Schede elettorali Le promesse di Walter

via|Arnald da repubblica.it
Le accuse di Berlusconi L’Occidente e il Tibet
via|Staino da unita.it
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In un interessante articolo (”10 Ways the Internet, As We Know It, Will Die“) presente su GigaOM viene stilato un elenco dei motivi che potrebbero portare alla scomparsa del web di oggi.
Anzitutto, il possibile sovvertimento del mondo dei nomi di dominio: con un attacco al sistema Dns (Domain Name Service) gli indirizzi web non sarebbero più attendibili e gli internauti diventerebbero facilmente vittima di phishing, frodi e simili.
Ancora: una rete di milioni di computer zombie, ovvero Pc connessi che vengono sfruttati da hacker e software maligni per sferrare attacchi informatici e minare la sicurezza del web.
Pericoloso sarebbe un sabotaggio dei cavi telefonici che corrono nelle profondità marine per portare la connessione in giro per il mondo: Internet diverrebbe inaccessibile per milioni di persone, come è avvenuto all’inizio dell’anno, in seguito al danneggiamento dei cavi nel Mediterraneo.
Inoltre: attacchi ai router da parte di virus super intelligenti che compromettono e bloccano il traffico in rete, o instabilità e crollo del sistema a causa di un massiccio riavvio delle macchine degli utenti mondiali in seguito all’installazione automatica degli aggiornamenti di un’applicazione.
Infine, internet cambierebbe faccia se, improvvisamente, si frammentasse in una molteplicità di isole autonome, comunità indipendenti e autoreferenziali che non comunicano tra loro; oppure se davvero il web terminasse di essere ‘neutrale’.
Lo stress di tenere aggiornato 24 ore su 24 un blog, combinato con l’assenza di esercizio fisico e di sonno e con una dieta irregolare, sono una miscela potenzialmente letale che ha cominciato a mietere vittime nel mondo del web.
Due settimane fa in Florida è morto Russell Shaw, un prolifico blogger di temi tecnologici: improvviso infarto a 60 anni. In dicembre un altro blogger, Marc Orhant, era passato a miglior vita per un esteso blocco alle coronarie.
Sono casi isolati? Se lo è chiesto il New York Times raccogliendo le lamentele di altri «bloggers» che hanno perso peso o sono diventati obesi, che non riescono più a dormire regolarmente o crollano esausti sulla tastiera: tutti disturbi, se non proprio malattie, attribuite allo stress di dover produrre notizie in un ciclo di informazione non stop in cui la concorrenza è spesso feroce.
Alcuni di quelli che erano nati come diari online sono in effetti diventati negli ultimi anni veri e propri produttori di informazione che fanno concorrenza ai media tradizionali sul fronte della pubblicità. La pressione è enorme soprattutto per i free lance, navigatori della rete pagati spesso neanche dieci dollari a pezzo, ma anche chi sui blog ha costruito una fortuna ha motivo di preoccuparsi.
Non è da oggi che i blogger denunciano pubblicamente contraccolpi fisici del loro mestiere. Molti di loro sono pagati a pezzo, altri a numero di lettori, in una gerarchia retributiva che ripaga lo scoop anche se appena di pochi minuti. La velocità in questi casi è tutto.
Su Problogger.com, l’australiano Darren Rowse, che contribuisce a una ventina di blog oltre ai due da lui curati, ha stilato un piccolo manuale di sopravvivenza: tra i consigli, quello di «tagliare le catene della scrivania» e «tornare a buttar giù idee su taccuini di carta».
via|corriere.it, articolo di di Alessandra Baldini (Ansa)
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