Beppe Grillo, il successo del V-Day e alcune critiche

        parlamento pulito
                              (foto tratta dal blog di Beppe Grillo)
Sul Corriere della Sera di oggi, Sergio Romano replica ad un lettore sul recente V-day e sulla scarsa informazione ad esso data dai media tradizionali. Eccone una sintesi:

“Posso cercare di spiegare le ragioni per cui l’iniziativa di Beppe Grillo non mi è piaciuta e per cui anche oggi … ne parlo con molto disagio.
Gli sconfinamenti politici di attori, teatranti e umoristi appartengono, da Aristofane in poi, alla storia delle democrazie occidentali… Negli anni Cinquanta, Leo Longanesi, geniale editore, scrittore, artista e disegnatore satirico, cedette per un brevissimo periodo alla tentazione della politica e permise la formazione di un movimento che si sarebbe intitolato, dal nome del suo settimanale, «Circoli del Borghese». Più recentemente abbiamo avuto Nanni Moretti e i suoi girotondi… Il «teatrante» ha una grande capacità di comunicazione, mette alla berlina la classe politica, risveglia le frustrazioni e i risentimenti di una parte della società… La irresistibile ascesa del comico-politico dura generalmente qualche mese o pochi anni e si spegne quando il pubblico si stanca di ascoltare sempre le stesse battute o si accorge che nessuna soluzione politica potrà mai venire dal mondo dell’avanspettacolo. Così accadrà, suppongo, anche nel caso di Beppe Grillo… Per coloro che cercano di raffreddare i bollori e le intemperanze della politica italiana, lo spettacolo di Bologna è stato sconfortante. Il successo di Grillo dimostra indubbiamente che la classe politica italiana ha perduto gran parte della sua credibilità. Ma dimostra altresì che vi sono in tutti noi sentimenti beceri e forcaioli che un tribuno del palcoscenico può risvegliare… La«rete» ha creato una informazione alternativa che ha un alto grado di spontaneità e auto-organizzazione. I mezzi d’informazione tradizionali dovranno tenerne conto e fornire al lettore, sempre di più, le inchieste, le analisi e le riflessioni che i blog non possono dare”.

Che dire? Non sono d’accordo.
Se nel nostro Paese i nostri politici fanno ridere, allora un comico può anche fare politica.
Come cantava Gaber, ‘libertà è partecipazione’: non penso che la partecipazione di un qualunque cittadino (qualunque professione eserciti) debba fermarsi solo al voto (peraltro ridotto a poca cosa da una legge elettorale sciagurata).
In fondo, il movimento del V-Day non ha fatto altro che avanzare una proposta di legge, nella speranza di avere un Parlamento rinnovato.
Sono d’accordo con Romano, invece, sulla scarsa credibilità della classe politica e sulla importanza della informazione alternativa fornita dal web (aggiungo: spesso superiore a quella fornita da molti organi di informazione tradizionali).

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