Precariato

La PDL elogia costantemente la legge Biagi (peraltro, basata fondamentalmente sul pacchetto Treu, primo governo Prodi); le statistiche (false, perchè basate su un falso concetto di ‘occupato’) parlano di disoccupazione ai minimi storici.

Berlusconi ci scherza su: “Siete precarie? Sposate un milionario”. Veltroni propone un salario minimo di mille euro al mese. Bertinotti dice che occorre “superare” la Legge 30 (era anche nel programma dell’Ulivo, ma non se n’è fatto nulla).

La realtà è che i precari in Italia sono un piccolo esercito sempre in crescita: quasi 6 milioni. In percentuale il 13-15% dei lavoratori italiani. Un dato ancor più drammatico se si considerano i nuovi assunti. Ogni 10 assunti, quasi otto, in media, sono precari. Ed esiste una giungla di leggi e tipologie contrattuali che spesso sono aggirate.

Due esempi: in Toscana, secondo l’Irpet, il 78% dei nuovi assunti è a termine. A Milano, secondo l’Osservatorio sul lavoro della Provincia, 7 nuovi lavoratori su 10 sono “flessibili”.

E restano fermi gli stipendi. Secondo il rapporto 2007 “Lavoratori subordinati tra professione e precariato” dell’Ires, analizzando i dati degli iscritti alla gestione separata dell’Inps, risulta che lo stipendio medio di un lavoratore ”autonomo” è di 15mila euro all’anno. Ma il 58% non supera i 10mila euro.

Un mito da sfatare, poi, è quello che i precari siano giovani. Per fare un esempio, i dati
statistici dicono invece che l’età media dei “collaboratori a progetto” è di 36 anni.

Il cinema comincia ad occuparsi sempre più del precariato: dal documentario di Ascanio Celestini, “Parole Sante” (che racconta le lotte dei lavoratori del call center Atesia) al film di Palo Virzì, “Tutta la vita davanti” (sarà un caso, ma anche questo ambientato in un call center), in uscita il 28 marzo.

Spero che anche il nuovo Governo, chiunque vinca le elezioni, sia più attento a queste problematiche. Ma ne dubito.

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