La storia ha tutto il sapore di una barzelletta, ma purtroppo non è una boutade.
La Sicilia deve stilare un proprio piano ambientale e ci sono fior di professionisti pronti e pagati profumatamente per farlo: per l’attuazione di alcune parti dell’elaborato sono state siglate due convenzioni, per la cifra di 75 mila euro ciascuna, con le Università di Palermo e Messina, che risultano tra i redattori del piano stesso, insieme a funzionari dell’Arpa e professionisti esterni.
Ma pechè perdere tempo ad elaborare un nuovo Piano quando ci si può più semplice ‘ispirare’ a quello già predisposto da qualche altra regione?.
Ed ecco che al Consiglio Regionale decidono con un vero e proprio ‘copia-incolla’ di adottare il piano ambientale del Veneto. In fondo, si dicono, basta sostituire ‘Veneto’ con ‘Sicilia’ e ‘veneto’ con ’siciliano’.
Cosicchè, nel piano siciliano si fa riferimento ad una regione ‘padana’, caratterizzata da un ‘eccessivo uso del riscaldamento domestico in relazione al rigido clima’, ‘piste ciclabili lungo gli argini dei fiumi e dei canali presenti nei centri storici dei comuni siciliani’, ‘comunità montane’ (in Sicilia non ce ne sono).
Che dire poi della conversione statutaria della Regione Siciliana, che da regione a statuto speciale retta da una Assemblea Regionale, viene declassata a regione a statuto ordinario, retta da un qualsiasi Consiglio Regionale?
Non solo i capitoli ed i paragrafi hanno gli stessi titoli e contenuto pressoché uguale, ma anche gli errori di battitura e di ortografia sono stati fedelmente trasposti.
Al danno, poi, si aggiunge anche la beffa: questi sprovveduti redattori sono andati a copiare un Piano di alcuni anni addietro, tra l’altro, per la sua inidonea impostazione strutturale di base, già bocciato a suo tempo dall’Unione Europea.
Non ho parole…
Che siamo uno strano Paese è ormai assodato. Che si debba disicentivare i consumi petroliferi ed incentivare il ricorso ad energie alternative è altrettanto vero.





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