo dai limiti imposti dalla Apple e metterlo nelle condizioni di accettare anche programmi di terze parti. Con uno di questi, openssh, si deve quindi inserire un semplice indirizzo ip, che blocca di fatto l’accesso alla black list della Apple. Le guide su come eseguire questa operazione stanno comparendo in gran numero nei siti degli appassionati. E va ricordato che l’operazione di sblocco dell’iPhone fa automaticamente decadere la garanzia del produttore.

via|Massimo Russo e Repubblica.it

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