Archivio per la categoria 'politica'

11
Mag

Il PDL contro Fazio e travaglio

Il Pdl si schiera contro la trasmissione di Fazio e Marco Travaglio. Il giornalista, magari esagerando un  pò nella forma, aveva attaccato il presidente del Senato, Renato Schifani, durante la trasmissione «Che tempo che fa» dello scorso sabato.

Spiega Travaglio: «Ho solo citato un fatto scritto già nel mio libro e in quello di Lirio Abbate, giornalista dell’Ansa minacciato dalla mafia e cioè che Schifani aveva avuto rapporti con persone poi condannate per mafia. È agli atti societari della Sicula Brokers fondata da lui, Enrico La Loggia, Mino Mandalà, condannato come boss mafioso, e Benny D’Agostino, condannato per concorso esterno. O si chiede conto a Schifani di questo o non si celebra Abbate come giornalista antimafia». «E poi, — continua — a Fazio ho spiegato che se dopo De Nicola, Pertini e Fanfani, ci ritroviamo con Schifani sono terrorizzato dal dopo: le uniche forme residue di vita sono il lombrico e la muffa. Anzi, la muffa no perché è molto utile».

19
Apr

il mitra di Silvio

Faccia a faccia informale a Villa Certosa: Berlusconi difende l’ “amico Vladimir”, a suo modo.
Una giornalista russa, che aveva rivolto a Putin una domanda sulla sua vita privata, si è vista anticipare la risposta dal nostro prossimo premier. Che le ha mimato contro un mitra.

Peccato che in Russia negli ultimi dieci anni sono morti più di 200 giornalisti e non si sono mai trovati gli assassini.

Se il buongiorno si vede dal mattino, credo che all’estero avranno di nuovo tanti motivi per ridere…

19
Apr

vignette

Staino (da unita.it)

Maramotti (da unita.it)

Maramotti (da unita.it)                                           Vauro (da ‘Anno Zero’, rai2)

18
Apr

‘Scaricati’ Padoa schioppa e prodi

Il cavalier bellachioma sceglierà ancora Tremonti (a cui non farei gestire neanche il mio condominio) come ministro dell’Economia? Riavremo nuovamente la ‘finanza creativa’? Che ci sarà poi di creativo nel far cassa vendendo il patrimonio dello Stato (invece di cercare di farlo fruttare) e elargendo condoni qua e là…

Sul suo blog, Marco Travaglio (chissà se lo rivedremo in tv o ci sarà un editto anche contro di lui) già rimpiange il ministro uscente Tommaso Padoa Schioppa: l’unico ministro dell’Economia, dopo Ciampi, che nei vertici internazionali non viene preso a pesci in faccia, ma anzi viene rispettato e ascoltato.

Magari ha avuto qualche uscita non felicissima (quella sui bamboccioni, ad esempio) ma è persona discreta e competente.

Ha rimesso in sesto in un anno e mezzo i disastrati conti dello Stato sfasciati dai suoi predecessori; ha fatto levare all’Italia la procedura d’infrazione aperta dall’Europa ai tempi del ‘miracolo (?) berlusconiano’; ha recuperato insieme al suo vice Vincenzo Visco una ventina di miliardi di euro di evasione fiscale. Insomma, ha riempito la botte che ora Berlusconi e c ompanytorneranno a prosciugare. Anziché elogiare e rivendicare i suoi successi, c’è pure qualche somaro che gli rinfaccia la crescita zero dell’economia, come se fossimo in Unione Sovietica dove l’industria era di Stato e di partito, come se le performance deprimenti delle nostre imprese private fossero colpa del governo.

Rimozione forzata per Padoa Schioppa, ma anche per Romano Prodi, altro politico troppo serio e competente per piacere ai berlusconiani “de sinistra” del nuovo Pd. Non è telegenico nemmeno lui. Non parla di sogni, non dice “I care” e nemmeno “We can”. Ma sgobba e sa far di conto. L’altro giorno, con un comunicato di tre righe, ha annunciato l’addio alla politica nel silenzio generale. Nel ‘96 ha battuto Berlusconi e nel ‘98 ha portato l’Italia in Europa; tre mesi dopo, per ringraziarlo, quei gran geni di D’Alema e Bertinotti l’han rovesciato, riconsegnando l’Italia a Berlusconi. Lui intanto è andato a presiedere la Commissione europea. Nel 2006 l’han richiamato per sconfiggere Berlusconi, cosa che lui puntualmente ha fatto per la seconda volta. Dopo un anno e mezzo l’han rispedito a casa senza nemmeno un grazie.

Lui se n’è tornato a Bologna, da dove era venuto, senza una parola polemica, mentre l’ultima ballerina di Uòlter, l’impresario-falco Massimo Calearo, andava in tv a ringraziare “San Clemente” Mastella per “averci liberato da Prodi”. Vedremo che cosa saran capaci di fare questi giganti del pensiero che reggono il Pd e il Pdl, a parte candidare mogli, figlie, portaborse, pregiudicati e qualche camicia nera, e chiacchierare per ore senza dire nulla. Personalmente già rimpiango Prodi e Padoa Schioppa. Due signori che han saputo uscire di scena con dignità ed eleganza e che quando non avevano niente da dire, non parlavano.

17
Apr

Il dopo-elezioni visto da Vauro

   

 

 

 

 

    vignette di Vauro Senesi

15
Apr

Elezioni: the day after ed i commenti della stampa estera

Accetto con profonda e personalissima delusione il responso delle urne: per la terza volta, l’imbonitore di Arcore guiderà il nostro Paese. Lo attendo al varco: vediamo che fine faranno l’Alitalia, i rifiuti di Napoli, il nostro sistema giudiziario, il precariato (andremo ancora avanti col trasformare un posto di lavoro in due precari, dicendo che è aumentata l’occupazione?), i conti pubblici (è facile, caro Tremonti, raggranellare un pò di soldini con i condoni e le vendite del patrimonio immobiliare e non del Paese), eccetera.

Non dimentichiamo che l’ultimo governo del ‘cavaliere coi tacchi’ si è concluso con una procedura di infrazione europea per eccesso di deficit di bilancio.

Attendo anche di vedere quanto sarà ‘editore liberale’, come ama autodefinirsi: qualcosa mi dice, ad esempio, che difficilmente rivedremo in tv Marco Travaglio, che ha il grave torto di fare accuse basandole su fatti, sentenze alla mano.

Prendo anche atto del fatto che, grazie a questa ’splendida’ legge elettorale, milioni di persone, a destra e a sinistra, non avranno rappresentanza nel nuovo Parlamento: tra loro ci sono precari, ecologisti, disoccupati, giovani. Lasciati fuori dal Parlamento per far posto ad un centinaio tra condannati, prescritti, indagati e rinviati a giudizio (qui trovate i nomi di alcuni di questi personaggi).

Vedremo anche la reazione di Fini (che ormai ha rinnegato pure se stesso) al federalismo fiscale preteso dalla Lega.

Tralasciando i titoloni dei quotidiani nostrani, tutt’altro che obiettivi, ho dato un’occhiata ai titoli di alcuni giornali stranieri. Il Sole 24Ore, in particolare, ne ha curato una rassegna:

Un ritorno al potere «rimarcabile», scrive il Financial Times, ma la vittoria è stata resa possibile dagli alleati di destra e saranno loro ad avere il controllo. «Resta in dubbio se l’Italia assisterà a una nuova era di stabilità politica», scrive il quotidiano economico britannico, «la coalizione di centro-destra ha perso la voce moderatrice dei cattolici di centro».

Il Cavaliere torna al potere «grazie all’alleato post-fascista», titola l’Independent, riferendosi a Gianfranco Fini.

Per il Guardian sarà «il governo più di destra» che l’Italia abbia avuto da quando Berlusconi è arrivato al potere la prima volta, nel 1994. Il premier dovrà «prendere sul serio» la Lega Nord, «virulenta» e anti-immigrati, che ha ottenuto un risonante «trionfo». Per la prima volta dal dopoguerra, il Parlamento italiano sarà diviso tra due gruppi principali, «il che dovrebbe portare stabilità». Ma «il trionfo di Berlusconi manderà un brivido di apprensione a Bruxelles», dove è di fresca memoria «il modo in cui ha mandato i conti pubblici fuori controllo, minacciando la stabilità dell’euro».

Il Times di Londra lo definisce un uomo «irreprimibile», «troppo attaccato agli interessi acquisiti e troppo perseguitato da accuse di corruzione per essere l’uomo scelto dagli italiani per ribaltare il declino economico e sociale del Paese».

È il Telegraph a ricordare, con un titolo a parte, che il processo nei confronti di Berlusconi, accusato di corruzione, riprenderà venerdì a Milano. «Il caso probabilmente andrà per le lunghe, ma l’Italia ha deciso»: «i suoi penosi, risultati di governo, le sue gaffe comiche e i suoi scontri con la giustizia non sono un ostacolo alla carica più alta». Intanto l’Italia - dice un altro titolo del Telegraph - è «il malato d’Europa».
La lista dei dossier caldi viene snocciolata dal francese Les Echos: il quotidiano economico francese spiega che il governo di Romano Prodi potrebbe restare in carica per gli affari correnti parecchie settimane, «eppure ci sono parecchi dossier urgenti che attendono decisioni», a cominciare dall’Alitalia. Berlusconi «continua a lasciar planare l’idea che un gruppo di uomini d’affari italiani, da solo, o con partner stranieri» possa acquisire la società.

Non c’è da stupirsi dunque se Berlusconi «promette mesi difficili» come titola il Nouvel Observateur sulla home page del suo sito, sottolineando due priorità, emergenza rifiuti e Alitalia.

Le Monde parla di «larga vittoria», Le Figaro è più colorito: «L’inconsumabile Cavaliere seduce sempre l’Italia». Per il quotidiano conservatore è «una personalità fuori dal comune, eccessiva e pazzerella», è «l’antitesi del politicamente corretto», eppure, «inaffondabile, è sopravvissuto ai magistrati, ai pessimi risultati economici, agli attacchi della sinistra e perfino al ridicolo». Secondo Le Figaro, Berlusconi domina sulla destra e Fini si accontenta del ruolo di secondo.

«Una vittoria grazie alla destra dura», scrive Libération: secondo il foglio di sinistra, il Cavaliere «è ormai ostaggio di questo alleato ingombrante», la Lega Nord. La Sinistra Arcobaleno è stata «laminata». «Anche a destra – osserva Libération – la scelta del voto utile sembra essere stata determinante. L’Italia si incammina verso il bipartitismo».

13
Apr

Cosa resterà di questa campagna elettorale

… La campagna elettorale, nonostante i momenti di volgarità del giorno in cui era caduto il governo di sinistra, quando l’ultimo giapponese prodiano Cusumano si era beccato uno sputo dal compagno di partito Barbato mentre il nazional alleato Nino Strano gli urlava «sei un cesso! checca squallida!», era partita con toni da club britannico.

Col Cavaliere da una parte e il sempre-giovane Walter dall’altra che, la mano ripiegata sul fianco e un fazzolettino di lino alla cinta, si scambiavano sorridendo educati colpi di fioretto. E tutti a dire: ah, finalmente, che garbo, come in Europa! Macché… Se Veltroni ha cercato fino all’ultimo di restare fedele al ruolo scelto («Per quanto aspro e offensivo sarà il loro linguaggio elettorale, io non risponderò») fino a tirarsi addosso l’incitazione a essere più grintoso, Silvio Berlusconi ci ha messo poco a riprendersi la parte che più gli piace. Quella di domatore del «suo» popolo. Che eccita e incanta e provoca e incendia toccando tutte le corde che sa essere più sensibili. «Anche oggi Veltroni dice tre bugie ogni due righe: è la vecchia ricetta stalinista sempre valida nella sinistra». «Ha detto 43 menzogne in una sola trasmissione!» «Dovrei ricordare che Veltroni disse che Stalin è un benefattore dell’umanità e che il comunismo è un’utopia positiva? No, sono cose non vere e io non me la sento di dire bugie. Noi siamo i nuovi, non vecchi comunisti riciclati che ricordano quei negozi che falliscono e mettono fuori il cartello nuova gestione ».

Il leader democratico parlava di «Rimonta spettacolare»? Risposta del Cavaliere: «Spettacolare bugia!». Macché, Veltroni sempre diritto. Senza azzannare mai: «E’ stata la più bella campagna elettorale che mi sia capitato di fare, soprattutto per gli incontri diretti, i pranzi a casa delle famiglie». E via a baciare bambini, abbracciare disabili, consolare anziani, sorseggiare analcolici con George Clooney («Avremmo potuto parlare di cinema, ma abbiamo parlato di politica, del Darfur, del Tibet, dell’Africa. Ci siamo molto stimati…») per chiudere infine la campagna sul palco di Roma cantando con Jovanotti «Mi fido di te» in mezzo a un coro di artisti che l’ufficio stampa si è premurato di contare per diffondere la lista. Settantuno: Roberto Andò, Zeudi Araya, Francesca Archibugi, Pippo Baudo, Margherita Buy… Silvio Berlusconi giura da anni di avere fondato «il partito dell’amore »? Walter Veltroni quello dell’amicizia. Andrea Vantini, il nuovo menestrello del Cavaliere, lancia un nuovo inno («Ci hanno provato / scrittori e comici / Un gioco perverso / di chi ha già perso / Presidente questo è per te / Menomale che Silvio c’è») intitolato «A Silvio»? Un gruppo di milanesi risponde con un inno scanzonato imbastito sulle note di “Ymca” dei Village People con mamme, pargoli, giovani sorridenti: «Cantiamo tutti insieme / I am pd / I am pd / Senza Silvio ma / neanche Dini perché / una nuova stagione c’è / I’m Pd».

E un discolo sinistrorso completa la controffensiva con una parodia dell’inno forzista: «Certe notti si mangia pesante / la peperonata con le capesante…» Chiunque vinca, cosa resterà? Intanto, i vuoti. Come quello lasciato da Clemente Mastella, che ha visto di colpo sgretolarsi il suo campanile e dopo esse re stato affettuosamente omaggiato al momento di buttare giù il governo è stato scaricato con la qualifica di impresentabile e confida che a tornare indietro ci penserebbe «dieci volte». O quello lasciato da Michela Brambilla, la rossa salmonata che dopo essere stata pompata per mesi dal Cavaliere (si prendeva così sul serio da dire cose tipo «col mio pedigree nessuno può giudicarmi») è scomparsa come aveva previsto Marcello Dell’Utri bollandola come «una sottomarca». O ancora quello lasciato da Alfonso Pecoraro Scanio e Oliviero Diliberto praticamente spariti alle spalle di un Fausto Bertinotti tornato a dilagare sugli schermi per comunicare il nuovo messaggio che fa inorridire il custode dell’ortodossia Marco Rizzo: «Quella comunista in futuro sarà soltanto una “tendenza culturale” all’interno della Sinistra arcobaleno».

Per non dire delle sedie vuote a Palermo per Gianfranco Fini, così irritato dal flop da spiegare a Fabrizio Roncone: «Allora, sia chiaro un punto: An è fortissima e il legame che i militanti hanno con me, beh, mi pare straordinario. Detto questo, ho ritenuto opportuno fare un passo indietro, lasciando che prevalesse l’interesse della patria». A costo di rimetterci: «Mediaticamente sì, non c’è alcun dubbio, ci ho rimesso. Sebbene io potrei stare tutti i giorni in prima pagina…». Resterà la campagna bellicosa di un Pierferdinando Casini mai visto prima, schieratissimo contro Veltroni ma più ancora contro il Cavaliere («ha una concezione padronale della politica») fino a usare parole mai sentite in bocca sua: «Fa schifo chi ha abbandonato Mastella dopo aver utilizzato i suoi servigi. Chi ritiene che Mastella sia la causa di tutti i guai del Paese non doveva firmargli dei fogli che gli garantivano la presenza in Parlamento di diversi parlamentari».

E poi resteranno il camerata pregiudicato Giuseppe Ciarrapico («’sta destra macchiata è ‘na monnezza») ma più ancora la Danielita Santanché, versione fascio-cuneese di Evita e Isabelita e altre condottiere peroniste. Una che si vantava di portar a spasso il figlio, Lorenzino il Magnifichino, con una carrozzina da quattro milioni («Che c’entra? Era bella: se ne fosse costati dieci l’avrei presa lo stesso») ma chiama a raccolta la plebe contro i politici che «devono guadagnare non più di 1.200 euro al mese». Che sfida Berlusconi dicendo «è ossessionato da me, ma tanto non gliela do…». Che urla ai comizi: «Siiiiii! Rivendico di essere fascista se fascista vuol dire cacciare a pedate nel sedere gli irregolari e i clandestini!» Che gongola alle maschie battute del suo nero pigmalione Francesco Storace: «Meglio una destra figa che una destra fighetta…».

E resterà lo scambio di manganellate con la camerata Alessandra Mussolini: «Credo che suo nonno si rivolti nella tomba a vederla fare la valletta di chi come Fini ha definito il fascismo il male assoluto». Risposta: «Proprio stanotte ho sognato mio nonno Benito che mi ha detto cosa pensa di lei…». «Te lo rivelo io cosa ti ha detto tuo nonno… ». Immortali. E poi ancora la minaccia dei fucili di Umberto Bossi «contro la canaglia centralista italiana, romana» e le battute poco cavalleresche del Cavaliere sulle sostenitrici della «sezione menopausa» e l’opportunità di «candidare le babbione» e l’elogio dellutriano e berlusconiano al mafioso Vittorio Mangano che non avendo accusato loro come volevano i giudici «è un eroe, a modo suo». E l’assalto teppistico a Giuliano Ferrara con un lancio di uova che spinse Maurizio Crippa a un omaggio irresistibile: «Ovazioni».

via | Corriere.it, articolo di Gian Antonio Stella

13
Apr

un voto migliore

Messaggio ai politici da Fiorello e Baldini:

«Dalla lettera di San Paolo votante ai politici: “Un voto migliore”».

Nell’ultimo giorno di campagna elettorale i due si sono lasciati andare sulle note di «Un mondo d’amore», brano reso celebre da Gianni Morandi nel 1967.

 

 

 

«C’è un grande foglio rosa/ dove nascono speranze/ che si chiamano elettori/ quello è il grande foglio elettorale/. Uno non tradirli mai, han fede in te/. Due non li deludere credono in te/. Tre non farli piangere, votano te/. Quattro non li abbandonare, ti cercheranno/. Quando avrai le mani in pasta e governerai/ per le cose belle ti ringrazieranno/ soffriranno per gli errori tuoi/. E tu ministro non lo sai/ ma se governi è grazie a noi/. Adesso chiedi un voto ma/ un voto ha i suoi comandamenti/. Uno non tradirci mai, votiamo te/. Due non ci deludere, crediamo in te/. Tre non farci piangere, votiamo te/. Quattro non farci restare tutti in mutande/ e al governo sentirai sulle spalle tue/ tutte le promesse, tutte le speranze/ di… un voto migliore»

Buon voto a tutti

12
Apr

Berlusconi, le tasse e i cuscini

Ieri sera, ospite di Mentana, un cavaliere sempre più crinito parlava di lotta all’evasione fiscale: un pò come se al Ku Klux Klan avessero chiesto di combattere la schiavitù …

Nei giorni scorsi il nostro ha tenuto a precisare di non essere un nano (come se essere bassi sia una colpa…), di essere alto m. 1,71, cioè più di Aznar, l’amico Putin (lui, sì che non è comunista…), e quanto Prodi.

Anche più di Alvaro Vitali, Yuri Chechi e Gargamella, aggiungerei, io.

Il ’suocero d’Italia’ fa capire di non essere turbato dalla sua statura non imponente, ma poi continua a ricorrere ad espedienti come questi presenti nel video sotto. Guardate l’assistente di studio che si precipita verso la sedia appena abbandonata dal cavaliere cu(s)cinato…

09
Apr

Domenica si vota

Da domenica si vota, ma vedo molto disinteresse in giro.
Io stesso non ho seguito alcuna trasmissione televisiva in cui c’era presente qualcuno dei nostri politici. Sono stanco di sentire le solite promesse, i soliti proclami. Gli ideali restano ma la politica mi delude sempre di più.
Poi questa legge elettorale che non consente di scegliere il candidato non aiuta: se Cuffaro, Dell’Utri e, in generale, un centinaio di persone condannate in primo e secondo grado, in via definitiva o rinviate a giudizio, sono già virtualmente elette in Parlamento, certo l’elettore è tentato da una scampagnata domenicale.  
Cosa c’è di veramente nuovo nelle forze in campo? Forse qualche lista civica comunale, come quelle sponsorizzate da Beppe Grillo.

Per il resto, Berlusconi ha 72 anni ed è alla quinta candidatura nonostante i suoi pessimi governi. Presiede una coalizione a forte rischio di instabilità: è difficile far coesistere Fini con Bossi.

Il PD sembra più compatto ma Veltroni fa il piacione, sembra voler imitare il Barak Obama degli USA, copiandone addirittuare lo slogan ”yes, we can”, tradotto in “si può fare”. Un pò di fantasia non avrebbe guastato. Ma fosse solo questo il problema… Le misure ipotizzate da Veltroni per combattere il precariato non mi convincono neanche un pò. Si sa poco di quello che vorrebbe fare nel campo della politica estera: continueremo con le ingenti spese militari? E le liberalizzazioni avviate con molta difficoltà da Bersani continueranno? Veltroni si è disfatto della componente di Sinistra della precedente coalizione, che spesso aveva contestato il capo (Prodi) ma, salvo qualche eccezione, gli era sempre stata leale. E ha puntato sui centristi, quelli che Prodi lo hanno fatto cadere (penso ai mastelliani, ai diniani…).

Gli altri candidati non sembrano avere molte chances anche se credo nel parziale successo delle coalizioni guidate dalla Santanchè e da Bertinotti: avranno il voto dei militanti che, compatti, andranno alle urne. Temo un forte calo del numero dei votanti, ma credo che il ‘non voto’ sia la cosa più sbagliata, equivale a rilasciare una delega in bianco agli altri che andranno alle urne.

Seguirò il vecchio consiglio ‘montanelliano’ di turarmi il naso e votare quello che reputo il meno peggio. E non sarà l’imbonitore di Arcore, ma questo si era capito…




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