Ancora sul nucleare

Sul suo blog, Beppe Grillo continua a manifestare il dissenso sull’intenzione di un ritorno al nucleare:

Il comitato di affari PDL e PD-meno-elle ha deciso che il nucleare si deve fare. Il futuro economico, energetico, industriale dell’Italia è legato al nucleare. I media si sono subito allineati, sanno che l’opinione pubblica è contraria. Nelle prossime settimane, nei prossimi mesi, attraverso dati, pubblicazioni scientifiche, testimonianze, video, interviste dimostrerò il contrario. Non è difficile.
Nucleare? No grazie.
Nel 1987 venti milioni di italiani hanno votato un referendum contro il nucleare. Scajola e la Marcegaglia contano più della volontà degli italiani? Chi li autorizza a prendere decisioni a nome del popolo italiano?
Si vuole il nucleare? Si tenga un nuovo referendum. Se gli italiani voteranno a favore, allora si potrà fare. Altrimenti no. Non si possono costruire centrali nucleari ignorando il risultato di un referendum popolare.
Scajola vuol fare lo sconto sulla bolletta a chi acconsentirà alle centrali nucleari vicino a casa. Dia lui l’esempio con una discarica di scorie nucleari nel suo giardino. La bolletta gliela pago io.

Ho già sostenuto che  sono fermamente contrario al ritorno al nucleare.

Oggi, cito un’intervista (di ‘Repubblica’) al premio Nobel (per la Fisica) Carlo Rubbia. In pratica, sostiene: “Né petrolio né carbone, soltanto il sole può darci energia“.

Con riferimento al petrolio, c’è stata una ingannevole sottovalutazione dell’andamento del prezzo e c’è una sopravvalutazione altrettanto insidiosa della capacità produttiva.

Non solo il petrolio e gli altri combustibili fossili sono in via di esaurimento, ma anche l’uranio, il combustibile per l’energia nucleare, è destinato a scarseggiare entro 35-40 anni. Non possiamo continuare perciò a elaborare piani energetici sulla base di previsioni sbagliate che rischiano di portarci fuori strada.

Dobbiamo sviluppare la più importante fonte energetica che la natura mette da sempre a nostra disposizione, senza limiti, a costo zero: e cioè il sole.

L’ultimo reattore in America è stato costruito nel 1979; il nucleare nella produzione energetica francese conta circa il 20%. Ma i costi altissimi dei loro 59 reattori sono stati sostenuti di fatto dallo Stato, per mantenere l’arsenale atomico.

Per costruire una centrale nucleare occorrono 8-10 anni di lavoro e la tecnologia proposta si basa su un combustibile, l’uranio appunto, di durata limitata. Poi resta, in tutto il mondo, il problema delle scorie. Non esiste un nucleare sicuro. O a bassa produzione di scorie. Esiste un calcolo delle probabilità, per cui ogni cento anni un incidente nucleare è possibile: e questo evidentemente aumenta con il numero delle centrali.

C’è un impianto per la produzione di energia solare, costruito nel deserto del Nevada su progetto spagnolo. Costa 200 milioni di dollari, produce 64 megawatt e per realizzarlo occorrono solo 18 mesi. Con 20 impianti di questo genere, si produce un terzo dell’elettricità di una centrale nucleare da un gigawatt. E i costi, oggi ancora elevati, si potranno ridurre considerevolmente quando verranno costruiti in gran quantità. Basti pensare che un ipotetico quadrato di specchi, lungo 200 chilometri per ogni lato, potrebbe produrre tutta l’energia necessaria all’intero pianeta. E un’area di queste dimensioni equivale appena allo 0,1 per cento delle zone desertiche del cosiddetto sun-belt. Per rifornire di elettricità un terzo dell’Italia, un’area equivalente a 15 centrali nucleari da un gigawatt, basterebbe un anello solare grande come il raccordo di Roma”.

Ma se è così semplice, perché non si fa? Perchè il sole non è soggetto ai monopoli. E non paga la bolletta.

Per chi fosse interessato all’argomento, ecco un link in cui leggere qualcosa sul cosiddetto Solare Termodinamico.

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