Leggendo l’ultimo Rapporto sui consumi e sulla distribuzione elaborato da Ancc-Coop, emerge subito che l’Italia è, tra i grandi paesi comunitari, quello con la maggiore disuguaglianza sociale: il 20% della popolazione col reddito più elevato guadagna quasi sei volte di più rispetto al 20% di quella che ha i redditi più bassi.
Alla fine, un italiano su cinque ha la percezione di essere ‘povero’. Il che ha un fondo di verità se si considera che il potere di acquisto si è notevolmente ridotto: a fronte di tasse crescenti, i salari reali sono fermi da oltre 15 anni.
Ma la stranezza è data dal fatto che i consumi sono in aumento. Tuttavia, a crescere sono soprattutto quelli di prodotti tecnologici e di lusso. Sono stabili o in flessione quelli relativi a prodotti di fascia bassa, che pure dovrebbero essere i più richiesti da un paese che si precepisce ‘povero’. La qual cosa si può spiegare così: si sa di essere indigenti, ma si cerca di nasconderlo, non rinunciando agli acquisti in grado di rispondere a quelli che diventano bisogni ‘emergenti’ (telefonino, tv lcd, fotocamera digitale…); il tutto a scapito di quelli per soddisfare i bisogni ‘necessari’ (spese per la casa, per il vestiario, per generi alimentari).
La spesa tende, quindi, a spostarsi verso ciò che serve ad apparire. Lungo questa strada si è incamminato un buon 60% della popolazione, che sempre meno di rado, si accolla mutui e rate per mantenere un certo stile di vita.
Diventeremo un popolo di indebitati cronici?





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