Il ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola (quello che, essendo ministro dell’Interno, dette del ‘rompicoglioni’ all’appena ucciso Marco Biagi e fu costretto a dimettersi, per intenderci), annuncia raggiante: “Entro questa legislatura porremo la prima pietra per la costruzione nel nostro paese di un gruppo di centrali nucleari di nuova generazione”.
Personalmente non sono favorevole ad un ritorno al nucleare per una serie di ragioni, non ultima il fatto che il ritorno all’atomo vorrà dire abbandonare ogni altra alternativa che meriterebbe maggiore attenzione. Aggiungo che nel 2007, a livello globale, dal punto di vista dei nuovi impianti, l’eolico ha battuto il nucleare: l’anno scorso sono stati installati 20 mila megawatt di eolico contro 1,9 megawatt di energia prodotta dall’atomo. E’ un trend consolidato da anni e destinato, secondo le previsioni, a diventare ancora più netto nel prossimo quinquennio.
Non solo: per la prima volta l’eolico ha vinto la gara anche dal punto di vista dell’energia effettivamente prodotta. I due dati non coincidono perché le pale eoliche funzionano durante l’anno per un numero di ore inferiore a quello di impianto nucleare e dunque, a parità di potenza, producono meno elettricità.

La tendenza è consolidata anche negli Usa: il 30% di tutta la potenza elettrica installata durante il 2007 negli Staes viene dal vento e il dipartimento federale dell’energia prevede che entro il 2030 l’eolico raggiunga negli States una quota pari al 20 per cento dell’elettricità creando un’industria che, con l’indotto, darà lavoro a mezzo milione di persone. E’ un dato in linea con l’andamento di paesi europei come la Danimarca (21 per cento di elettricità dall’eolico), la Spagna (12 per cento), il Portogallo (9 per cento), la Germania (7 per cento).
In attesa della quarta generazione di reattori nucleari, che però deve ancora superare scogli teorici non trascurabili e non sarà pronta prima del 2030, le stime ufficiali prevedono una diminuzione del peso del nucleare nel mondo. La Iea (International Energy Agency) calcola che nel 2030 la quota di elettricità proveniente dall’atomo si ridurrà dall’attuale 16% (è il 6% dal punto di vista dell’energia totale) al 9-12%.
Penso anche al fatto che siamo il paese del sole (soprattutto per quanto riguarda il Meridione) e non riusciamo ad attuare una politica di diffusione dell’impiantistica solare. Se solo il governo Berlusconi 2 avesse dato degli incentivi per l’installazione di pannelli solari invece che per l’acquisto dei decoder per il digitale terrestre (volti ad agevolare soprattutto Mediaset Premium) ….
Aggiungo che venti anni fa, attraverso il referendum abrogativo, fu stabilito di fatto l’abbandono del ricorso all’energia nucleare come forma di approvvigionamento energetico, e di lì a qualche tempo le quattro centrali nucleari italiane (Trino Vercellese, Caorso, Latina e Garigliano) furono chiuse.
Secondo un sondaggio condotto dall’Ipr Marketing (per conto dei Verdi, a dir la verità) solo il 38% della popolazione al momento sarebbe favorevole alla apertura di centrali nucleari; percentuale, quest’ultima confermata anche da un sondaggio on line condotto da Repubblica (mentre nell’analogo sondaggio presente su corriere.it solo il 41% si pronuncia sfavorevolmente).
Penso che, quanto meno, la popolazione dovrebbe essere chiamata a pronunciarsi in materia. Ma con questo Governo, la vedo assai dura.
D’altronde è anche vero che lo strumento del referendum nel nostro paese è stato recentementeab-usato e conta sempre meno: non dimentichiamo che gli italiani votarono per l’eliminazione del ministero dell’agricoltura (peraltro non mi pareva una grande idea) e nacque il ministero delle politiche agricole; cosa analoga è accaduta col finanziamento pubblico ai partiti.
La software house

Confermata la condanna a 16 anni
HDClone
Lo scorso dicembre, l’inchiesta di Report dal titolo
Battibecco tra il giornalista Marco Travaglio e il sottosegretario leghista alle Infrastrutture, Roberto Castelli, poco dopo l’inizio della trasmissione Annozero su Raidue. Travaglio ha citato esempi internazionali in cui la stampa ha contribuito a smascherare comportamenti scorretti da parte di politici: «In tutti questi casi non sono stati i giornalisti a scusarsi» ha sottolineato. «All’estero si usa così: i giornalisti si scusano quando fanno errori, ma se dicono la verità a scusarsi sono i politici».


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