No Cav day

  Il ‘No Cav Day’ finisce con la secca dichiarazione di Antonio Di Pietro: «Mi dissocio dagli attacchi al Quirinale, al Papa e al Pd».

Ha cominciato Marco Travaglio: «Fino ad ora il Quirinale ha firmato tutto, compresa l’aggravante razziale. Speriamo che la smetta. Berlusconi vince sempre le elezioni per abbandono degli avversari, non lo lasciano in pace, anche stavolta aveva un piede nella fossa ma la Sinistra italiana si è data questa missione: resuscitarlo. Aiutamolo a sparire sennò per inerzia scivola al Quirinale». Attacco a Veltroni: «Berlusconi arretra e gli altri vanno più indietro di lui. Ha una tv abusiva e una casa editrice rubata, ma nonostante questo gli altri dialogano, anche se lui continua a fare di tutto per sputtanarsi. Per dire, nomina Schifani presidente del Senato e la Finocchiaro lo bacia». Pesanti ironie sono riservate anche al ministro della Giustizia: «Alfano spara ca…te da mattina a sera ma siccome lo fa dialogando nessuno dice niente».

Poi è stata la volta di Beppe Grillo, in collegamento telefonico: «Lo psiconano è andato in Giappone a fare l’ennesima figura di merda dicendo che a Vicenza si fa la base». E poi, sempre più pesante: «In qualsiasi Paese del mondo, se un aspirante presidente del Consiglio avesse chiamato per vendere la figa in leasing per far cadere il governo, sarebbe stato un colpo di Stato… Non mi riconosco più nel popolo italiano». E i 18 condannati in Parlamento «sono sempre lì: se Mangano è un eroe, loro sono i supereroi. Berlusconi è il garante di un comitato d’affari». Secondo attacco a Napolitano: «Io Morfeo non l’ho mai offeso, lui sonnecchia. Però firma delle cose… Per esempio, un provvedimento per la banda dei quattro. Ve lo immaginate Pertini che firma una cosa per rendersi immune dalla giustizia? Io non lo immagino, così come non immagino Ciampi e Scalfaro. Chi è quest’uomo qua? Quando c’era la gente in piazza a Chiaiano, lui dov’era? A Capri, a sentire musica con due inquisiti, Bassolino e la moglie di Mastella». E alla sinistra: «Non c’è nessuna differenza tra l’indulto e l’ammazza-processi. Le leggi di Prodi sulla giustizia sono uguali a quelle di Berlusconi». Strali anche contro Veltroni: «’Topo Gigio’ in tre mesi ha fatto cadere il governo Prodi, ha perso Roma e ha disintegrato i partiti della sinistra. È il più grande alleato dello psiconano».

L’intervento di Sabina Guzzanti comincia in rima: «Osteria delle ministre / paraponzi ponzi po / le ministre son maestre / paraponzi ponzi po / e se al letto son portento, figuriamoci in Parlamento / dammela a me Carfagna / pari opportunità”.

Poi sulla Carfagna: «Io non sono una moralista come ci accusano gli opinionisti che non hanno nemmeno un vocabolario, perché la parola ‘moralista’ ha un significato e per usarla sui giornali lo devi conoscere. Moralista è Casini, divorziato tre volte, moralista è Mele (il deputato dell’Udc coinvolto in uno scandalo di squillo e cocaina, ndr). A me non me ne frega niente della vita sessuale di Berlusconi ma tu non puoi mettere alle Pari opportunità una che sta là perché t’ha succhiato …. Non la puoi mettere da nessuna parte ma in particolare alle Pari opportunità, perché è uno sfregio», ha detto citando un’intercettazione a sfondo sessuale «di cui in Italia non si ha traccia ma che è comparsa sul giornale argentino El Clarin».

La comica non ha risparmiato il centrosinistra, in particolare il Pd. «Perché si deve appoggiare la norma sulle intercettazioni? Vogliono rifare le scalate alle banche perché gli stanno bene i Consorte e i Fiorani che si mettono in tasca i soldi delle vecchiette».

Nel mirino c’è anche Papa Ratzinger: «Il governo è caduto in buona parte anche grazie a lui, con quella porcheria della negata partecipazione a La Sapienza. La menzogna della censura a Ratzinger è stata sostenuta da tutti i media e i politici, salvo le solite, rilevanti eccezioni. Questo significa avere il controllo dei media, inventare una polemica che non sta né in cielo né in terra, perché non c’è motivo al mondo per cui Ratzinger debbe inaugurare l’anno accademico delle nostre università».

Poi, aggiunge: «hanno accusato la sinistra radicale e Clemente Mastella ma è stato Dini a far cadere il governo, probabilmente come ex direttore della Banca d’Italia tiene qualcuno per le palle». Ce n’è anche per Walter Veltroni, «che prima dice ‘non delegittimiamo le persone’, poi però a Berlusconi non lo chiama mai per nome, come Emilio Fede quando fa finta di non ricordare chi siano le persone di cui parla, non è una tecnica che mostra rispetto».

Antonio Di Pietro ha riservato le sue critiche all’operato del governo: «C’è in atto un comportamento da nuova P2, anzi, proprio P2 perché sono sempre quelli. Appena le condizioni ce lo permetteranno attiveremo un grappolo di referendum per cancellare queste leggi». Prima di salire sul palco aveva pesantemente attaccato il lodo Alfano: «Qualcuno mi sta processando? Mi faccio una legge che dice che quattro cittadini italiani una volta che diventano presidente della Repubblica, della Camera o del Senato, capo del governo, possono ammazzare la moglie, stuprare bambini, o addirittura corrompere un testimone in un processo e non possono essere processati». Secondo il leader Idv «i cittadini devono resistere e ribellarsi: tutti i regimi cominciano in maniera dolce». Piccola nota al Pd: «Noi rispettiamo chi non è qui ma chiediamo ugualmente rispetto da chi non c’è e non ha aderito nemmeno idealmente».

Presenti al ‘No Cav Day’ anche personaggi della cultura come Andrea Camilleri, che ha letto cinque poesie “incivili” e con i famosi versi di Pier Paolo Pasolini dedicati all’ipocrisia, dedicandoli al ministro Maroni. «Quando dice che vuole prendere le orme dei bambini rom solo per evitare che vengano sfruttati è ipocrita. E cita: «Talmente ipocrita che quando l’ipocrisia ti avrà ucciso andrai all’Inferno ma ti dirai in Paradiso». Poi, riferendosi a Berlusconi: «La sua morale ha più buchi di un colabrodo, ma viene ricevuto in Vaticano con tutti gli onori: pecunia non olet».

A Lidia Ravera, spetta il compito di spiegare le motivazioni reali di tanta indignazione grandguignol sulla Carfagna, il viagra etc. «Siamo preoccupate, ho paura che le bambine pensino che questi sono i modelli: dare il proprio corpo ai potenti per fare carriera. Ed è un’immagine umiliante per le donne e vergognoso per l’Italia».

Poi l’intervento, con una massima, di Moni Ovadia: «Se lasci lo strumento per un giorno, lui ti lascia per una settimana». E aggiunge: «Lo stesso vale per la democrazia. È stato un errore non aver protestato abbastanza contro il procellum, aver accettato la logica dei ragazzi di Salò: abbiamo il dovere di una mobilitazione permanente, la nostra opposizione deve essere ferma, adamantina, inequivocabile. Noi possiamo dialogare. Basta con le vie intitolate ai fucilatori di partigiani».

Dal palco Pancho Pardi (Idv) ha lanciato un appello perché Berlusconi non diventi presidente della Repubblica: «Chi ha già provato a sfregiare la Costituzione non potrà diventarne il custode, chi è uscito dai processi di magistratura solo perché ha fatto delle leggi a proprio favore non può diventare presidente del Csm, chi si è vantato di spregiare il 25 aprile non potrà diventare presidente della Repubblica che è nata dalla Resistenza. Ci aspetta una dura campagna, lunga cinque anni».

Sul palco un lungo manifesto verticale con l’articolo 3: «Tutti i cittadini hanno pari dignità e sono eguali davanti alla legge». Sull’altro lato del palco un’altra scritta: «La legge è uguale per tutti». Alcuni manifestanti indossavano cartelli con una citazione di Umberto Eco: «Quando la maggioranza sostiene di avere sempre ragione e la minoranza non osa reagire, allora è in pericolo la democrazia». Altri mostravano i vari reati che verrebbero ‘sospesi’ in caso di approvazione dell’emendamento blocca-processi: «Stupro, sospeso», «Abuso d’ufficio, sospeso». Sui cartelli dei manifestanti è finito anche il ministro per le Pari opportunità, Mara Carfagna: «Presidente, che cuccagna la Carfagna».

A chiudere la manifestazione uno dei tre organizzatori, Furio Colombo, che si dissocia dagli insulti di Grillo. «È stupido, improprio, volgare, fuori posto, umiliante offendere il capo dello Stato. Se non fosse stato per l’iniqua legge delle impronte digitali avrei rinunciato a parlare da questo palco. Mi sono sentito malissimo a sentire offendere il presidente della Repubblica. Se credete nell’impegno da me profuso finora permettetemi di chiedervi un applauso caldo e affettuoso per Giorgio Napolitano. Noi siamo l’Italia che tornerà a essere un Paese rispettabile. Ci vogliono rendere vili, volgari, razzisti, ma non lo saremo».

fonti: Corriere.it, Repubblica.it, Unita.it

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1 Commento (+aggiungi il tuo?)

  1. Alessio in Asia
    Lug 09, 2008 @ 18:47:10

    la maglietta “fermiamo il caimano” e’ bellissima

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