Archivio per la categoria 'riflessioni'



30
Gen

Munnezza Day

La giornata del rifiuto o M-day (munnezza day).

E’ la manifestazione organizzata a Napoli dal meetup di Beppe Grillo per il 23 febbraio: tra le altre cose, si raccoglieranno firme per chiedere di avviare la raccolta differenziata porta a porta.

Ed ecco lo spot che ha per protagonisti un sacchetto destinato all’incenerimento e un pulcinella arrabbiato per il perdurare dell’emergenza.

28
Gen

Olocausto

Va benissimo ricordare ogni anno i tragici eventi legati all’Olocausto, ma spesso questo guardare indietro sembra non produrre molti risultati e dimentichiamo gli ‘olocausti’ dei nostri giorni: la guerra in Iraq, il dramma nel Darfur (che qualche politico nostrano confuse, qualche tempo fa, con lo ’slow food’) e più in generale, tutte le guerre in corso in Africa, la tragedia del Kosovo…

25
Gen

E se la fragilità fosse una virtù?

Vittorino Andreoli è uno psichiatra e scrittore veronese. Nel suo ultimo libro traccia un elogio della fragilità, arma per sopravvivere in un mondo in cui i valori principali sembrano essere quelli della forza, della potenza del decisionismo e dell’arroganza.

Sostenere che la fragilità è un valore umano potrebbe suonare come un’eresia. Qualsiasi studioso del comportamento animale potrebbe spiegarvi quanto sia indispensabile la paura per la sopravvivenza, ma ammetterebbe solo controvoglia che quella regola vale anche per noi. Eppure ogni giorno i piccoli passi e le grandi svolte della nostra vita ci insegnano che non sono affatto le dimostrazioni di forza a farci crescere, ma le nostre mille fragilità: tracce sincere della nostra umanità, che di volta in volta ci aiutano nell’affrontare le difficoltà, nel rispondere alle esigenze degli altri con partecipazione, aprendoci, quando serve, al loro dolore.

Seguendo le fasi della nostra crescita, Andreoli coniuga i mille volti della fragilità, rappresentandola non come una calamità per sventure, ma come uno scudo che da queste ci difende, perché quello che di solito consideriamo un difetto è invece la virtuosa attitudine che ci consente di stabilire un rapporto di empatia con chi ci è vicino. Con “L’uomo di vetro” Andreoli dimostra una tesi solo in apparenza paradossale: il fragile è l’uomo per eccellenza, perché considera gli altri, suoi pari e non, potenziali vittime, perché laddove la forza impone, respinge e reprime, la fragilità accoglie, incoraggia e comprende.

Benchè sia razionalmente inaccettabile, per Andreoli “il dolore è ciò che ci consente di sperimentare i nostri limiti ed è quindi anche educativo, nonostante cerchiamo di sconfiggerlo, sia a livello fisico che esistenziale. E’ il colore della nostra condizione esistenziale e sperimentarlo, a volte, ci aiuta a vivere, ci riporta alla nostra fragilità. La vera terapia del dolore è non essere soli, è la condivisione, il legame”.

23
Gen

Le scarpe di Berlusconi

Guardate questa foto. Al di là della Canalis, quello che mi ha colpito sono le scarpe di Silvio: ma avete visto lo spessore della suola e il tacco? Considerato anche un probabile rialzo interno, guadagnerà almeno 5-6 centimetri…

22
Gen

Italia, la peggio governata d’Europa?

Un ritratto del nostro Paese, in declino, il “peggio governato d’Europa”, viene dall’autorevole quotidiano americano Financial Times: un’Italia con una classe politica “iper-pagata”, inamovibile e trasformista, priva di consensi.
Secondo il giornale, l’emergenza-rifiuti a Napoli illustra perfettamente la “scleroticità” dei governi italiani, incapaci di sbrogliare una crisi ventennale, dominata dalla camorra.
Ancora: le dimissioni dell’ex ministro della Giustizia, Clemente Mastella, mostrano il “fallimento italiano nell’affrontare la corruzione rampante 15 anni dopo Tangentopoli, malgrado le promesse della cosiddetta ‘Seconda Repubblica ‘”.
Il tutto per colpa della “confusa e improbabile coalizione di nove litigiosi partiti” messa insieme dal premier Romano Prodi, ma anche del governo Berlusconi, “fiscalmente irresponsabile”, e della sua legge elettorale.

Beh, gli americani ci vedono così…

19
Gen

Cose italiane 3 (qui rischio di non finire più…)

Era costato la bellezza di 45 milioni di euro.

Non sto parlando di un’avveniristica infrastruttura, ma del portale Italia (www.italia.it), inaugurato poco più di un anno fa dal ministro Rutelli.

Ora pare (il condizionale è d’obbligo, non si sa mai) che il sito, nel silenzio generale dei media e della Corte dei Conti, sia andato in pensione anticipata a causa degli elevati costi e degli scarsi risultati.

Qui potete trovare altre informazioni a riguardo.

15
Gen

La fregatura degli stages

Ho sempre pensato che la legge Maroni (impropriamente attribuita a Biagi), se correttamente applicata, non sarebbe il peggiore dei mali. Certo, andrebbe quanto meno rivista. Il problema è che viene utilizzata dalle aziende in modo a dir poco ‘improprio’. Inoltre, un grosso male del mercato del lavoro italiano, sottovalutato e sottostimato dalle istituzioni competenti, è il proliferare direi ’selvaggio’ dei cosiddetti stages (o tirocini formativi).

 

Giovani nella trappola degli stage: quattro laureati su dieci senza paga
(di Federico Pace)

La gran parte di loro ha meno di ventisei anni, possiede almeno un titolo di laurea, e non riceve neppure un euro per lavorare, o imparare a lavorare, anche fino a 48 ore a settimana. Più della metà degli stagisti ha ripetuto, o è stato costretto a ripetere, l’esperienza più di una volta e, alla fine di quei mesi trascorsi in azienda, un terzo di loro ha dovuto amaramente confessare che lo stage non è servito a nulla. Ma soprattutto, la maggior parte di loro non ha avuto, durante il tirocinio, alcun progetto formativo.

Sono questi alcuni dei risultati della nostra indagine realizzata, insieme all’associazione del personale Gidp, sull’esperienza degli stage dei giovani, che ha coinvolto duemila stagisti e cento imprese, dopo che la Commissione europea ha lanciato l’allarme sull’abuso dello strumento dei tirocini. Dopo che l’istutuzione europea ha annunciato, per l’anno prossimo, l’adozione di una serie di interventi per stimolarne l’uso corretto e virtuoso con l’inquadramento del tirocinante in un adeguato percorso formativo seguito anche dalla presenza di un tutor.

Quella che è, e deve essere, un’opportunità per avvicinarsi al mondo delle aziende, rischia, forse in troppi casi, di diventare una specie di trappola. Lo stage così, come se fosse un panetto di plastilina, prende forme che la discostano dalla natura per cui è stato pensato e promosso.

Ma iniziamo dalla paga. Il quaranta per cento degli stagisti ha dichiarato di non avere ricevuto alcun rimborso mentre un altro dieci per cento ha detto di avere dovuto fare fronte a un rimborso inferiore ai duecento euro al mese. Un altro sette per cento ha ricevuto una somma compresa tra duecento e trecento euro. Pochi invece i fortunati che hanno potuto fare conto, a fine mese, su qualcosa che non avesso solo un carattere simbolico. Il tredici per cento ha ricevuto una cifra compresa tra 500 e settecento euro mentre un altro dodici per cento ha avuto una cifra superiore ai settecento euro (vedi tabella).

Quanto invece al progetto formativo solo il 35 per cento ha dichiarato di averlo avuto e di essere stato seguito da un tutor. A questi si aggiunge un 15 per cento che però, seppure con un progetto, non è stato seguito da alcun tutor. Ma quel che desta allarme è quel 51 per cento che dichiara di non essere stato inserito in alcun progetto formativo. Ma quali sono le realtà dove si fa un uso distorto dei tirocini? “Come gestore delle risorse umane – ci ha detto Paolo Citterio, presidente associazione direttori risorse umane GIDP/HRDA – vedo troppe malinconiche situazioni specie nelle piccole imprese che ancora non hanno capito né percepito che un laureato può fornire, ad esempio, nell’area del marketing o dello sviluppo della ricerca, un contributo importante ove l’imprenditore, che “sta sul pezzo” anche 12 ore al giorno e non ha il tempo né la cultura per crescere. Queste imprese hanno bisogno, forse non di maggiori controlli punitivi ma di facilitazioni, spiegazioni, indicazioni su come utilizzare al meglio i nostri stagisti laureati”.

Se si guarda alle ore trascorse in azienda ci si accorge che un terzo degli stagisti lavora più di 43 ore a settimana e di questi il dodici per cento arriva a lavorare per più di quarantotto ore.

Se c’è qualcosa di positivo è di certo il ruolo crescente delle università nell’avvicinamento al mondo del lavoro. L’80 per cento delle imprese dichiara di utilizzare proprio il canale delle facoltà per individuare le risorse da inserire al proprio interno in percorsi di tirocini. “La nostra azienda – ci ha detto Maurizio Villa direttore del personale di Leaf Dolciaria – utilizza ampiamente lo stage con vicendevole soddisfazione attraverso convenzioni fatte con le principali università, tra queste la Cattolica, la Bocconi, il Politecnico, l’università di Parma e altre”.

Ma in quali divisioni vengono inseriti per lo più i giovani? Molti trovano spazio nelle attività legate al marketing (il 21 per cento) e nella divisione dell’amministrazione, controllo e finanza (il 18 per cento). Un altrettanto numero significativo ha la possibilità di entrare nella ricerca e sviluppo e nella produzione.

Alla fine per molti il tirocinio, seppure a un prezzo alto, non è tempo perso. I due terzi dicono che è servito in qualche modo a qualcosa mentre per un 33 per cento è servito a poco o nulla. Per il 31 per cento il tempo trascorso in azienda è stato utile per affinare le competenze mentre il 27 per cento, ne ha approfittato per capire meglio quello che accade in un’impresa. Altri, più concretamente, ritengono che alla fine il tirocinio sia soprattutto servito a inserire nel proprio cv un’esperienza di lavoro.

Quanto all’esito occupazionale, a quasi sei stagisti su dieci non è stato proposto alcun contratto (il 55 per cento), al venti per cento è stata proposta una collaborazione a progetto, al dieci per cento un contratto a tempo determinato e al sei per cento un contratto a tempo indeterminato.

D’altronde il tasso di crescita dell’occupazione è ancora molto esiguo e le aziende si mostrano molto caute. “Oggi l’inserimento in azienda non è affato scontato – ci ha detto Tommaso Raimondi direttore personale e organizzazione di OM Linde - e le aziende sono molto attente ad inserire le persone giuste al posto giusto dopo averne ampiamente valutate le potenzialità. Il considerare lo stage a volta con qualche pregiudizio, ritenendolo in definitivo come una modalità di sfruttamento delle risorse da parte delle imprese senza sicurezza di essere poi assunti, porta inevitabilmente a perdere delle occasioni duplici: colmare il gap di conoscenza rispetto alla realtà aziendale e sicuramente escludere comunque di dischiudersi qualche opportunità di definitivo inserimento”.

Fonti: Miojob e BlogLavoro

15
Gen

Ancora evasione fiscale tra i nostri sportivi

Dopo Valentino Rossi, accusa di evasione fiscale anche per il ciclista Mario Cipollini: deve all’erario 1,1 milioni di euro.

Non è bastata la residenza all’estero per non pagare le tasse in Italia. Il fenomeno della residenza a Montecarlo si sta diffondendo a macchia d’olio, soprattutto tra i personaggi dello sport.

Mi chiedo: è giusto che atleti italiani, rappresentanti del nostro Paese debbano non pagare le tasse in Italia, come dovrebbe fare un qualunque loro connazionale? Che competano con i colori del Principato di Monaco!

14
Gen

Se il vostro partner ha una telecamera…

… prestate molta attenzione.

Per la Cassazione (con sentenza 1766), filmare i rapporti sessuali col partner anche senza il suo consenso non è reato: se le immagini non vengono mostrate a terzi non c’è violazione della privacy.

14
Gen

In Italia pochi laureati maschi

La percentuale di maschi laureati dai 25 ai 64 anni in Italia è esattamente la metà della media europea: 11,6% contro il 23,2%, il dato più basso di tutta l’Unione. A certificarlo, basandosi sull’Indagine europea sul lavoro del 2005, è Eurostat. L’agenzia statistica della comunità europea segnala inoltre che le cose non vanno molto meglio per le donne: nel loro caso la percentuale di laureate è del 12,8%, rispetto ad una media comunitaria del 22,7%. (fonte: corriere.it)

Mi domando: qual’è l’utilità della laurea per un ragazzo (o per una ragazza) se poi deve utilizzarla per lavorare in un call center, fare il venditore o comunque per aspirare ad un lavoro (spesso precario) per il quale il titolo di studio non c’entra nulla?




Blog Stats

  • 93,591 hits

 

Maggio 2008
L M M G V S D
« Apr    
 1234
567891011
12131415161718
19202122232425
262728293031  

Pagine

Le mie foto su Flickr

Dublino 2008 - 02

Dublino 2008 - 03

Dublino 2008 - 04

Dublino 2008 - 05

Dublino 2008 - 06

More Photos