22 Agosto, 2009...10:33 am

Gli svizzeri in Italia a 190 all’ora E nessuno li punisce

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Gli svizzeri sono poi così corretti (se greto bancario a parte)? Noi italiani sia mo davvero ingovernabili? Gli stereoti pi nazionali vanno presi, smontati e stu diati. Solo allora possono rivelarsi istruttivi. All’inizio di agosto, qui sul Corriere, avevo raccontato la sorpresa autostra dale dell’estate 2009: auto italiane pre occupate del Sistema Tutor, e in genere rispettose dei limiti; auto straniere ben più disinvolte, spesso oltre i limiti.

Autovelox (Emmevi)

Autovelox (Emmevi)

Il turbofanatico — quello che ti piomba alle spalle con gli abbaglianti, a 190 km/h, e chiede strada per la sua prepo tenza — è spesso un forestiero. Di targa, almeno. Parecchi svizzeri, avevo notato. Qualche tedesco. Alcuni olandesi. Francesi, romeni, croati e resi denti di Montecarlo. Le multe non gli arrivano? mi ero domandato. Oppure arrivano e vengono ignorate? Per saper ne di più, ho scritto al Ministero dell’In terno, che mi ha girato all’ufficio legale della Polizia Stradale, dalla quale è emersa questa stupefacente realtà.

Co pio e incollo:
A) «Non esiste un meccanismo uni forme e condiviso di notifica internazio nale dei verbali relativi alla violazione delle regole della circolazione stradale. Fatta eccezione dei casi in cui c’è un ac cordo bilaterale (come per l’Austria), non esiste un obbligo per lo Stato di re sidenza dello straniero di comunicare all’Italia l’intestatario del veicolo che ha commesso la violazione. Anzi, alcuni Paesi si oppongono fermamente a que sta operazione»;
B) «Non esiste un sistema di esecuto rietà delle sanzioni nei confronti degli utenti che, avendo commesso violazio ne in uno Stato estero, non abbiano provveduto al relativo pagamento. In tal modo le infrazioni stradali restano spesso impunite se commesse a bordo di un veicolo immatricolato in un altro Stato. Chi paga lo fa, sostanzialmente, per buona volontà». Buona volontà! Tanti svizzeri, eviden temente, la perdono per strada, quando scendono in Italia. Scrive un lettore di Zurigo, Dino Nardi: «Da inizio 2008, ben 85.000 automobilisti svizzeri sono debitori di 1,4 milioni di euro per pe daggi non pagati in Italia. La Società Au tostrade, per incassare quei soldi, ha in caricato una società svizzera specializza ta nel recupero crediti».

Ho indagato. Secondo il Touring Club svizzero, si tratta di carte di credito scadute, man canza di contante e passaggi indebiti nella corsia Telepass. Conclude amaro il signor Nardi: «Evi dentemente gli automobilisti svizzeri (compresi noi stranieri che qui abitia mo), in genere disciplinati e ossequiosi del codice della strada, non prendono seriamente l’Italia e le sue leggi. Confi dano nella trasandatezza dell’applicazio ne. Se ciò accadesse a parti invertite, al tro che impunità: farsi individuare in Svizzera, anche dopo anni, dalle autori tà di polizia (magari in un controllo o un pernottamento) significa pagare ca ro, molto caro, il mancato pagamento di una multa, o altro. Provare per crede re! ». Diciamolo, sarebbe sorprendente se i transalpini, dentro di sé, la pensassero ancora come i loro antenati del Grand Tour: l’Italia è attraente perché tutto è permesso. Ai tempi erano peccatucci sessuali, aborriti dalla morale protestan te; oggi può essere un’Audi lanciata a 200 km/h su un’autostrada trafficata, al la faccia delle regole, della sicurezza e delle multe. Giacomo Leopardi — uo mo di Recanati, ma ha potuto evitare la A14 — aveva capito tutto: «Oggidì i viaggi più curiosi e più interessanti che si possono fare in Europa, cioè nel pae­se incivilito, sono quelli de’ paesi meno inciviliti». Un sospetto, quindi: è l’ambiente che crea il comportamento. Siamo ani mali sociali, imitiamo quelli che ci stan no intorno. Non esiste una predisposi zione alla sciatteria civile, anche se in Italia ci fa comodo pensarlo. Chi viag gia, lo sa: gli italiani nel mondo rispet tano regole che ignorano in patria (dal fisco all’ufficio, dall’università alla stra da). Che gli svizzeri, amici e vicini, fac ciano il contrario è culturalmente e an tropologicamente interessante (necessità di una pausa civica? voglia di va canza morale?). Ma è inaccettabile. Aiutiamoli a correggersi, regaliamo loro i beati giorni del castigo. Ci saranno rico noscenti, dai Grigioni all’Appenzello.

via | BEPPE SEVERGNINI su Corriere.it


2 Commenti

  • invece che fare luoghi comuni senza fornire prove…preoccupati dei documentati 40.000 forntalieri italiane che vengono a rubare il lavoro in canton ticino per poi spendere i soldi in italia senza pagare ne contributi ne favorendo l ‘economia svizzera.


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