Il raccomandato? «Quello non sa manco le domande facili»

fonte: Gianluca Abate da ‘il Corriere del Mezzogiorno‘, 18-01-2008

C’è un’emozione, tra quelle raccontate dalle 392 pagine dell’inchiesta sull’ex ministro della Giustizia e sul «sistema» politico, che spiega più d’ogni altra cosa — al di là del presunto rilievo penale attribuito alla vicenda— cosa significhi «lottizzare». Quell’emozione è lo stupore di Carlo Camilleri, il consuocero di Clemente Mastella che alle ore 19.02 del 28 novembre 2006 dice a proposito di un geologo candidato a un concorso: « Quello è amico nostro. E hai visto? È passato addirittura senza avergli detto niente… ».
E sì. Ché, racconta il giudice Francesco Chiaromonte, il fatto che l’«amico» di turno passi un concorso senza la manina che lo spinge costituisce «una eccezione ». Gli altri, tutti gli altri, alle prove fanno invece figure barbine. Rispondono male anche alle domande più facili, non studiano le domande che gli vengono consegnate il giorno prima su un cd, mettono in imbarazzo gli sponsor politici. Alla fine, però, gli va bene comunque. Inidonei a un incarico, li «riciclano» in un altro, come l’ingegnere «trasformato» in geometra. Tutto va bene, visto che (è ancora il gip che scrive) «nessun posto può essere lasciato a disposizione di altri secondo le legali norme di concorso». Perché? «Perché serve al gruppo, serve per conseguire crediti, clientele da utilizzare».

La storia delle segnalazioni, delle raccomandazioni e delle «ritorsioni» (politiche o penali?) per la mancata accondiscendenza alla linea dettata dal partito, comincia in realtà con un’altra storia. Una storia che, a sentirla, vien quasi da sorridere come fosse una barzelletta. E’ ambientata sul Sele, il secondo fiume della Campania: come ogni fiume, ha due sponde. E, come può accadere solo in Campania, ha un ente per ogni sponda. Due consorzi di bacino. Uno per la riva destra («Bacino destra Sele»), un altro per quella sinistra («Bacino sinistra Sele»). Le ragioni? «Francamente inimmaginabili», chiosa il gip. O forse no, visto che i due enti «svolgono autonomi concorsi e gare d’appalto per le ragioni più varie ». Insomma, c’è il doppio dei posti. E Carlo Camilleri è «onnipresente»: segretario generale dell’autorità che controlla la riva sinistra, «coinvolto» nelle vicende che riguardano la sponda opposta.

Torniamo sull’altra riva, quella di sinistra. Lì l’autorità di bacino, bandisce un concorso per la nomina di ingegneri e geometri. E lì entra in gioco un ingegnere che chiameremo Archimede. Uno «segnalato da un consigliere dell’Udeur della Provincia di Salerno», che però ha «una preparazione di base scadente e ammessa dagli stessi esaminatori». Chi lo ha valutato, alle 9.57 del 21 novembre 2006, chiama Carlo Camilleri. La conversazione è di quelle che farebbero ridere a crepapelle, non fosse che oggi quest’ingegnere, seppur in un ruolo diverso, è al lavoro. Ecco cosa dice al telefono chi l’ha interrogato: « Ha fatto scena muta. E c’erano pure sei o sette persone che ascoltavano (…). Non ha saputo rispondere che cos’è un piano di sicurezza, quali sono i livelli di progettazione… Li conosco anche io che non sono un tecnico… E lui che è ingegnere! Insomma… preliminare, definitivo ed esecutivo… anche se uno li ha sentiti sporadicamente se li ricorda ». È un bel problema, ‘sto Archimede. Perché fa scena muta, e soprattutto «usa la disattenzione di fare una magra figura alla presenza di sette o otto persone », estranei che non avrebbero accettato la sua «promozione». La segnalazione, però, è di quelle che contano. E così il suo nome sparisce dalla selezione del 13 novembre 2006 (come non avesse mai sostenuto quell’esame) e riappare in un’altra. Solo che è per geometri. E lui arriva quarto. «Promosso», ma «si ignora se avesse tale qualifica».

Il caso di Archimede è un «inceppamento» nel meccanismo che non deve più ripetersi. E così «la preoccupazione di evitare inconvenienti analoghi a quelli venutisi a creare fa avanzare il livello di attenzione e consiglia di programmare prima le domande». A dirla tutta, fa pure litigare gli esaminatori, visto che uno « è molto bravo se deve aiutare », mentre un altro dice « se permetti faccio io la domanda ». Solo che in quell’occasione forse non è «buono» come dovrebbe, così all’esame successivo gli tocca una lavata di capo: « Fai quello che ti ho detto e non ti azzardare ». Tanto per andare sul sicuro, ai candidati le domande vengonodate il giorno prima. Il funzionario dell’autorità di bacino del Sele la racconta così: « Stamattina è venuto (…). Ho detto: stammi a sentire, tu devi rispondere a tre domande che trovi… Gli ho dato il disco… Il cd… Gli ho detto: basta che ti vedi gli articoli ». Insomma, «ai candidati sponsorizzati vengono fornite sia le domande che le risposte, o comunque le indicazioni sufficienti per poter agevolmente superare le prove. Così gli esami, pur svolgendosi alla presenza di altri candidati ignari, non daranno adito a dubbio alcuno».

L’Arpac e le due ragazze «segnalate»
C’è di tutto, nelle richieste (e a volte nelle nomine) che la Procura di Santa Maria Capua Vetere addebita come fossero un reato a questo o a quell’altro esponente politico dell’Udeur. C’è, ad esempio, l’episodio che riguarda la segnalazione di due ragazze all’Arpac. Le ragazze le segnala sempre il consuocero dell’ex ministro (beninteso, non che la parentela sia un reato). Il 4 dicembre 2006, ore 11.54, Carlo Camilleri compone un numero di telefono cellulare. E «preannuncia al suo interlocutore l’invio di un fax tramite il quale gli farà pervenire due nominativi». Dei quali, beninteso, l’«amico nostro non deve sapere nulla». Chi è l’amico nostro? «È verosimile che faccia riferimento al presidente dell’Arpac di Napoli, di cui Carlo Camilleri è amico ma che per ragioni di opportunità non deve venire a conoscenza della vicenda ». Come va a finire la storia, è raccontato nel provvedimento con cui il gip rigetta questa ipotesi come motivo d’arresto perché la Procura «non ha espletato alcun approfondimento » istruttorio. Gli «unici dati emersi», dunque, sono «la segnalazione di due nominativi e la circostanza che questi furono inseriti tra i soggetti che superarono le prove di preselezione ». A proposito, le correzioni «sono avvenute in forma anonima e automatizzata», dunque l’operazione di gara sembrerebbe perfettamente lineare. E invece no, perché c’è «un’eccezione fattuale»: la correzione si sarebbe svolta senza che «NESSUNO» (è il giudice a scriverlo tutto maiuscolo) dei candidati «fosse realmente presente».

Domanda: ma perché la «Team Consulting srl», società che l’Arpac aveva incaricato di effettuare la preselezione dei candidati a un concorso (pubblico) per cinque posti da collaboratore amministrativo, avrebbe dovuto «barare » sulle ammissioni? Risposta (quella della Procura, ovviamente): «Perché in cambio la società ha ottenuto l’appalto per la gestione della preselezione del concorso di direttore dei Parchi regionali della Campania». Vincenzo Pepe (estraneo all’indagine), «viene nominato presidente della commissione esaminatrice dal presidente della giunta regionale su proposta dell’assessore all’Ambiente Luigi Nocera ». E telefona immediatamente al sempiterno ingegnere Carlo Camilleri.
Pepe: «L’assessore mi ha voluto onorare di farmi presiedere la commissione di concorso sui direttori di parchi».
Camilleri: «Perfetto».
Pepe: «E quindi io sono a completa… Come si dice? Disponibilità e disposizione… ».
Camilleri: «Perfetto».
Pepe: «A buon intenditore poche parole».

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