Lo stress di tenere aggiornato 24 ore su 24 un blog, combinato con l’assenza di esercizio fisico e di sonno e con una dieta irregolare, sono una miscela potenzialmente letale che ha cominciato a mietere vittime nel mondo del web.
Due settimane fa in Florida è morto Russell Shaw, un prolifico blogger di temi tecnologici: improvviso infarto a 60 anni. In dicembre un altro blogger, Marc Orhant, era passato a miglior vita per un esteso blocco alle coronarie.
Sono casi isolati? Se lo è chiesto il New York Times raccogliendo le lamentele di altri «bloggers» che hanno perso peso o sono diventati obesi, che non riescono più a dormire regolarmente o crollano esausti sulla tastiera: tutti disturbi, se non proprio malattie, attribuite allo stress di dover produrre notizie in un ciclo di informazione non stop in cui la concorrenza è spesso feroce.
Alcuni di quelli che erano nati come diari online sono in effetti diventati negli ultimi anni veri e propri produttori di informazione che fanno concorrenza ai media tradizionali sul fronte della pubblicità. La pressione è enorme soprattutto per i free lance, navigatori della rete pagati spesso neanche dieci dollari a pezzo, ma anche chi sui blog ha costruito una fortuna ha motivo di preoccuparsi.
Non è da oggi che i blogger denunciano pubblicamente contraccolpi fisici del loro mestiere. Molti di loro sono pagati a pezzo, altri a numero di lettori, in una gerarchia retributiva che ripaga lo scoop anche se appena di pochi minuti. La velocità in questi casi è tutto.
Su Problogger.com, l’australiano Darren Rowse, che contribuisce a una ventina di blog oltre ai due da lui curati, ha stilato un piccolo manuale di sopravvivenza: tra i consigli, quello di «tagliare le catene della scrivania» e «tornare a buttar giù idee su taccuini di carta».
via|corriere.it, articolo di di Alessandra Baldini (Ansa)
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