
Un film molto bello e coinvolgente, il migliore tra quelli che ho visto quest’anno. Mi ha commosso anche perchè mi sono riconosciuto, in parte, nel protagonista.
La storia: Michele (Antonio Albanese) perde il lavoro ed è decisamente impreparato ad affrontare il suo nuovo status. Quello che possiede (la casa e qualche risparmio) gli permette di mantenere, almeno per un po’, il vecchio e alto tenore di vita. Per due mesi nasconde l’estromissione dalla ditta perfino alla moglie Elsa (Margherita Buy), tardiva neo-laureata in Storia dell’Arte, che lavora gratuitamente al recupero di un affresco attribuito al Boniforti.
I due, a quarant’anni, si confronteranno drammaticamente col mutato mercato del lavoro. Ma lo faranno in maniera diversa: se lui annaspa nei suoi tentativi di trovare una nuova occupazione, in bilico tra orgoglio e autocommiserazione, incapace di rimettere in discussione le proprie certezze, lei dimostra maggior realismo e cerca di ingegnarsi come può, andando a lavorare anche in un call-center e recuperando un’autonomia che la renderà più forte. Michele scivolerà lentamente in un preoccupante stato di abulia, che finirà per minare i rapporti con la moglie e con la figlia Alice.
Nel finale (forse un pò enfatico), capiranno insieme, distesi a contemplare l’affresco del Boniforti, che è l’amore (e non il lavoro) a “produrre” valore e realizzazione personale.
Il precariato non è un tema inedito, ma il regista Soldini analizza in particolar modo le ripercussioni sociali conseguenti la nuova realtà che la coppia si trova improvvisamente a dover affrontare: la perdita dell’impiego porta Michele ed Elsa a chiudersi rispetto ai vecchi amici, a vivere da estranei nell’appartamento cui sono costretti a trasferirsi dopo la vendita della loro bella casa, ad inventarsi una nuova vita costellata di incertezze. Molto misurato Antonio Albanese, uno degli attori più versatili del nostro cinema, ben supportato dalla Buy, mai così caratteriale e bella, con la quale forma una coppia molto credibile. E bravi i tanti ottimi comprimari, tra i quali spiccano Paolo Sassanelli e Giuseppe Battiston.





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