10
Gen
08

Precari nella giungla (da L’Espresso)

Leggo sul settimanale l’Espresso un articolo che, in alcuni punti, mi fa venire in mente quanto da me evidenziato qualche post fa. Vediamolo (leggermente ’sfoltito’).

Precari nella giungla

di Roberta Carlini

La Pubblica amministrazione torna ad assumere. Ma si scopre che i posti sono già tutti occupati. In barba a concorsi ed effettive specializzazioni.

Alla pubblica amministrazione si accede per concorso, diceva la Costituzione. E lo dice ancora, solo che nessuno se ne cura. Perché dopo quasi dieci anni di blocco delle assunzioni e di concorsi col contagocce, adesso che si riaprono le porte del pubblico impiego si scopre che quasi tutti i posti sono occupati: la prima emergenza è la stabilizzazione di un esercito di precari. Nei ministeri e nelle regioni, nelle Asl e nei vigili del fuoco; insegnanti e carabinieri, ricercatori e bidelli, ostetriche e psicologi; contratti a termine, interinali, cococo e lsu: ce n’è per tutti. In tre anni, dice la Finanziaria, devono diventare dipendenti pubblici a tempo indeterminato. …

… Compaiono tutte le forme di lavoro flessibile alle quali negli ultimi dieci anni lo Stato e i suoi satelliti hanno attinto a piene mani: i lavoratori a termine (oltre 130 mila, senza contare i supplenti della scuola che sono 250 mila e rotti), quelli in affitto (gli ex interinali, adesso ‘somministrati‘, che sono quasi 10 mila), i vecchi e nuovi
lavoratori socialmente utili (lsu: 30.617 nel 2006). E infine, i contratti di collaborazione coordinata e continuativa (i cococo cancellati dalla legge Biagi nel privato ma sopravvissuti alla grande nel pubblico: 90.559 nel 2006). Per molti di loro, con la finanziaria 2008 è arrivata la promessa della stabilizzazione. Insieme a un altro impegno solenne dettato per legge: mai più lavoro flessibile nel settore pubblico. Da oggi, si assume solo a tempo indeterminato. Prima però, bisogna regolarizzare tutti i vecchi precari, districandosi tra le maglie dei requisiti per entrare: che, nel cammino parlamentare della legge, si sono via via allargate.

… Nel 2007, si prevedeva la stabilizzazione dei dipendenti a termine che avessero lavorato per almeno tre anni negli ultimi cinque. Con la nuova legge, si proroga il termine e si estende la sanatoria agli altri precari. Per la prima volta, ci sono anche i cococo; per la loro sanatoria si chiede un contratto in essere al primo gennaio 2008, e di aver lavorato per tre anni negli ultimi cinque, anche spezzettati e anche in amministrazioni diverse. Non solo. Entro aprile arriverà, con decreto della presidenza del Consiglio, anche un piano per stabilizzare tutte le altre forme di lavoro flessibile: sicuramente ci saranno i somministrati, potrebbero rientrare anche le partite Iva.

In più, ci sono varie sorpresine sparse qua e là. I pompieri, per esempio: saranno assunti anche i volontari, basta che abbiano prestato servizio presso i vigili del fuoco per almeno 120 giorni negli ultimi cinque anni. I lavoratori socialmente utili: con emendamento bipartisan co-firmato dagli esponenti siciliani del Partito democratico e di Forza Italia, sono assunti in pianta stabile i 4.000 lsu del comune di Palermo. Infine, la finanziaria ‘fa salve’ tutte le intese territoriali già firmate a livello locale per stabilizzare i precari: così promuovendole, per evitare che - per carenza di fondi - restino solo sulla carta. Nell’insieme, un’infornata come non si vedeva da anni: dalla famosa legge 285 del ‘77 passata alla storia come la madre di tutti gli ‘ope legis’, l’ultimo grande esempio del clientelismo democristiano.

Per il condono 2007-2008, sulla carta, ci sono molti più aspiranti che nel ‘77. La platea degli interessati supera i 250 mila, anche se poi nessuno ha contato con esattezza quanti tra loro hanno i requisiti per entrare. Di conseguenza, la copertura finanziaria è del tutto aleatoria. Certo è che i soldi sono pochini: si detta il principio della stabilizzazione, poi saranno le singole amministrazioni a cercarsi qua e là i soldi. Ma attenzione: finché non si completa la sanatoria, tutti i contratti in essere devono essere prorogati.

… Poi c’è il problema dei criteri di accesso. Dei titolari di contratti a termine, secondo stime della Funzione pubblica, un buon 70 per cento è stato selezionato in base ai titoli e a un colloquio, dunque non un pubblico concorso. Tutti gli altri, poi, sono contratti totalmente discrezionali, basati su rapporti ad personam con il singolo dirigente, o peggio con il politico di turno; oppure sono passati per agenzie interinali, alle quali molto spesso le liste delle persone da selezionare vengono date dalla stessa amministrazione; o ancora si basano sull’iscrizione a bandi e liste, per le quali bisogna aver presentato la domanda al momento giusto e nel luogo giusto.

Insomma: conoscenze, rapporti diretti, passaparola, casualità. Per salvare la faccia, la sanatoria prevede che l’assunzione di chi non ha fatto concorsi avvenga solo dopo una procedura di selezione: vale a dire, un concorso pro forma riservato ai precari da regolarizzare. “Così si trasforma un’ingiustizia a tempo determinato in un’ingiustizia a tempo indeterminato”, ha scritto Bernardo Giorgio Mattarella, presidente dell’Istituto di ricerche sulla pubblica amministrazione.

Ma a dire il vero qualcuno il famoso concorso l’ha fatto, e l’ha anche vinto… ma è ancora a spasso: non c’erano soldi per le assunzioni… Se i soldi sono sempre pochi, e viene data priorità alle stabilizzazioni, i vincitori di concorso resteranno ancora fuori.

… La scuola è il regno storico del precariato. Qui nel 2007 c’è stato un primo grande afflusso di regolarizzati: 50 mila insegnanti, 10 mila impiegati e bidelli. Sono stati pescati dalle graduatorie permanenti, nelle quali erano entrati per i più vari motivi: un po’ più della metà per regolare concorso (idonei, ma senza ruolo), tutti gli altri per vari rivoli che vanno dall’accumulo di supplenze al superamento di prove riservate ai supplenti stessi, fino alle scuole di specializzazione e ai corsi abilitanti. Dentro le graduatorie c’è di tutto, ma il criterio principale di progressione è l’anzianità di servizio. Con la stabilizzazione, si dovrebbero assorbire le graduatorie sospese, fino a quota 150 mila: dove però, si è scoperto, mancano quasi del tutto gli insegnanti di matematica e scienze, che invece servono come il pane. Delle due l’una, spiegano al ministero: o si fanno subito concorsi per gli insegnanti di matematica, o ricomincerà a formarsi una folla di supplenti precari.

Il criterio unico dell’anzianità di servizio spesso comporta risultati paradossali, per un paese che a parole esalta il merito e le competenze. E invece poi, quando si tratta di assumere un ricercatore, non guarda i suoi titoli ma solo le date: da quanto tempo lavori e, a parità di anzianità di servizio, l’età anagrafica. È uno degli effetti della stabilizzazione nel mondo della ricerca, fitto di assegnisti, borsisti, tempi determinati, collaboratori…


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