Diamo a Pippo quel che è di Pippo: la terza serata del festival non mi è dispiaciuta.
Quasi tutte le (non eccellenti) canzoni hanno tratto giovamento dai duetti dei partecipanti con altri cantanti.
A mio avviso sono notevolmente migliorate: quella di Mietta in versione ‘a cappella’ con i Neri per Caso (un Chiambretti distratto annuncia: ‘dirige l’orchestra Beppe Vessicchio’; ma non c’era da dirigere nulla…); quella di Giò Di Tonno e Lola Ponce, che in pratica hanno interpretato un mini-musical, che poi è il loro vero mestiere; quella di Max Gazzè con Paola Turci (alla chitarra) e Marina Rei (alla batteria). Esilarante l’esibizione dei Finley con tale Belinda, cantante messicana, che come tutte le ispaniche, ha difficoltà a pronunciare ‘le doppie’: solo che le tocca cantare ‘.. ricordi di un anno…’
Tricarico continua a stonare (come Cotugno, del resto) e a sembrare quello che sta lì ma vorrebbe essere altrove. Non ho ancora capito se è snobismo o timidezza. Peccato perchè la canzone non è malvagia.
Sulla Bertè meglio stendere un velo pietoso: preferisco i cantanti che mi stupiscono con i loro testi, con le loro musiche a quelli che si presentano ammanettati, o con un finto pancione o con look, per così dire, ‘atipici’.
Bella la rappresentazione scenografica della canzone di Frankie Hi-Nrg Mc, in coppia col vincitore della scorsa edizione del Festival, Cristicchi, col quale improvvisa una partita a scacchi. ‘Rivoluzione’ si intitola il brano e rivoluzione c’è, dato che a giocare comincia il nero. Chi conosce le regole basilari degli scacchi ha capito che voglio dire…
Il cantante degli Spandau Ballet, Tony Hadley, invece di accompagnarlo, oscura l’italosvizzero Meneguzzi: in tutti i sensi, visto che è il doppio come dimensioni.
La presenza di Paola e Chiara nella esibizione di Zarrillo si percepisce appena.
Purtroppo ho perso Mario Venuti con il suo vecchio gruppo, i Denovo, scioltisi una ventina d’anni fa. Era uno dei miei gruppi preferiti, chissà che non facciano di nuovo qualcosa insieme.
La regia alterna cose interessanti (il video diviso in tre fra Gazzè, Turci e Rei) ad evidenti distrazioni (i tecnici sul palco che ‘impallano’ i conduttori).
Per quanto riguarda le novità, abbiamo assistito al parziale disgelo dell’algida valletta bionda, la Osvart. Anche se i suoi duetti con Baudo (quello della telefonata della mamma, ad esempio) sono come le barzellette di Berlusconi: non fanno ridere.
Sempre più simpatica e spontanea la bruna Guaccero, che trae un inaspettato vantaggio dalla voce resa rauca da un malore di stagione. Novità anche in prima fila: accanto a quel simpaticone di Del Noce non c’è più la Parietti con le sue labbra a canotto, ma il Gigi nazionale (D’Alessio).
Ma la cosa più bella del Festival di quest’anno, secondo me resta il dopo-festival: Elio e le Storie Tese che reinterpretano e riarrangiano i brani di questa edizione e di quelle del passato sono davvero bravi: da antologia la loro versione di ‘Rockin’ Roll Robot’, successo di tal Alberto Camerini. Le imitazioni di Lucia Ocone hanno un pò stufato. O meglio: hanno stufato le imitazioni, perchè lei è comunque brava.
Un capitolo a parte merita il discorso degli ascolti: i parrucconi dell’Auditel e della Rai non hanno ancora capito che il pubblico televisivo è diminuito. C’è il web con YouTube e affini, con il ‘video on demand’, con i siti e i blog dedicati alle varie trasmissioni: perchè dovrei sorbirmi due ore e mezza de ‘Le Iene’ quando sul loro sito posso vedermi solo i servizi che mi interessano senza pubblicità e gli inutili balletti (?) della moglie di Totti? La gente ‘ha fretta’, non vuole maratone televisive, vuole ottimizzare al meglio il suo tempo: se una puntata di Sanremo durasse un pò meno forse ci sarebbe qualche telespettatore in più.
E poi c’è la sempre più forte concorrenza di Sky (con costante numero di abbonati in aumento) e, in minor misura, di Mediaset Premium.
Gli ascolti di 15 milioni di persone ormai li può fare solo la nazionale di calcio (quando arriva in finale) e anche 8 o 9 milioni di persone che seguono un programma, oggi, sono davvero tante.





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