Intercettazioni

Sapete quali sono i problemi impellenti dell’Italia? La ‘monnezza’? La criminalità? L’evasione fiscale? La giustizia lenta e farraginosa? La ricerca di fonti alternative di energia e la lotta al caro petrolio? La vendita di Alitalia (che ci costa ogni anno una vagonata di milioni di euro)?

Ma no: il vero problema sono le intercettazioni telefoniche.

La principale preoccupazione del Cainano, in vista della ripresa delle grandi opere, del ponte sullo Stretto, del salvataggio dell’amata Rete 4, del ritorno al nucleare, è quella di tacere, come accadeva un tempo, quelle scomode verità venute alla luce grazie proprio alle intercettazioni.

Occorre fare in fretta (e in certi casi, le leggi vengano approvate in un lampo) promettere punizioni esemplari ai trasgressori.

E per capire che “è cosa buona e giusta”, via con una martellante campagna, con interviste montate ad hoc per far credere che tutti i normali cittadini siano preoccupati di essere intercettati: basta vedere, per esempio, il teatrino-tg dell”abusiva’ Rete 4.

Non è importante eliminare la corruzione, bensì eliminare i mezzi per portarla alla luce.

Col Paese che riprende la stagione degli scioperi, con le grandi aziende in crisi che continuano a licenziare, i salari reali sempre più bassi, la principale preoccupazione è arrivare a fine mese, non certo quella di essere intercettato al telefono.

Il nostro premier ha deciso: “divieto assoluto di intercettazioni, salvo per i reati di mafia, di camorra, di ‘ndrangheta, di criminalità organizzata e di terrorismo”. Per chi le fa, cioè per i giudici che le dispongono al di fuori di questi reati e per gli agenti che poi le realizzano assieme ai gestori telefonici che prestano il loro supporto: cinque anni di galera la pena massima prevista. Per i giornalisti che le pubblicano, cinque anni di galera.

Pensate al recente scandalo nella clinica Santa Rita, venuto alla luce proprio grazie alle intercettazioni.

Ha le idee chiare il Berluska: arrestare tutti coloro che lo dovrebbero (o potrebbero) controllare e che lo controllano ancora: magistrati e giornalisti. Sempre meglio che arrestare le persone che, intercettate, si scoprono essere colpevoli di reati.

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