Cosa resterà di questa campagna elettorale
… La campagna elettorale, nonostante i momenti di volgarità del giorno in cui era caduto il governo di sinistra, quando l’ultimo giapponese prodiano Cusumano si era beccato uno sputo dal compagno di partito Barbato mentre il nazional alleato Nino Strano gli urlava «sei un cesso! checca squallida!», era partita con toni da club britannico.
Col Cavaliere da una parte e il sempre-giovane Walter dall’altra che, la mano ripiegata sul fianco e un fazzolettino di lino alla cinta, si scambiavano sorridendo educati colpi di fioretto. E tutti a dire: ah, finalmente, che garbo, come in Europa! Macché… Se Veltroni ha cercato fino all’ultimo di restare fedele al ruolo scelto («Per quanto aspro e offensivo sarà il loro linguaggio elettorale, io non risponderò») fino a tirarsi addosso l’incitazione a essere più grintoso, Silvio Berlusconi ci ha messo poco a riprendersi la parte che più gli piace. Quella di domatore del «suo» popolo. Che eccita e incanta e provoca e incendia toccando tutte le corde che sa essere più sensibili. «Anche oggi Veltroni dice tre bugie ogni due righe: è la vecchia ricetta stalinista sempre valida nella sinistra». «Ha detto 43 menzogne in una sola trasmissione!» «Dovrei ricordare che Veltroni disse che Stalin è un benefattore dell’umanità e che il comunismo è un’utopia positiva? No, sono cose non vere e io non me la sento di dire bugie. Noi siamo i nuovi, non vecchi comunisti riciclati che ricordano quei negozi che falliscono e mettono fuori il cartello nuova gestione ».
Il leader democratico parlava di «Rimonta spettacolare»? Risposta del Cavaliere: «Spettacolare bugia!». Macché, Veltroni sempre diritto. Senza azzannare mai: «E’ stata la più bella campagna elettorale che mi sia capitato di fare, soprattutto per gli incontri diretti, i pranzi a casa delle famiglie». E via a baciare bambini, abbracciare disabili, consolare anziani, sorseggiare analcolici con George Clooney («Avremmo potuto parlare di cinema, ma abbiamo parlato di politica, del Darfur, del Tibet, dell’Africa. Ci siamo molto stimati…») per chiudere infine la campagna sul palco di Roma cantando con Jovanotti «Mi fido di te» in mezzo a un coro di artisti che l’ufficio stampa si è premurato di contare per diffondere la lista. Settantuno: Roberto Andò, Zeudi Araya, Francesca Archibugi, Pippo Baudo, Margherita Buy… Silvio Berlusconi giura da anni di avere fondato «il partito dell’amore »? Walter Veltroni quello dell’amicizia. Andrea Vantini, il nuovo menestrello del Cavaliere, lancia un nuovo inno («Ci hanno provato / scrittori e comici / Un gioco perverso / di chi ha già perso / Presidente questo è per te / Menomale che Silvio c’è») intitolato «A Silvio»? Un gruppo di milanesi risponde con un inno scanzonato imbastito sulle note di “Ymca” dei Village People con mamme, pargoli, giovani sorridenti: «Cantiamo tutti insieme / I am pd / I am pd / Senza Silvio ma / neanche Dini perché / una nuova stagione c’è / I’m Pd».
E un discolo sinistrorso completa la controffensiva con una parodia dell’inno forzista: «Certe notti si mangia pesante / la peperonata con le capesante…» Chiunque vinca, cosa resterà? Intanto, i vuoti. Come quello lasciato da Clemente Mastella, che ha visto di colpo sgretolarsi il suo campanile e dopo esse re stato affettuosamente omaggiato al momento di buttare giù il governo è stato scaricato con la qualifica di impresentabile e confida che a tornare indietro ci penserebbe «dieci volte». O quello lasciato da Michela Brambilla, la rossa salmonata che dopo essere stata pompata per mesi dal Cavaliere (si prendeva così sul serio da dire cose tipo «col mio pedigree nessuno può giudicarmi») è scomparsa come aveva previsto Marcello Dell’Utri bollandola come «una sottomarca». O ancora quello lasciato da Alfonso Pecoraro Scanio e Oliviero Diliberto praticamente spariti alle spalle di un Fausto Bertinotti tornato a dilagare sugli schermi per comunicare il nuovo messaggio che fa inorridire il custode dell’ortodossia Marco Rizzo: «Quella comunista in futuro sarà soltanto una “tendenza culturale” all’interno della Sinistra arcobaleno».
Per non dire delle sedie vuote a Palermo per Gianfranco Fini, così irritato dal flop da spiegare a Fabrizio Roncone: «Allora, sia chiaro un punto: An è fortissima e il legame che i militanti hanno con me, beh, mi pare straordinario. Detto questo, ho ritenuto opportuno fare un passo indietro, lasciando che prevalesse l’interesse della patria». A costo di rimetterci: «Mediaticamente sì, non c’è alcun dubbio, ci ho rimesso. Sebbene io potrei stare tutti i giorni in prima pagina…». Resterà la campagna bellicosa di un Pierferdinando Casini mai visto prima, schieratissimo contro Veltroni ma più ancora contro il Cavaliere («ha una concezione padronale della politica») fino a usare parole mai sentite in bocca sua: «Fa schifo chi ha abbandonato Mastella dopo aver utilizzato i suoi servigi. Chi ritiene che Mastella sia la causa di tutti i guai del Paese non doveva firmargli dei fogli che gli garantivano la presenza in Parlamento di diversi parlamentari».
E poi resteranno il camerata pregiudicato Giuseppe Ciarrapico («’sta destra macchiata è ‘na monnezza») ma più ancora la Danielita Santanché, versione fascio-cuneese di Evita e Isabelita e altre condottiere peroniste. Una che si vantava di portar a spasso il figlio, Lorenzino il Magnifichino, con una carrozzina da quattro milioni («Che c’entra? Era bella: se ne fosse costati dieci l’avrei presa lo stesso») ma chiama a raccolta la plebe contro i politici che «devono guadagnare non più di 1.200 euro al mese». Che sfida Berlusconi dicendo «è ossessionato da me, ma tanto non gliela do…». Che urla ai comizi: «Siiiiii! Rivendico di essere fascista se fascista vuol dire cacciare a pedate nel sedere gli irregolari e i clandestini!» Che gongola alle maschie battute del suo nero pigmalione Francesco Storace: «Meglio una destra figa che una destra fighetta…».
E resterà lo scambio di manganellate con la camerata Alessandra Mussolini: «Credo che suo nonno si rivolti nella tomba a vederla fare la valletta di chi come Fini ha definito il fascismo il male assoluto». Risposta: «Proprio stanotte ho sognato mio nonno Benito che mi ha detto cosa pensa di lei…». «Te lo rivelo io cosa ti ha detto tuo nonno… ». Immortali. E poi ancora la minaccia dei fucili di Umberto Bossi «contro la canaglia centralista italiana, romana» e le battute poco cavalleresche del Cavaliere sulle sostenitrici della «sezione menopausa» e l’opportunità di «candidare le babbione» e l’elogio dellutriano e berlusconiano al mafioso Vittorio Mangano che non avendo accusato loro come volevano i giudici «è un eroe, a modo suo». E l’assalto teppistico a Giuliano Ferrara con un lancio di uova che spinse Maurizio Crippa a un omaggio irresistibile: «Ovazioni».
via | Corriere.it, articolo di Gian Antonio Stella
un voto migliore
Messaggio ai politici da Fiorello e Baldini:
«Dalla lettera di San Paolo votante ai politici: “Un voto migliore”».
Nell’ultimo giorno di campagna elettorale i due si sono lasciati andare sulle note di «Un mondo d’amore», brano reso celebre da Gianni Morandi nel 1967.
«C’è un grande foglio rosa/ dove nascono speranze/ che si chiamano elettori/ quello è il grande foglio elettorale/. Uno non tradirli mai, han fede in te/. Due non li deludere credono in te/. Tre non farli piangere, votano te/. Quattro non li abbandonare, ti cercheranno/. Quando avrai le mani in pasta e governerai/ per le cose belle ti ringrazieranno/ soffriranno per gli errori tuoi/. E tu ministro non lo sai/ ma se governi è grazie a noi/. Adesso chiedi un voto ma/ un voto ha i suoi comandamenti/. Uno non tradirci mai, votiamo te/. Due non ci deludere, crediamo in te/. Tre non farci piangere, votiamo te/. Quattro non farci restare tutti in mutande/ e al governo sentirai sulle spalle tue/ tutte le promesse, tutte le speranze/ di… un voto migliore»
Buon voto a tutti
Berlusconi, le tasse e i cuscini
Ieri sera, ospite di Mentana, un cavaliere sempre più crinito parlava di lotta all’evasione fiscale: un pò come se al Ku Klux Klan avessero chiesto di combattere la schiavitù …
Nei giorni scorsi il nostro ha tenuto a precisare di non essere un nano (come se essere bassi sia una colpa…), di essere alto m. 1,71, cioè più di Aznar, l’amico Putin (lui, sì che non è comunista…), e quanto Prodi.
Anche più di Alvaro Vitali, Yuri Chechi e Gargamella, aggiungerei, io.
Il ’suocero d’Italia’ fa capire di non essere turbato dalla sua statura non imponente, ma poi continua a ricorrere ad espedienti come questi presenti nel video sotto. Guardate l’assistente di studio che si precipita verso la sedia appena abbandonata dal cavaliere cu(s)cinato…
Domenica si vota
Da domenica si vota, ma vedo molto disinteresse in giro.
Io stesso non ho seguito alcuna trasmissione televisiva in cui c’era presente qualcuno dei nostri politici. Sono stanco di sentire le solite promesse, i soliti proclami. Gli ideali restano ma la politica mi delude sempre di più.
Poi questa legge elettorale che non consente di scegliere il candidato non aiuta: se Cuffaro, Dell’Utri e, in generale, un centinaio di persone condannate in primo e secondo grado, in via definitiva o rinviate a giudizio, sono già virtualmente elette in Parlamento, certo l’elettore è tentato da una scampagnata domenicale.
Cosa c’è di veramente nuovo nelle forze in campo? Forse qualche lista civica comunale, come quelle sponsorizzate da Beppe Grillo.
Per il resto, Berlusconi ha 72 anni ed è alla quinta candidatura nonostante i suoi pessimi governi. Presiede una coalizione a forte rischio di instabilità: è difficile far coesistere Fini con Bossi.
Il PD sembra più compatto ma Veltroni fa il piacione, sembra voler imitare il Barak Obama degli USA, copiandone addirittuare lo slogan ”yes, we can”, tradotto in “si può fare”. Un pò di fantasia non avrebbe guastato. Ma fosse solo questo il problema… Le misure ipotizzate da Veltroni per combattere il precariato non mi convincono neanche un pò. Si sa poco di quello che vorrebbe fare nel campo della politica estera: continueremo con le ingenti spese militari? E le liberalizzazioni avviate con molta difficoltà da Bersani continueranno? Veltroni si è disfatto della componente di Sinistra della precedente coalizione, che spesso aveva contestato il capo (Prodi) ma, salvo qualche eccezione, gli era sempre stata leale. E ha puntato sui centristi, quelli che Prodi lo hanno fatto cadere (penso ai mastelliani, ai diniani…).
Gli altri candidati non sembrano avere molte chances anche se credo nel parziale successo delle coalizioni guidate dalla Santanchè e da Bertinotti: avranno il voto dei militanti che, compatti, andranno alle urne. Temo un forte calo del numero dei votanti, ma credo che il ‘non voto’ sia la cosa più sbagliata, equivale a rilasciare una delega in bianco agli altri che andranno alle urne.
Seguirò il vecchio consiglio ‘montanelliano’ di turarmi il naso e votare quello che reputo il meno peggio. E non sarà l’imbonitore di Arcore, ma questo si era capito…
(S)cambio casa: un nuovo modo di viaggiare?
L’ultima moda per i viaggiatori low budget sembra essere l’Home Exchange, letteralmente “scambia casa”: occorrono una casa da offrire in cambio di un’altra, una meta da scegliere e un po’ di abilità con Internet. La maggior parte delle offerte, infatti, arriva proprio dal web. La lista dei siti è lunga e occorre saper scegliere e fidarsi. La garanzia, del resto, risiede nella formula stessa: il proprio appartamento finisce nelle mani non di una persona qualunque ma di chi mette a disposizione il proprio.
Ma la propria casa sarà all’altezza di una mega villa a Miami? Finora le statistiche dicono di sì. L’Italia, poi, è una delle mete più ambite.
Nell’abitazione che si sceglie, sia essa una baita nelle Alpi francesi o una casetta a Tahiti, si potrà usare tutto quello che capita a portata di mano, come se fosse proprio: dai libri ai cd, ai giocattoli se si hanno bambini. Alla fine del soggiorno a casa si porterà il ricordo di un’immersione completa in un mondo diverso.
Passiamo a qualche link. Homelink è stata fondata nel 1953 ma è negli ultimi anni che è esplosa come fenomeno di tendenza, con circa 15 mila famiglie dislocate su 80 paesi del mondo.
Gli appassionati di Centro e Sud America possono consultare Intervac: le destinazioni preferite sono quelle marine, in alcune delle coste più belle del mondo.
Su Home Exchange si può scegliere fra 20 mila case e oltre alle vacanze lunghe è possibile optare anche per soggiorni brevi come per esempio i weekend.
via | panorama.it
Vignette
Schede elettorali Le promesse di Walter

via|Arnald da repubblica.it
Le accuse di Berlusconi L’Occidente e il Tibet
via|Staino da unita.it
Internet può finire?
In un interessante articolo (”10 Ways the Internet, As We Know It, Will Die“) presente su GigaOM viene stilato un elenco dei motivi che potrebbero portare alla scomparsa del web di oggi.
Anzitutto, il possibile sovvertimento del mondo dei nomi di dominio: con un attacco al sistema Dns (Domain Name Service) gli indirizzi web non sarebbero più attendibili e gli internauti diventerebbero facilmente vittima di phishing, frodi e simili.
Ancora: una rete di milioni di computer zombie, ovvero Pc connessi che vengono sfruttati da hacker e software maligni per sferrare attacchi informatici e minare la sicurezza del web.
Pericoloso sarebbe un sabotaggio dei cavi telefonici che corrono nelle profondità marine per portare la connessione in giro per il mondo: Internet diverrebbe inaccessibile per milioni di persone, come è avvenuto all’inizio dell’anno, in seguito al danneggiamento dei cavi nel Mediterraneo.
Inoltre: attacchi ai router da parte di virus super intelligenti che compromettono e bloccano il traffico in rete, o instabilità e crollo del sistema a causa di un massiccio riavvio delle macchine degli utenti mondiali in seguito all’installazione automatica degli aggiornamenti di un’applicazione.
Infine, internet cambierebbe faccia se, improvvisamente, si frammentasse in una molteplicità di isole autonome, comunità indipendenti e autoreferenziali che non comunicano tra loro; oppure se davvero il web terminasse di essere ‘neutrale’.
I pericoli (fisici) per i ‘bloggers’
Lo stress di tenere aggiornato 24 ore su 24 un blog, combinato con l’assenza di esercizio fisico e di sonno e con una dieta irregolare, sono una miscela potenzialmente letale che ha cominciato a mietere vittime nel mondo del web.
Due settimane fa in Florida è morto Russell Shaw, un prolifico blogger di temi tecnologici: improvviso infarto a 60 anni. In dicembre un altro blogger, Marc Orhant, era passato a miglior vita per un esteso blocco alle coronarie.
Sono casi isolati? Se lo è chiesto il New York Times raccogliendo le lamentele di altri «bloggers» che hanno perso peso o sono diventati obesi, che non riescono più a dormire regolarmente o crollano esausti sulla tastiera: tutti disturbi, se non proprio malattie, attribuite allo stress di dover produrre notizie in un ciclo di informazione non stop in cui la concorrenza è spesso feroce.
Alcuni di quelli che erano nati come diari online sono in effetti diventati negli ultimi anni veri e propri produttori di informazione che fanno concorrenza ai media tradizionali sul fronte della pubblicità. La pressione è enorme soprattutto per i free lance, navigatori della rete pagati spesso neanche dieci dollari a pezzo, ma anche chi sui blog ha costruito una fortuna ha motivo di preoccuparsi.
Non è da oggi che i blogger denunciano pubblicamente contraccolpi fisici del loro mestiere. Molti di loro sono pagati a pezzo, altri a numero di lettori, in una gerarchia retributiva che ripaga lo scoop anche se appena di pochi minuti. La velocità in questi casi è tutto.
Su Problogger.com, l’australiano Darren Rowse, che contribuisce a una ventina di blog oltre ai due da lui curati, ha stilato un piccolo manuale di sopravvivenza: tra i consigli, quello di «tagliare le catene della scrivania» e «tornare a buttar giù idee su taccuini di carta».
via|corriere.it, articolo di di Alessandra Baldini (Ansa)
Il senso della vita per ‘Don Pizarro’
Corrado Guzzanti nei panni di Don Pizarro a “Parla con me”.
… “Il senso della vita e’ la vita, il fine della vita e’ la fine” …
La coerenza di Fini
In un’intervista da ‘La Stampa’, aprile 1994: “Mussolini è stato il più grande statista del secolo.”
Passano gli anni e durante la sua visita in Israele del 24 novembre 2003: “Di fronte all’orrore della Shoah, simbolo perenne dell’abisso d’infamia in cui può precipitare l’uomo che disprezza Dio, sale fortissimo il bisogno di tramandare la memoria e far sì che mai più in futuro sia riservato, anche ad un solo essere umano, ciò che il nazismo riservò all’intero popolo ebraico.”
Nel dicembre 2006 dichiara la propria apertura a discutere sul tema del riconoscimento dei diritti delle coppie di fatto, comprendendo in esse le unioni omosessuali: “Se ci sono diritti o doveri delle persone che non sono tutelati perché fanno parte di un’unione e non di una famiglia servirà un intervento legislativo per rimuovere la disparità. Naturalmente quando parlo di persone mi riferisco a tutti.”
Successivamente si dice contrario al disegno di legge presentato dal centrosinistra per regolamentare la materia (i d.i.c.o.). Nel frattempo si separa dalla moglie e ha una figlia fuori dal matrimonio proprio a pochi mesi dalla sua adesione al Family Day.
In un’intervista del dicembre 2007 a ‘Libero’ riferisce: “La Casa delle Libertà è stata demolita da Silvio. La favola della Cdl è finita, Berlusconi con me ha chiuso, non pensi di recuperarmi, io al contrario di lui non cambio improvvisamente idea e posizione. Si ricordi (Berlusconi) che se vuole fare il presidente del Consiglio deve fare i conti con me e poi io ho vent’anni di meno… Mica si crede di essere eterno”. E ancora: “Comportarsi nel modo in cui sta facendo Berlusconi non ha niente a che fare con il teatrino della politica: significa essere alle comiche finali. Da queste mie parole, volutamente molto nette, voglio che sia a tutti chiaro che, almeno per quello che riguarda il presidente di An, non esiste alcuna possibilità che An si sciolga e confluisca nel nuovo partito di Berlusconi.”. (dal discorso all’assemblea di AN, 9 dicembre 2007).
Ai primi del Febbraio 2008, però, Berlusconi e Fini hanno avuto molti incontri nei quali hanno miracolosamente appianato le divergenze passate e si sono accordati per presentarsi alle imminenti elezioni del 13 e 14 Aprile sotto il simbolo del Popolo della Libertà.
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