Archivio per la categoria 'Libri'

30
Gen

Luca De Biase: "Economia della felicità"

Da uno dei più lucidi osservatori italiani di quanto accade nel mondo digitale, un’analisi che rimanda alla sfera del quotidiano. Sempre più componenti importanti della società condividono il pensiero che il capitalismo abbia esagerato: la monetizzazione della realtà non è la ricchezza. C’è bisogno di più felicità.

Il libro
“John Baffo è nato in Ghana. Conosce il tedesco e il serbo-croato. Ha vissuto in Europa per molti anni. Ora è nonno e fa il taxista a New York. Orgoglioso della sua stirpe ashanti, non nasconde un benevolo disprezzo per la vita americana. ‘Gli americani sono matti. Soldi. Soldi. Soldi. Niente felicità.’ Quella frase, un po’ buttata lì, mi ha fatto sorridere. Poi riflettere. Perché apriva una prospettiva insolita. Un africano che guarda dall’alto in basso gli americani e li compatisce non si incontra tutti i giorni.”

Lo si vede dalla vita quotidiana. Dalle piccole e grandi biografie dei testimoni dell’evoluzione tecnologica, della globalizzazione, dei creativi che lavorano sui nuovi media. A partire dai blogger: oltre un certo limite non c’è più felicità nella crescita economica. L’aumento indefinito del consumo implica una spinta indefinita di lavoro necessario a finanziarlo e di tempo da dedicare all’attività professionale. A scapito delle relazioni umane. Proprio quelle relazioni che invece costituiscono il principale generatore di felicità.
Ma la diffusione dei nuovi media digitali sta creando le condizioni di un ritorno alla dimensione della relazione tra le persone, del gratuito, della partecipazione.

La ricerca economica va in questa direzione. L’evoluzione dei media la conferma. Il fenomeno è in corso. Occorre prenderne atto e trarne le conseguenze per la progettazione sociale.

Non solo i blog o i foaf (friend of a friend), tipici di myspace, testimoniano di una spinta all’instaurarsi di relazioni tra le persone che vadano oltre la sfera monetaria. Basti osservare la richiesta sempre più forte di media partecipati o di visioni che abbraccino anche la vita aziendale vista come social network. In sostanza il sistema dei media ne esce trasformato. Se i media sono il massimo generatore di valore nella società dell’informazione, il sistema dei media è anche il settore che attraversa la più grande trasformazione. E ciò che è stato pionieristico per dieci anni e oggi è chiaro, domani sarà decisivo.

(fonte: www.feltrinellieditore.it)

25
Gen

E se la fragilità fosse una virtù?

Vittorino Andreoli è uno psichiatra e scrittore veronese. Nel suo ultimo libro traccia un elogio della fragilità, arma per sopravvivere in un mondo in cui i valori principali sembrano essere quelli della forza, della potenza del decisionismo e dell’arroganza.

Sostenere che la fragilità è un valore umano potrebbe suonare come un’eresia. Qualsiasi studioso del comportamento animale potrebbe spiegarvi quanto sia indispensabile la paura per la sopravvivenza, ma ammetterebbe solo controvoglia che quella regola vale anche per noi. Eppure ogni giorno i piccoli passi e le grandi svolte della nostra vita ci insegnano che non sono affatto le dimostrazioni di forza a farci crescere, ma le nostre mille fragilità: tracce sincere della nostra umanità, che di volta in volta ci aiutano nell’affrontare le difficoltà, nel rispondere alle esigenze degli altri con partecipazione, aprendoci, quando serve, al loro dolore.

Seguendo le fasi della nostra crescita, Andreoli coniuga i mille volti della fragilità, rappresentandola non come una calamità per sventure, ma come uno scudo che da queste ci difende, perché quello che di solito consideriamo un difetto è invece la virtuosa attitudine che ci consente di stabilire un rapporto di empatia con chi ci è vicino. Con “L’uomo di vetro” Andreoli dimostra una tesi solo in apparenza paradossale: il fragile è l’uomo per eccellenza, perché considera gli altri, suoi pari e non, potenziali vittime, perché laddove la forza impone, respinge e reprime, la fragilità accoglie, incoraggia e comprende.

Benchè sia razionalmente inaccettabile, per Andreoli “il dolore è ciò che ci consente di sperimentare i nostri limiti ed è quindi anche educativo, nonostante cerchiamo di sconfiggerlo, sia a livello fisico che esistenziale. E’ il colore della nostra condizione esistenziale e sperimentarlo, a volte, ci aiuta a vivere, ci riporta alla nostra fragilità. La vera terapia del dolore è non essere soli, è la condivisione, il legame”.




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